Francia, la svolta dell’abitare condiviso: nonni e giovani sotto lo stesso tetto contro la solitudine

Il laboratorio sociale della periferia parigina

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Ad Arcueil, comune alle porte di Parigi, la struttura residenziale Maison d’Aspasie (aperta a inizio 2023 dall’associazione Habitat et Humanisme) accoglie oggi 37 persone di età compresa tra i 2 e gli 82 anni. Il complesso è composto da 22 alloggi indipendenti a canone sociale affiancati da ampie aree comuni (giardino, cucina collettiva, spazi ricreativi).

La ripartizione degli appartamenti include anziani inseriti in percorsi di habitat inclusivo, giovani in fase di inserimento professionale e nuclei familiari con minori. Chi vi risiede firma un patto di impegno civico per animare la vita di comunità. “Vivere con i giovani ti fa sentire giovane; se vivi con i vecchi, ti senti vecchio. E io la vecchiaia la temo: qui ci sono bambini e mamme, è fantastico”, racconta Michèle, 80 anni, residente in un bilocale dello stabile.

Come evidenziato dalla responsabile della struttura, Céline Banet-Rivet, la missione principale è contrastare l’isolamento relazionale, una condizione che nell’hinterland metropolitano parigino non colpisce soltanto la terza età ma rischia di toccare persone di qualsiasi fascia anagrafica.

Convivenza domestica: il patto tra generazioni

Accanto ai complessi residenziali dedicati, la formula della solidarietà intergenerazionale trova spazio negli appartamenti privati. A Montreuil, la convivenza tra Fanny, 86 anni, e Rania, studentessa di 22 anni, è nata grazie all’intermediazione dell’associazione Le Pari Solidaire.

La rete mette in contatto cittadini over 60 che dispongono di una stanza libera con giovani under 30 in cerca di un alloggio accessibile economicamente. In cambio di un contributo calmierato, i giovani garantiscono presenza serale e supporto nelle attività quotidiane, creando legami di mutua assistenza fondati sulla reciprocità e sulla condivisione culturale.