Lipsia, l’Europa valuta nuove sanzioni contro le operazioni clandestine russe

Sul tavolo di Bruxelles entrano le imbarcazioni usate per aggirare le restrizioni petrolifere, i responsabili delle azioni ibride e la libertà di movimento dei diplomatici russi.

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L’accusa tedesca contro la Russia per il tentato attacco all’aeroporto di Lipsia-Halle sposta lo scontro con Mosca sul terreno della sicurezza europea. Il governo di Friedrich Merz chiede una risposta comune e Ue e Nato si schierano con Berlino.

La decisione del governo tedesco di attribuire alla Russia la responsabilità del tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia-Halle segna un passaggio politico nel rapporto tra Berlino e Mosca. Non si tratta soltanto di individuare i responsabili di un’operazione fallita: la Germania considera l’episodio parte della pressione esercitata dalla Russia contro gli Stati europei che sostengono l’Ucraina.

Il governo Merz ha scelto quindi di rendere pubblica l’attribuzione dopo una fase nella quale Berlino aveva mantenuto maggiore cautela su episodi analoghi. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha sintetizzato la posizione tedesca: “Non ci consideriamo in guerra, ma siamo ogni giorno bersaglio della guerra ibrida”. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha aggiunto che i sistemi utilizzati sono “noti da altre operazioni ibride della Russia e dalla sua guerra contro l’Ucraina”.

Berlino cerca una risposta europea

La Germania punta ora a trasformare il caso di Lipsia in una questione europea. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte hanno espresso sostegno a Berlino e collegato l’episodio a una sequenza di incursioni, sabotaggi, incendi e altre attività attribuite alla Russia.

“Lipsia segna una nuova escalation sul territorio dell’Unione europea direttamente attribuita alla Russia”, ha dichiarato von der Leyen. La presidente della Commissione ha parlato di un attacco condotto con materiale di livello militare da operativi russi sul territorio dell’Ue e ha escluso che l’intimidazione possa modificare il sostegno europeo a Kiev.

Rutte ha insistito sullo stesso punto. La Nato, ha affermato, non sarà divisa dalla minaccia e non ridurrà il sostegno all’Ucraina. Per l’Alleanza, Lipsia va letto insieme agli episodi che hanno interessato lo spazio aereo dei Paesi membri e alle azioni contro strutture coinvolte nella produzione di equipaggiamenti destinati a Kiev.

La conseguenza politica è una maggiore integrazione della sicurezza interna europea con la politica di sostegno all’Ucraina. La Germania chiede nuove misure contro le operazioni ibride e Bruxelles valuta strumenti comuni per assistere rapidamente gli Stati colpiti.

Il nodo dei sospetti e del visto italiano

L’indagine tedesca riguarda anche gli eventuali esecutori. Secondo NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung, almeno due persone sarebbero finite nel mirino degli investigatori. Una sarebbe un cittadino bielorusso con anche passaporto russo, entrato nello spazio Schengen con un visto turistico che sarebbe stato rilasciato dall’Italia alla fine di aprile presso la rappresentanza diplomatica italiana a Minsk. Un secondo sospettato avrebbe passaporti lettone e russo.

Le autorità tedesche non hanno confermato pubblicamente questi particolari. Il riferimento al visto italiano ha tuttavia aperto un dossier politico anche a Bruxelles. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo alla riunione informale dei ministri degli Esteri dell’Ue in Irlanda, ha assicurato che Roma farà “tutti i controlli necessari”.

Tajani ha ricordato che, in assenza di segnalazioni sui richiedenti, il visto viene concesso. Il ministro ha però indicato nel caso un possibile elemento della strategia russa: utilizzare anche persone incensurate per condurre operazioni contro l’Unione europea. “Bisogna continuare a vigilare”, ha affermato.

Il tema dei visti è stato subito raccolto da Kaja Kallas. L’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera ha chiesto nuove restrizioni sui visti turistici per i cittadini russi. Se le informazioni sul sospettato fossero confermate, ha sostenuto, il caso dimostrerebbe che i visti possono essere utilizzati per consentire l’ingresso nell’Unione a persone intenzionate a danneggiarla.

Sanzioni e flotta ombra nel mirino

La risposta europea si concentra anche sul fronte economico. La Germania sostiene l’estensione delle sanzioni contro le navi della cosiddetta flotta ombra russa, utilizzata per aggirare le restrizioni sul petrolio, e nuove misure contro le persone coinvolte nelle operazioni ibride.

Berlino vuole inoltre limitare la libertà di movimento dei diplomatici russi e rendere più restrittivo l’ingresso dei cittadini della Federazione. Sul piano bilaterale, il governo tedesco ha annunciato la chiusura del consolato russo di Bonn e della Casa russa di Berlino, considerata dalle autorità anche uno strumento della propaganda del Cremlino.

La Francia sostiene l’ipotesi di colpire la flotta ombra. Il ministro degli Esteri Jean-Noel Barrot ha confermato che il tema sarà parte della risposta europea. Francia, Belgio e Paesi Bassi hanno inoltre convocato rappresentanti diplomatici russi per protestare contro le attività contestate.

Von der Leyen ha annunciato la disponibilità dell’Ue a inviare squadre di risposta rapida negli Stati membri colpiti da operazioni analoghe. La Commissione discute anche nuove misure per colpire le risorse finanziarie destinate dalla Russia alla guerra.

Mosca respinge e minaccia una risposta

Il Cremlino ha respinto l’accusa tedesca. Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’incaricato d’affari tedesco e ha definito le contestazioni “interamente inventate”, parlando di una provocazione destinata ad aggravare i rapporti tra i due Paesi.

Vladimir Putin ha definito le decisioni di Berlino “un grave errore” e ha sostenuto che la Germania non avrebbe presentato prove del coinvolgimento russo. Il presidente russo ha inoltre accusato il governo Merz di usare la Russia per distogliere l’attenzione dai problemi economici e politici interni.

Il viceministro degli Esteri Alexander Grushko non ha escluso una possibile rottura delle relazioni diplomatiche con Berlino, pur sostenendo che Mosca intende lasciare spazio alla diplomazia. Dmitry Medvedev ha invece adottato una linea più dura, accusando il governo tedesco di una politica “neonazista” e “rabbiosamente russofoba”.

Medvedev ha anche evocato un possibile attacco contro strutture tedesche impegnate nella produzione di materiale militare destinato all’Ucraina. È una minaccia che contribuisce ad aumentare il livello dello scontro politico tra i due Paesi.

Lipsia dentro una sequenza europea

Il caso non viene considerato isolatamente dalle istituzioni europee, ma gli altri episodi citati restano oggetto di indagini distinte. In Germania sono stati segnalati attacchi contro infrastrutture elettriche vicino alla centrale di Janschwalde, nel Brandeburgo, e a Bergheim, nei pressi di Colonia. Nel secondo caso gli investigatori stanno valutando anche l’ipotesi di un’azione riconducibile all’estremismo di sinistra.

Non è stato stabilito alcun collegamento con Mosca. In Polonia, invece, il premier Donald Tusk ha definito deliberato il rogo che ha colpito una fabbrica di droni militari a Skarzysko-Kamienna.

La vicenda di Lipsia si inserisce così nel confronto europeo sulla cosiddetta guerra ibrida: operazioni clandestine, sabotaggi, incendi e incursioni che possono esercitare pressione sui governi senza arrivare a un conflitto militare dichiarato. L’elemento nuovo, nel caso tedesco, è l’attribuzione diretta alla Russia.

La risposta che Berlino e i suoi alleati stanno costruendo riguarda quindi sia la sicurezza delle infrastrutture sia il costo politico ed economico del sostegno a Kiev. L’Unione europea prepara nuove misure contro Mosca mentre l’Ucraina ha chiesto diversi miliardi di euro per rafforzare la difesa aerea, compreso l’acquisto di intercettori statunitensi PAC-3 per i sistemi Patriot. La richiesta sarà esaminata dalla Commissione il 7 settembre.

Il confronto resta dunque confinato, sul piano formale, al di fuori di una guerra diretta tra Russia e Nato. Ma l’accusa di Berlino porta il conflitto politico a un livello diverso: per Germania, Ue e Alleanza atlantica, la sicurezza del territorio europeo e il sostegno militare all’Ucraina sono ormai parte dello stesso confronto con Mosca.