Da Trento a Venezia, il viaggio di Salvini verso la retromarcia: “L’obiettivo è fine legislatura, ho solo spiegato male”

Il segretario della Lega evoca in mattinata incognite economiche sulla durata del governo, poi ritratta nel pomeriggio invocando una precisazione. Tajani lo anticipa: la legislatura andrà a scadenza naturale. Le opposizioni insorgono, il centrodestra si spacca in privato.

Matteo Salvini - (video) - IlFogliettone.it

Matteo Salvini

Una gaffe o una prova generale? Matteo Salvini ha attraversato martedì l’Italia con due dichiarazioni contraddittorie in tasca, scatenando un piccolo terremoto nella maggioranza. La prima, da Trento, lasciava intendere che la durata del governo dipendesse dall’andamento economico.

La seconda, da Venezia, smentiva tutto – o quasi. In mezzo, le reazioni a catena dei partner di coalizione, le battute di Giuseppe Conte sulla telefonata da palazzo Chigi, e un centrodestra costretto a fare quadrato in pubblico mentre in privato si divide tra chi parla di nervosismo e chi di calcolo elettorale.

Il mattino tridentino che ha fatto rumore

Tutto comincia a Trento, in mattinata. Salvini, interpellato sulla tenuta del governo fino alla fine della legislatura, risponde con una formula ambigua: la possibilità di completare il quinquennio “dipende anche dai fattori economici”. La frase è abbastanza aperta da essere letta come un’allusione al voto anticipato – ed è esattamente così che viene letta.

È la prima volta che un esponente di primo piano della maggioranza associa esplicitamente l’ipotesi di elezioni anticipate non a un’estate di crisi politica, come pure si è più volte ipotizzato, ma alla “situazione economica mondiale”. Il riferimento implicito è alla crisi dello Stretto di Hormuz, che pesa sui conti pubblici italiani e complica la manovra autunnale.

Le reazioni arrivano rapide. Antonio Tajani interviene prima ancora che Salvini possa correggere il tiro: “La legislatura arriverà a scadenza naturale, sono assolutamente convinto”. Il coordinatore di Forza Italia aggiunge che la crisi di Hormuz “è provocata da altri” ma che “l’Italia sta reagendo in maniera positiva”. È un tentativo di contenimento, non una risposta. La domanda che circola nei corridoi parlamentari è un’altra: Salvini ha parlato a titolo personale, o stava testando il terreno?

La telefonata che nessuno conferma

A rispondere, a modo suo, è Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 Stelle non usa giri di parole: “Probabilmente ha ricevuto una chiamata da palazzo Chigi”. È una ricostruzione che nessuno smentisce esplicitamente e che, nella sua genericità, finisce per essere più credibile del silenzio ufficiale. Fatto sta che nel pomeriggio, a Venezia, Salvini chiede la parola ai cronisti per una “precisazione”.

Il registro è quello classico del politico che corregge sé stesso senza ammetterlo. “Ho visto che qualche vostro collega ha scritto da Trento” – come se il problema fosse la stampa, non la dichiarazione. Poi la rettifica: “Non penso minimamente a perdere neanche un giorno rispetto a quello che gli italiani ci hanno delegato per governare”. E ancora: “Per me si vota all’ultimo giorno utile”. La retromarcia è netta, anche se condita dalla concessione che “la situazione economica mondiale non rende semplice il nostro lavoro” – che è, alla lettera, quello che aveva detto a Trento.

Vannacci sullo sfondo, le nomine nel mezzo

Nel centrodestra, la lettura dell’episodio si divide in due scuole. La prima, quella “buonista”, liquida tutto come un’uscita infelice: “È nervoso per Vannacci, e gli è uscita male la dichiarazione”. La seconda, più maliziosa, ci vede un calcolo: “È terrorizzato dalla crescita di Futuro Nazionale, e pensa che andare prima al voto possa tagliare le gambe al partito di Vannacci”. Quale che sia l’interpretazione corretta, il punto di convergenza è uno solo: alla maggioranza conviene resistere. “Se la situazione internazionale migliora e le crisi rientrano, avremo solo da guadagnarci”, è la speranza condivisa da FdI e FI.

Le opposizioni non ci credono. “La Lega terremotata da Vannacci vede nelle elezioni l’unica via d’uscita”, attacca la capogruppo dem Chiara Braga, che mette in fila le uscite degli ultimi giorni: “Dopo Tajani che ha parlato di manovra correttiva, oggi Salvini arriva a evocare una fine anticipata della legislatura per i problemi economici. Come al solito usano le istituzioni per risolvere questioni interne”.

È una lettura dura, ma non priva di fondamento. Le tensioni dentro la coalizione non nascono oggi: lo stallo sulla Rai, quello più recente sulla Consob, e il lungo elenco di nomine che il governo non riesce a varare da mesi raccontano di una maggioranza che fatica a decidere anche sulle questioni ordinarie.

Sullo sfondo, la constatazione di Conte: “Il clima è cambiato dopo il referendum”. La sconfitta della riforma sulla separazione delle carriere ha lasciato strascichi. Giorgia Meloni aveva fatto della tenuta del governo fino al 2027 un punto d’onore – il primo esecutivo a reggere per l’intera legislatura nella storia repubblicana recente. Un obiettivo che, dopo la giornata di martedì, appare meno scontato di quanto la presidente del Consiglio avrebbe voluto.