Spionaggio: l’Italia espelle due funzionari russi, Mosca minaccia la ritorsione. E Conte infiamma il Pd
Giuseppe Conte
Il governo italiano ha decretato l’espulsione immediata di due addetti militari della Federazione russa sorpresi in attività di spionaggio a Roma, innescando una durissima reazione diplomatica del Cremlino che promette adeguate contromisure contro il nostro Paese.
I due funzionari del contingente diplomatico di Mosca sono stati formalmente dichiarati persone non gradite e dovranno abbandonare il territorio nazionale entro le prossime settantadue ore. Il provvedimento è scattato in concomitanza con l’arresto di due ex funzionari dello Stato italiano, finiti in manette con l’accusa di aver tradito i doveri istituzionali in cambio di denaro.
Prove inconfutabili alla Farnesina
A blindare la decisione dell’esecutivo è stato il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, che ha respinto con durezza le prime proteste giunte da Mosca. “Queste persone facevano attività di spionaggio a danno del nostro paese, a danno della sicurezza nazionale, non sono stati espulsi per un capriccio dell’Italia”, ha scandito il capo della diplomazia italiana a margine di un evento alla Camera.
Tajani ha confermato l’esistenza di un robusto impianto probatorio composto da filmati, fotografie e pedinamenti che incastrano i due agenti russi nell’atto di corrompere i pensionati infedeli delle nostre istituzioni. Il titolare della Farnesina ha poi liquidato come mera vendetta politica qualsiasi ipotesi di contromisura russa contro i nostri funzionari a Mosca.
Lo schiaffo dell’ambasciatore Paramonov
La replica russa è andata ben oltre il consueto protocollo diplomatico, trasformandosi in un attacco frontale all’autonomia e alla dignità della Repubblica Italiana. Attraverso i propri canali ufficiali su Telegram, l’ambasciatore della Federazione russa a Roma, Alexei Paramonov, ha preso di mira direttamente il segretario generale della Farnesina, Riccardo Guariglia.
Secondo l’alto diplomatico di Mosca, il tentativo del funzionario italiano di azzerare la presenza russa nel Paese sarebbe del tutto velleitario, poiché la Russia può contare su statisti della levatura di Vladimir Putin e Sergey Lavrov. Paramonov ha poi affondato il colpo sul piano politico: “L’Italia, per contro, pur col suo immenso potenziale sul piano delle idee, oggi non dispone di figure di tale levatura”.
Centrosinistra in frantumi sul dossier ucraino
Le onde d’urto del caso Mosca hanno immediatamente investito l’alleanza del centrosinistra, aprendo una faglia profondissima nel perimetro del Campo largo. A far saltare i fragili equilibri della coalizione sono state le parole pronunciate da Giuseppe Conte durante una manifestazione ufficiale a Napoli.
Il leader del Movimento 5 Stelle ha liquidato la minaccia militare del Cremlino come una finzione retorica architettata dalla politica occidentale per giustificare la corsa al riarmo. La reazione del Partito Democratico è stata immediata e durissima, guidata dall’eurodeputato Giorgio Gori, il quale ha ricordato come proprio a Strasburgo l’intera delegazione dem abbia votato un rapporto che definisce la Russia una minaccia esistenziale per le democrazie occidentali.
L’affondo delle opposizioni liberali
Il posizionamento internazionale dei Cinque Stelle ha offerto alla maggioranza e alle altre forze di opposizione l’occasione per contestare la tenuta strategica del progetto guidato da Elly Schlein. Stefania Craxi, presidente della commissione Esteri del Senato e garante di Forza Italia, ha stigmatizzato il silenzio del Nazareno, accusando Conte di farsi megafono della propaganda bellica del Cremlino pur di cavalcare il populismo anti-occidentale.
Sulla stessa lunghezza d’onda si è schierato il presidente del Partito Liberaldemocratico, Andrea Marcucci, che ha definito vergognoso l’intervento dell’ex premier. Secondo Marcucci, Conte parlerebbe ormai la stessa lingua della destra radicale e di Vannacci, dimostrando l’impossibilità strutturale del Campo largo di candidarsi alla guida del Paese. Non sono ancora stati resi noti i dettagli relativi ai dossier militari sottratti e ai reparti d’origine degli italiani arrestati.
