Rutte convoca gli Alleati in Svezia e fissa la rotta: Nato 3.0 con più Europa e meno dipendenza da Washington

I trentadue ministri degli Esteri alleati si incontrano in Svezia il 21-22 maggio per tradurre gli impegni dell’Aia in risultati concreti: sul tavolo spese, industria, Ucraina e la crisi nello Stretto di Hormuz.

Mark Rutte

Mark Rutte

Non è più una questione di volontà politica, ma di velocità esecutiva. È questa la cornice con cui Mark Rutte ha aperto la vigilia della ministeriale di Helsingborg: gli Alleati hanno già deciso di spendere fino al 5% del Pil entro il 2035, ora devono dimostrare di saperlo fare. In questo contesto teso, con Washington che taglia brigate e la crisi del Golfo che si riverbera sui fianchi sud dell’Alleanza, Rubio porta a Helsingborg la pressione americana sul burden sharing.

Una formula che suona come una risposta preventiva a chi ancora discute la direzione di marcia, ma che in realtà sposta il problema su un terreno più scivoloso: quello dell’esecuzione. Gli impegni cui Rutte si riferisce sono quelli assunti al vertice dell’Aia dello scorso anno, quando i trentadue Alleati hanno fissato l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035. Un traguardo ambizioso, la cui credibilità passa però da “incrementi costanti e sostenuti” degli investimenti e da “un percorso credibile” – nelle parole dello stesso segretario generale – verso capacità militari effettive. Helsingborg deve cominciare a costruire quel percorso.

Due sessioni, due piani del conflitto

La struttura della ministeriale riflette le due tensioni che attraversano l’Alleanza. La prima sessione, mercoledì sera, si è svolta in formato Consiglio Nato-Ucraina, con la partecipazione del ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha e dell’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas. Presenti anche il re Carlo XVI Gustavo di Svezia e il primo ministro Ulf Kristersson, a sottolineare il significato simbolico per il Paese ospite.

Kiev ha sollecitato gli Alleati ad accelerare le forniture militari per consolidare il fronte e proteggere le infrastrutture critiche, e ha spinto sulla cooperazione industriale bilaterale con i governi europei. Rutte ha ribadito che il sostegno all’Ucraina deve essere “sostanziale, sostenibile e prevedibile” nel lungo periodo.

La seconda sessione, giovedì, si è svolta nel formato esclusivamente tra Alleati. Al centro: spese per la difesa, rafforzamento della base industriale, obiettivi capacitivi. Rutte puntava a presentare al tavolo progetti concreti – accordi di collaborazione tra Paesi o aziende della difesa – da portare come risultati tangibili ai leader di Ankara. Non annunci, ma contratti. Non impegni politici, ma forniture.

Rubio e il doppio mandato americano

A Helsingborg, i trentadue ministri degli Esteri alleati attendevano da Marco Rubio chiarezza sulle future riduzioni dei contributi americani alla difesa convenzionale europea. Washington ha annunciato il taglio da quattro a tre delle Brigate da combattimento assegnate al teatro europeo, riportandole ai livelli del 2021 – prima, cioè, dell’invasione russa dell’Ucraina. In termini numerici: circa 5.000 uomini in meno. Rutte ha scelto di affrontare il tema direttamente, dichiarando che si tratta di “quello che ci aspettavamo” e che “rientra pienamente nell’approccio senza sorprese promesso dagli Usa”. Ma il tentativo di gestire l’allarme non ha dissolto le preoccupazioni.

Gli alleati europei cercano “chiarezza” sul numero delle truppe che Washington è disposta a mantenere nel continente, e fonti diplomatiche chiedono esplicitamente: “Basta sorprese”. Il nodo è strutturale: se le 80mila truppe statunitensi attualmente dislocate in Europa includano o meno i 5.000 appena tagliati è un dato che, al momento, nessuno ha ufficialmente confermato. Rubio ha discusso ad Helsingborg della necessità di maggiori investimenti nella difesa e di una più equa condivisione degli oneri all’interno dell’Alleanza, con incontri bilaterali con il premier svedese Kristersson e lo stesso Rutte, oltre ai colleghi dei Paesi artici per i dossier sull’Alto Nord. 

Il riequilibrio strutturale: Nato 3.0

Sullo sfondo di questa tensione, Rutte ha avanzato una lettura sistemica della trasformazione in atto. L’Europa, ha osservato, sta investendo di più e assumendo maggiore responsabilità nella difesa convenzionale: un cambiamento che si traduce anche nella nuova struttura di comando dell’Alleanza, con l’Europa chiamata a guidare tutti e tre i Joint Force Commands mentre gli Stati Uniti mantengono il controllo dei tre comandi di componente.

“Continueremo a vedere questa trasformazione verso un’Europa più forte in una Nato più forte: una Nato 3.0”, ha sintetizzato. È una formula che serve sia a Rutte sia agli europei: riconosce il cambiamento americano senza presentarlo come un abbandono, e valorizza l’investimento europeo senza chiamarlo supplenza. Ma la sua tenuta politica dipende da quanto Washington sarà disposta a rendere il processo ordinato e prevedibile.

Hormuz e il fianco Sud

Ad Helsingborg ha trovato spazio anche un dossier che nei mesi scorsi ha tenuto banco nelle cancellerie europee: la crisi nello Stretto di Hormuz e le sue ricadute sull’Alleanza. La situazione nel Golfo ha riportato in primo piano il rilievo strategico del fianco Sud della Nato – non solo come area di partenariato, ma come dimensione direttamente collegata alla sicurezza degli Alleati europei.

I richiami americani agli europei perché contribuiscano alle iniziative per la riapertura dello Stretto hanno reso necessario un confronto politico preventivo, prima che il tema esplodesse ad Ankara con effetti sulla coesione interna dell’Alleanza. Per la Svezia, entrata nella Nato nel marzo 2024, questa ministeriale ha un valore che travalica l’agenda. La ministra degli Esteri Maria Malmer Stenergard l’ha definita “una dimostrazione delle ambizioni della Svezia di essere un Alleato attivo e costruttivo”.

È la prima riunione ministeriale dell’Alleanza ospitata sul territorio svedese, e cade in un momento in cui la credibilità stessa della deterrenza atlantica è sotto esame. Il messaggio che uscirà da Helsingborg dovrà essere abbastanza solido da reggere fino ad Ankara. E oltre.