Dieci anni senza Pannella: la Repubblica commemora il leader che ha cambiato la politica italiana
Dal Quirinale al Campidoglio, da Montecitorio alle carceri sovraffollate che lui indicò come specchio della civiltà repubblicana, il ricordo del fondatore del Partito Radicale attraversa istituzioni e piazze con una domanda irrisolta: cosa resta davvero di Pannella?
Marco Pannella
Marco Pannella è morto il 19 maggio 2016. Dieci anni dopo, la politica italiana si ritrova a fare i conti con un’eredità scomoda: troppo grande per essere ignorata, troppo contraddittoria per essere addomesticata. Dal Quirinale al Campidoglio, da Montecitorio alle carceri sovraffollate che lui indicò come specchio della civiltà repubblicana, il decennale della scomparsa del fondatore del Partito Radicale attraversa istituzioni e piazze con una domanda irrisolta: cosa resta, davvero, di Pannella?
La risposta più simbolica arriva dall’associazione “Nessuno tocchi Caino”, che ha scelto di inaugurare la propria nuova sede in via della Panetteria 15, a Roma – di fronte all’ultima abitazione del leader.
La presidente Rita Bernardini, il segretario Sergio D’Elia e la tesoriera Elisabetta Zamparutti hanno spiegato la scelta con un’immagine densa: quella strada è stata “il forno che ha sfornato sempre un pane buono”, la fonte di “un’acqua cristallina” per chi aveva fame di giustizia e sete di libertà. Il riferimento non è ornamentale: rimanda direttamente alla cifra più autentica dell’azione pannelliana, quella che lui stesso sintetizzava nel binomio “diritto alla vita e vita al diritto”.
Settant’anni di battaglie politiche
Pannella fondò il Partito Radicale nel 1955, insieme a Leo Valiani ed Eugenio Scalfari, con uno slogan paradossale: “Un partito nuovo per una politica nuova”, costruito – dichiaratamente – per combattere la partitocrazia. Nel 1963 ne assunse la segreteria, diventando il dominus incontrastato di una formazione che nel 1989 si trasformò in Partito Radicale Transnazionale, rinunciando alle competizioni elettorali in favore della Lista Pannella-Riformatori. I leader si alternarono, ma erano tutti cresciuti sotto la sua guida.
Nel 1965 avviò la campagna divorzista insieme al socialista Loris Fortuna: fu uno dei suoi primi grandi successi legislativi, a cui seguì la vittoria referendaria sull’aborto. Il metodo era già definito: nonviolenza sistematica, ispirata al magistero gandhiano e all’insegnamento di Aldo Capitini, fondatore del Movimento nonviolento e della marcia Perugia-Assisi. Scioperi della fame e della sete, disobbedienza civile, sit-in. Il primo digiuno nel 1961, contro la guerra d’Algeria. La prima protesta in Italia nel 1968, per il ritiro sovietico da Praga.
La carriera parlamentare fu lunga e discontinua: deputato nel 1976, rieletto nel 1979, 1983 e 1987, europarlamentare con la Lista Bonino. Consigliere comunale in sei città – Trieste, Catania, Napoli, Teramo, Roma, L’Aquila – e consigliere regionale in Lazio e Abruzzo. Presidente della XIII circoscrizione del Comune di Roma, quella di Ostia. Una geografia istituzionale capillare, costruita su mandati spesso brevi ma sempre rumorosi.
Il referendum, le carceri, la droga
Le sue campagne referendarie ridisegnarono il confronto pubblico italiano. Nel 1991, mentre Bettino Craxi invitava gli italiani “ad andare al mare”, il 62,5 per cento dei votanti approvò la preferenza unica per la Camera. Un risultato che Pannella lesse come conferma della vitalità della democrazia diretta contro la mediazione dei partiti.
Nel 1995 si fece arrestare in diretta per “spaccio” di hashish, davanti alle telecamere convocate appositamente, per trasformare un reato in manifesto politico sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Nello stesso anno, ospite del programma “L’Italia in diretta” di Alda D’Eusanio, portò in studio la sostanza come gesto dimostrativo. Era teatro politico deliberato. E funzionava.
La questione carceraria fu però la sua campagna più lunga e più silenziosa. Nessuna vittoria referendaria, nessuna riforma strutturale: solo una denuncia insistente, condotta spesso “nel silenzio generale”, come ha ricordato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri durante la commemorazione nella sede di “Nessuno tocchi Caino”. Gualtieri ha annunciato una targa commemorativa a Palazzo Braschi e l’intitolazione di un largo antistante il carcere di Rebibbia come “Largo Marco Pannella”.
La contesa sulla memoria
Alla Sala della Regina di Montecitorio, il convegno promosso da Benedetto Della Vedova di Più Europa ha offerto la radiografia di una memoria plurale e litigiosa. Pier Ferdinando Casini ha sottolineato il rapporto non ostile di Pannella con il mondo cattolico: “Non è mai stato un anticlericale nel senso tradizionale, il suo linguaggio era spesso religioso”. Claudio Martelli ha corretto la traiettoria opposta: “Restituire Pannella come uomo del dialogo indifferenziato non è fare un servizio a lui; è stato urticante e divisivo”. Luciana Castellina, 96 anni, ha parlato di “un’amicizia lunghissima, in cui abbiamo litigato sempre, e che migliorò quando capii che era liberale”.
Francesco Rutelli ha rievocato le battaglie comuni e l’ostruzionismo parlamentare. Gianni Letta ha descritto “una persona speciale, granitica e aspra come una roccia del nostro Abruzzo”, ricordando di averlo tenuto per mano dopo un intervento cardiaco. In sala, tra il pubblico, anche la segretaria del Pd Elly Schlein e il capogruppo di Forza Italia Enrico Costa. Emma Bonino ha partecipato in collegamento video – “sono caduta in bagno e ho la spalla dolente” – con la sigaretta in mano e il cappello in testa, fedele a se stessa: “alcuni interventi più interessanti, altri più noiosi. Abbiamo ricordi diversi di Marco”.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato un messaggio scritto che ha attraversato l’intera giornata come fil rouge istituzionale. Pannella “ha impresso un segno nella storia della Repubblica”, ha scritto il Capo dello Stato, definendolo “portatore di un’interpretazione radicale del pensiero liberale”, europeista convinto, avversario irriducibile della pena di morte, difensore della dignità dei detenuti. “Lascia un’eredità che riserva valori anche a chi non ha condiviso tutte le sue battaglie”.
Teramo e il carcere della Dozza
A Teramo, al cimitero di Cartecchio dove Pannella è sepolto, ha preso la parola Mirella Parachini, compagna di una vita del leader. Il suo intervento ha evitato la retorica commemorativa: “Sono venuta più volte a immergermi in questa atmosfera abruzzese che d’altronde c’era anche nella nostra casa, dove custodivamo le ceramiche di Castelli e le chiavi della città di Teramo”. E alla domanda su cosa resti, ha risposto: “Non mi sento di dire che non c’è più: vive dentro di me”.
La risposta più cruda alla stessa domanda è arrivata da Bologna. Arcangelo Macedonio di Più Europa ha visitato il carcere della Dozza: 829 detenuti su una capienza di 481 posti, 356 tossicodipendenti, personale insufficiente. “Il 70 per cento dei detenuti torna a delinquere entro un anno”, ha dichiarato, “il 60 per cento è recidivo cronico”. Dati che Pannella avrebbe citato in Parlamento, probabilmente in una maratona oratoria notturna, probabilmente da solo. Ricordarlo significa, per “Nessuno tocchi Caino”, esigere “legalità, lavoro e misure alternative subito”. Non targhe. Fatti.
