Frana di Niscemi, 150 milioni in due programmi. Meloni rivendica la svolta: “In quattro mesi ciò che altri non fecero in sette anni”
Nel corso della riunione operativa al municipio del comune nisseno, la premier annuncia l’imminente via libera del Consiglio dei ministri a risorse per la messa in sicurezza e per gli indennizzi ai proprietari di case inagibili o demolite.
Giorgia Meloni a Niscemi (foto governo.it)
Tre visite in meno di quattro mesi. Giorgia Meloni è tornata a Niscemi e lo ha fatto con un’agenda operativa già definita: centocinquanta milioni da approvare domani in Consiglio dei ministri, divisi in due programmi distinti da settantacinque ciascuno. Il primo per la messa in sicurezza del territorio. Il secondo per gli indennizzi ai proprietari di immobili crollati, sgomberati o dichiarati definitivamente inagibili.
“La ragione per la quale abbiamo voluto venire qui per la terza volta è che ci siamo dati come obiettivo quello di confrontarci con l’amministrazione e con la città ogni volta che ci sono passaggi importanti”, ha detto la presidente del Consiglio nel corso della riunione operativa al municipio. Un’affermazione che vale anche come risposta preventiva a chi avrebbe potuto leggere la visita come un gesto simbolico: qui si viene per rendicontare, non per inaugurare.
Settantacinque milioni per il territorio
Il primo programma riguarda la messa in sicurezza del suolo. Meloni ha insistito su un dettaglio che rivela l’impostazione complessiva del governo: anche in assenza di un sisma, si intende gestire le macerie “come se ci fosse stato un terremoto, con tecniche moderne e attenzione al territorio”. Una scelta metodologica che ha implicazioni concrete sulle procedure di rimozione e smaltimento degli edifici danneggiati.
Le demolizioni, infatti, rientrano nel perimetro del secondo programma, che dedica la quota eccedente la stima degli indennizzi — intorno a venticinque milioni — proprio alla rimozione delle strutture crollate o dichiarate inutilizzabili. La premier ha precisato che la cifra di cinquanta milioni per i contributi è “una stima”, destinata ad affinarsi a valle delle istruttorie individuali.
Gli indennizzi e le opzioni per i beneficiari
Il secondo programma è quello con l’impatto più diretto sui cittadini. I fondi potranno essere utilizzati in quattro modalità: acquisto di un’abitazione già esistente, acquisto di un’area edificabile con costruzione di una nuova casa in zona idonea a Niscemi o nei comuni limitrofi, ristrutturazione di un immobile già nella disponibilità del beneficiario. Le opzioni geografiche sono volutamente flessibili: l’obiettivo dichiarato è consentire alle famiglie di ricostruire una vita stabile, non necessariamente nello stesso punto in cui l’hanno persa.
Meloni ha tenuto a precisare il perimetro dei beneficiari: si tratta di proprietari di immobili “crollati o sgomberati e dichiarati inagibili e che non possono essere ristrutturati o ricostruiti”. Una platea precisa, che esclude situazioni intermedie e punta a concentrare le risorse sui casi più gravi.
La rivendicazione politica e il lavoro da fare
La visita ha avuto anche una dimensione apertamente politica. “In meno di quattro mesi abbiamo fatto quello che in altri tempi non è stato fatto in più di sette anni”, ha detto la premier, senza nominare predecessori ma rendendo il confronto riconoscibile. Un’affermazione che suona come un bilancio provvisorio e insieme come un programma: “Le cose possono cambiare, non siamo eternamente destinati a rivivere gli errori del passato.”
Il cantiere, però, è ancora aperto. Meloni ha citato la questione delle scuole — “definitive”, ha tenuto a specificare — per le quali si stanno completando gli ultimi aspetti progettuali, con il contributo della diocesi di Piazza Armerina e della Caritas. E ha riconosciuto che “c’è ancora molto lavoro da fare per mettere in sicurezza il territorio” e per evitare che la frana si ripeta.
La chiusura è stata affidata a un appello alla coesione istituzionale. “Servono dedizione, costanza, continuare a lavorare insieme”, ha detto Meloni, ringraziando i livelli istituzionali locali, i comitati e i corpi intermedi per la condivisione fin qui garantita. Il governo tornerà. I tempi, ha lasciato intendere, resteranno “al cardiopalma”.
