Crolli record su Pil e occupati nell’eurozona

Crolli record su Pil e occupati nell’eurozona
Paolo Gentiloni e Ursula Von der Leyen
14 agosto 2020

Crolli da record nel secondo trimestre sul Pil e sull’occupazione nell’area euro, nel periodo cioè in cui si è fatta maggiormente sentire la crisi pandemica e i lockdown decisi per cercare di contenere i contagi. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, il Prodotto interno lordo dell’area valutaria ha subito una contrazione del 12,1% rispetto i tre mesi precedenti. L’ente di statistica Ue aggiunge che nel primo trimestre il Pil dell’area valutaria aveva già accusato un meno 3,6%: l’area è così formalmente in recessione tecnica, peraltro dopo una crescita a zero nell’ultimo trimestre del 2019. Nel confronto su base annua, cioè rispetto al secondo trimestre 2019 il Pil risulta crollato del 15%, aggiunge Eurostat. In entrambi i casi si tratta dei cali più forti dall’inizio delle serie storiche, nel 1995. Il Pil dell’intera Unione europea ha segnato un meno 11,7% dal trimestre precedente e un meno 14,1% su base annua. Anche in questo caso sono entrambi record negativi.

Dati molto pesanti, eppure nel qudro catatrofico dell crisi pandemica c’è chi ha fatt peggio. Come la Gran Bretagna dove il pil ha subito una caduta di oltre il 20%. E, secondo vari analisti, in Giappone, dove i dati sul pil verranno pubblicati lunedì e alcuni prevedono anche in questo caso una caduta del 20% su base annua. Sul versante del lavoro, sempre nel secondo trimestre il numero di persone occupate nell’area valutaria è caduto del 2,8% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,9% nel confronto su base annua. Anche qui, in entrambi i casi si tratta delle flessioni più marcate dall’inizio delle serie storiche, nel 1995. Guardando all’intera Unione europea l’occupazione è cala del 2,6% dal primo trimestre e del 2,7% nel confronto su base annua.

Infine Eurostat ha pubblicato i dati di giugno sugli scambi commerciali, che hanno evidenziato un recupero ma restando a livelli drasticamente inferiori ai valori di un anno prima. Le esportazioni, che a maggio e giugno erano arrivare a subire tracolli dell’ordine del 30% annuo, hanno consistentemente ridotto la flessione al meno 10% a quota 170,3 miliardi di euro a giugno, a fronte di 189,3 miliardi nello stesso mese di un anno prima. Le importazioni, che avevano superato ribassi del 25% si sono attestate a 149,1 miliardi di euro con un meno 12,2% su base annua a giugno, da 169,9 miliardi dello stesso mese di un anno prima. Sempre secondo Eurostat, ne è risultato un surplus da 21,2 miliardi di euro, a fronte di 19,4 miliardi di un anno prima. Eurostat riferisce che il valore degli scambi intra area euro è calato del 7,3% annuo a giugno, a 150,6 miliardi di euro.

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I primi sei mesi dell’anno, dice ancora l’ente di Statistica dell’Ue, si sono chiusi con esportazioni in calo del 12,7%, a 1.015 miliardi di euro, e importazioni al meno 12,9% a 929 miliardi di euro. Il surplus cumulato è calato a 85,9 miliardi di euro, oltre 10 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo di un anno prima. In ogni caso un quadro non semplice, di fronte alla Commissione europea, Ecofin e Eurogruppo, che ora dovranno procedere a concretizzare il piano di rilancio post crisi su cui si sono accordati a luglio i leader Ue. E non semplice anche per la politica monetaria della Bce, che il 10 settembre vedrà tornare riunirsi il Consiglio direttivo.

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