Erdogan consegna un revolver ai leader della Nato, il dono apre un caso diplomatico

pistola

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha consegnato a tutti i leader presenti al vertice Nato di Ankara un revolver personalizzato con il nome del destinatario. L’arma, accompagnata da sei proiettili e da una documentazione che ne consentiva l’esportazione, ha trasformato un gesto di cortesia diplomatica in un caso politico e amministrativo che ha coinvolto governi, ambasciate, forze di polizia e apparati di sicurezza durante il rientro delle delegazioni.

Il dettaglio che ha suscitato maggiore attenzione riguarda proprio la natura del dono. Non si trattava infatti di un semplice oggetto celebrativo, ma di un’arma da fuoco completa di munizioni e quindi potenzialmente utilizzabile. Da quel momento ogni capitale ha dovuto decidere come gestirne il possesso nel rispetto della normativa nazionale sulle armi e dei protocolli di sicurezza riservati ai capi di Stato e di governo.

Le diverse scelte dei governi

Il primo a raccontare pubblicamente l’episodio è stato il primo ministro britannico Keir Starmer durante il volo di rientro da Ankara. Il premier ha spiegato che il revolver era custodito in una scatola rossa rivestita internamente di nero e accompagnato da sei proiettili e da un biglietto che ne facilitava l’esportazione.

Starmer ha deciso di non portare con sé l’arma nel Regno Unito. La stessa scelta è stata adottata dal cancelliere tedesco Friedrich Merz e dal primo ministro olandese Rob Jetten, che hanno preferito lasciare il dono nella capitale turca evitando le procedure necessarie per l’importazione.

Diversa la decisione del primo ministro canadese Mark Carney, che ha fatto trasportare il revolver rinunciando però alle munizioni, rimaste in Turchia. Anche il governo svedese ha confermato che l’arma destinata al premier Ulf Kristersson sarà trasferita in patria esclusivamente nel rispetto delle procedure previste dalla legislazione nazionale.

Le procedure adottate in Europa

In Belgio il primo ministro Bart De Wever avrebbe scoperto solo dopo l’atterraggio che il dono ricevuto consisteva in una pistola vera e propria. Un funzionario governativo ha riferito all’Agence France-Presse che il premier, sorpreso dalla natura del regalo, “l’ha immediatamente consegnata alla polizia aeroportuale affinché venisse custodita in una cassaforte e la questione è stata gestita secondo le procedure previste”.

Lo stesso apparato di sicurezza del premier belga si è occupato anche delle armi destinate alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, garantendone la presa in carico secondo i protocolli di sicurezza.

Per quanto riguarda Ursula von der Leyen, un portavoce della Commissione europea ha confermato che la presidente “ha ringraziato Erdoğan” per il dono, precisando però che il revolver sarà messo in sicurezza e successivamente destinato a un museo militare, evitando così che resti nella disponibilità personale della presidente dell’esecutivo europeo.

La gestione italiana

Anche il governo italiano ha dovuto affrontare le procedure previste per un oggetto di questa natura. Fonti dell’esecutivo spiegano che il revolver destinato a Giorgia Meloni è stato preso in consegna da personale autorizzato al maneggio delle armi già durante le operazioni di rientro.

Una volta arrivato in Italia sono stati avviati gli adempimenti previsti dalla normativa vigente, compresa la denuncia del possesso dell’arma. Successivamente il revolver è stato trasferito a Palazzo Chigi, dove è entrato nella disponibilità dell’Ufficio del Cerimoniale di Stato, struttura incaricata della custodia dei doni ufficiali ricevuti dal presidente del Consiglio da parte di capi di Stato e di governo stranieri.

L’episodio conferma la prassi consolidata secondo cui i regali istituzionali di particolare valore o natura non entrano nel patrimonio personale del titolare della carica, ma vengono gestiti dall’amministrazione dello Stato secondo procedure codificate. Le spiegazioni fornite da Palazzo Chigi hanno chiarito che il revolver ricevuto dalla presidente del Consiglio è stato gestito esclusivamente attraverso i canali istituzionali previsti per i doni diplomatici, escludendo qualsiasi utilizzo personale dell’arma.