Il Giappone lancia la sfida dell’IA: dieci milioni di robot entro il 2040

Il progetto Noetra, sostenuto da un finanziamento pubblico iniziale di 10 miliardi, coinvolge 44 aziende e prevede l’impiego della tecnologia in 18 settori, dalla sanità alla logistica.

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La corsa globale all’intelligenza artificiale sovrana si arricchisce di un nuovo, ambizioso capitolo. Il governo giapponese ha annunciato un piano decennale per lo sviluppo di un modello di IA nazionale e la diffusione di dieci milioni di robot dotati di intelligenza artificiale entro il 2040, con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza strategica dalle tecnologie statunitensi e cinesi e di rilanciare la competitività industriale del Paese.

L’investimento pubblico iniziale, che potrebbe raggiungere i mille miliardi di yen (circa 6,1 miliardi di dollari) nei prossimi cinque anni, finanzierà il progetto Noetra, un consorzio che riunisce alcuni dei maggiori gruppi nipponici come SoftBank, Sony, Honda e NEC, con il supporto dell’istituto di ricerca statale AIST e la supervisione del ministero dell’Economia (METI) e della sua agenzia NEDO.

L’iniziativa, presentata martedì in una versione aggiornata della strategia governativa per la robotica basata sull’IA, punta a superare i limiti attuali dei modelli generativi, concentrandosi sulla cosiddetta “physical AI”. A differenza dei sistemi che operano esclusivamente nel dominio digitale, l’obiettivo è sviluppare un modello multimodale capace di elaborare e combinare linguaggio, immagini, video e dati sensoriali, consentendo a robot e veicoli autonomi di interpretare l’ambiente fisico e agire in tempo reale. Il progetto si inserisce in un quadro di crescente tensione tecnologica internazionale, dove l’accesso a chip avanzati e la capacità di formare modelli proprietari sono diventati elementi centrali delle politiche di sicurezza nazionale.

La scommessa sull’IA fisica

Il consorzio Noetra, il cui nome richiama la costellazione dell’Altare e la fusione di “network” e “technology”, si propone di sviluppare un modello che non si limiti all’interazione uomo-macchina su schermo, ma che possa essere integrato in contesti reali complessi. Tra le applicazioni previste figurano i veicoli a guida autonoma, i robot industriali per la manifattura e la logistica, fino ad androidi con funzioni di assistenza domestica. La scelta di coinvolgere aziende provenienti da settori diversificati – dall’automotive all’elettronica, dalla finanza all’agroalimentare – riflette l’ambizione di creare un ecosistema tecnologico trasversale, capace di alimentare l’innovazione su più fronti.

Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Nikkei, il numero di aziende partecipanti al progetto è destinato a salire a 44, includendo realtà manifatturiere e del settore alimentare, oltre ai colossi già annunciati. Il finanziamento pubblico, tuttavia, è garantito con certezza soltanto per i primi due anni, a partire dal 2026. Il governo si riserva di valutare annualmente la prosecuzione del sostegno, subordinandola ai risultati conseguiti e all’evoluzione del quadro competitivo globale. Il modello, che dovrebbe essere operativo entro il 2030, dovrà competere con iniziative analoghe in corso in Cina, Unione Europea e Stati Uniti, dove aziende come OpenAI, Google e Anthropic stanno guidando lo sviluppo di modelli di frontiera.

La dichiarazione del ministro Akazawa

“Questa strategia fissa l’obiettivo di impiegare circa 10 milioni di robot entro il 2040 e, includendo anche i settori della ristorazione, della produzione alimentare e della sanità, promuoverà con decisione l’adozione sociale della tecnologia in un totale di 18 ambiti”, ha dichiarato il ministro dell’Industria Ryosei Akazawa durante la presentazione del piano. Le parole del ministro sottolineano la portata sistemica dell’iniziativa, che non si limita alla ricerca scientifica ma mira a un’integrazione capillare dell’IA nei processi produttivi e nei servizi, con possibili ricadute sul mercato del lavoro e sulle politiche di immigrazione.

L’annuncio arriva in un momento di accelerazione normativa e industriale a livello globale, segnato dall’entrata in vigore dell’AI Act in Europa e dalla crescente attenzione degli investitori verso le applicazioni fisiche dell’intelligenza artificiale. Il Giappone, tradizionalmente leader nella robotica industriale, cerca ora di colmare il divario nei modelli generativi e di fondare la propria sovranità tecnologica su un’infrastruttura di calcolo e dati indipendente. La scelta di affidare il progetto a un consorzio misto pubblico-privato, con un ruolo centrale di SoftBank e Sony, riflette la volontà di coniugare l’agilità imprenditoriale con la pianificazione strategica dello Stato, in un settore considerato cruciale per la sicurezza economica nazionale.

La competizione globale per i modelli sovrani

La mossa di Tokyo si inserisce in un trend internazionale che vede sempre più Paesi investire nella creazione di modelli di IA proprietari, visti come strumenti per preservare la privacy dei dati cittadini, tutelare le lingue e le culture locali e ridurre il rischio di dipendenza da fornitori esteri in settori critici. L’Unione Europea ha già avviato progetti come EuroHPC per lo sviluppo di modelli trasparenti, mentre la Cina ha accelerato lo sviluppo dei propri modelli con il supporto statale. Gli Stati Uniti, dal canto loro, stanno valutando misure per limitare l’esportazione di chip avanzati, alimentando le tensioni su una tecnologia considerata strategica.

Nonostante l’entusiasmo e gli ingenti investimenti, gli esperti mettono in guardia sulle sfide tecniche e pratiche che attendono il progetto giapponese. L’applicazione dell’IA in contesti reali, come la robotica mobile o la guida autonoma, presenta ancora limiti significativi in termini di affidabilità, consumo energetico e capacità di generalizzazione. Inoltre, la disponibilità di dati di addestramento di alta qualità per l’ambiente fisico giapponese, con le sue specificità linguistiche e culturali, rappresenta un ostacolo non secondario. Il successo di Noetra dipenderà anche dalla capacità di attrarre talenti e di collaborare con centri di ricerca internazionali, in un mercato del lavoro sempre più competitivo.

La posta in gioco è alta

Il piano governativo, che prevede la costituzione di una piattaforma di sviluppo condivisa tra le aziende partecipanti, dovrà confrontarsi con le dinamiche concorrenziali del settore privato. Sony e Honda, storici rivali in alcuni comparti, si troveranno a collaborare su un progetto comune, mentre SoftBank, con la sua controllata Arm, porterà competenze nel settore dei semiconduttori. L’istituto AIST, coinvolto come ente di ricerca, avrà il compito di garantire il rigore scientifico e il trasferimento tecnologico verso le imprese. Il ministero del METI e l’agenzia NEDO fungeranno da coordinatori, assicurando il rispetto delle tempistiche e l’allineamento con gli obiettivi di politica industriale.

La posta in gioco è alta: il Giappone, terza economia mondiale, punta a riconquistare un ruolo di primo piano nell’innovazione tecnologica dopo aver perso terreno nella corsa al digitale e ai modelli linguistici di grandi dimensioni. L’integrazione tra IA e robotica, due settori in cui il Paese vanta tradizione e competenze, potrebbe rappresentare il volano per una nuova fase di crescita, a patto che gli investimenti producano risultati tangibili e che la strategia di sovranità tecnologica non si traduca in un isolamento controproducente. I prossimi anni, segnati dalla prima fase di finanziamento e dalla sperimentazione dei primi prototipi, saranno cruciali per verificare la tenuta di un piano che ambisce a ridisegnare il futuro dell’industria nipponica.