La legge elettorale cambia ancora: il centrodestra riapre il confronto sul ballottaggio
Gli sherpa della maggioranza torneranno a riunirsi lunedì prima della scadenza di martedì alle 12. Sul tavolo anche preferenze, capilista e disciplina dei piccoli partiti coalizzati.
Giorgia Meloni
La maggioranza riapre il dossier della legge elettorale e rimette sul tavolo il ballottaggio, finora accantonato, alla vigilia del termine per la presentazione degli emendamenti, fissato a martedì alle 12. Gli sherpa del centrodestra dovrebbero tornare a riunirsi lunedì, in presenza o in videocollegamento, per definire le modifiche alla riforma già concordata prima della pausa estiva. La discussione coinvolge anche la premier Giorgia Meloni, che avrebbe avallato l’approfondimento sull’ipotesi.
Il confronto non riguarda soltanto il secondo turno. La maggioranza sta valutando anche la norma anti-frammentazione, le preferenze con capilista bloccati e l’alternanza di genere nella posizione dei capilista. Ma è il ballottaggio a rappresentare il punto più delicato, perché incide direttamente sul meccanismo con cui una coalizione può ottenere il premio di governabilità.
Una soglia che riapre il problema della maggioranza
La legge attualmente all’esame prevede una soglia del 42 per cento per ottenere il premio di maggioranza. È proprio questo meccanismo ad avere riaperto la discussione: le valutazioni interne al centrodestra considerano il rischio che la coalizione non riesca a raggiungere la percentuale necessaria in un sistema nel quale i collegi uninominali non sono più previsti.
L’ipotesi del ballottaggio non è nuova. Era comparsa anche nella prima versione della riforma, ma era stata successivamente accantonata. A sostenerla è stato tra gli altri Ignazio La Russa, presidente del Senato ed esponente di Fratelli d’Italia. La Lega, invece, si è sempre mostrata contraria. Anche Meloni in passato aveva manifestato perplessità sull’introduzione del secondo turno.
Ora il tema è tornato al centro delle valutazioni della maggioranza. A spingere la riflessione è anche il quadro politico determinato dalla possibile crescita di Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Secondo le rilevazioni richiamate nel confronto interno al centrodestra, una sua affermazione potrebbe rendere più difficile per la coalizione raggiungere la soglia del 42 per cento.
La questione, dunque, non è soltanto tecnica. Un sistema con ballottaggio potrebbe permettere al centrodestra di conquistare la maggioranza anche senza assorbire tutti i consensi dell’area di Vannacci. Ma potrebbe contemporaneamente ridurre l’efficacia dell’appello al “voto utile”, lasciando a Futuro nazionale maggiore spazio per aumentare il proprio peso percentuale al primo turno.
La proposta di Pera con due soglie
Una proposta concreta è stata rilanciata da Marcello Pera in un intervento sul Sole 24 Ore. L’ex presidente del Senato, oggi esponente di Fratelli d’Italia, ha messo in guardia dal rischio di una “palude” legato a un sistema nel quale nessuna coalizione raggiunga la soglia necessaria per ottenere il premio.
Il meccanismo ipotizzato da Pera prevede che il premio di governabilità venga assegnato direttamente alla coalizione che al primo turno raggiunga il 48 per cento dei voti. Se nessuno supera quella soglia, si procederebbe al ballottaggio tra le prime due coalizioni, ma soltanto se entrambe avessero superato il 38 per cento.
La proposta introduce quindi una seconda condizione. Se la seconda coalizione non raggiungesse il 38 per cento, il premio andrebbe alla prima soltanto nel caso in cui questa avesse superato il 42 per cento in entrambe le Camere. Il sistema, inoltre, non prevederebbe apparentamenti tra le coalizioni al secondo turno.
Il nodo riguarda il bicameralismo perfetto. Una coalizione potrebbe infatti superare una determinata soglia alla Camera e non al Senato, producendo due maggioranze differenti. All’interno di Fratelli d’Italia ci si interroga quindi sulla possibilità di considerare valida una vittoria al ballottaggio ottenuta da una coalizione che al primo turno avesse raggiunto i requisiti soltanto in uno dei due rami del Parlamento.
Restano aperti anche gli altri correttivi
Il ballottaggio non è l’unico punto sul quale la maggioranza deve trovare un accordo. Resta confermata l’intenzione di introdurre le preferenze, mantenendo però capilista bloccati, una soluzione fortemente sostenuta da Meloni. La disciplina delle liste collegate resta invece sottoposta a verifica sul piano costituzionale.
La norma anti-frammentazione stabilisce che i voti delle liste collegate a una coalizione che non raggiungono il 3 per cento non concorrano al calcolo della cifra elettorale nazionale della coalizione. L’unica eccezione riguarda il cosiddetto “miglior perdente”. Anche su questo punto la maggioranza sta valutando eventuali modifiche.
C’è poi la questione dell’alternanza di genere nei capilista. L’accordo raggiunto dal centrodestra all’inizio di agosto prevede che l’alternanza venga applicata a partire dal secondo posto in lista, lasciando quindi fuori dalla regola la prima posizione. La scelta ha provocato il dissenso di numerose deputate e potrebbe assumere un peso decisivo nel caso di un voto finale segreto alla Camera.
Lunedì il confronto, martedì la scadenza
Il calendario impone tempi stretti. Il vertice degli sherpa dovrebbe tenersi lunedì, mentre martedì alle 12 scadrà il termine per depositare gli emendamenti. Via della Scrofa esclude iniziative individuali e ribadisce che le eventuali modifiche dovranno essere sottoscritte dall’intera maggioranza.
La partita si concentra quindi su un equilibrio ancora da definire: garantire la possibilità di formare una maggioranza parlamentare senza introdurre un meccanismo che finisca per favorire la frammentazione del consenso nel primo turno. Il ritorno del ballottaggio nasce da questo problema e si intreccia con la presenza di un nuovo concorrente nell’area del centrodestra.
Il confronto delle prossime ore dovrà stabilire se l’ipotesi del secondo turno resterà una valutazione interna oppure entrerà effettivamente nel testo della riforma. In parallelo, la maggioranza dovrà chiudere gli altri nodi prima della scadenza parlamentare di martedì.
