G7 di Evian, Meloni ritrova Trump nella cena privata. “Pronti a fare nostra parte con ok Parlamento”

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Donald Trump e Giorgia Meloni

Sulla sponda dello Stretto di Hormuz, dove da settimane sono già schierati i cacciamine tricolori, Roma segnala disponibilità a incrementare la presenza militare internazionale una volta sciolti gli ultimi nodi diplomatici sulla riapertura della rotta commerciale.

Il memorandum sottoscritto da Washington e Teheran nel giorno dell’ottantesimo compleanno di Donald Trump genera uno spiraglio nel conflitto mediorientale e costringe l’agenda dei leader europei. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, presente al G7 di Evian fino a mercoledì, ha subito comunicato la disponibilità dell’Italia a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo e a contribuire con una missione navale.

La risposta romana al memorandum

Di prima mattina Meloni firma una nota che, nella sostanza, ricalca la dichiarazione concordata a caldo ieri sera con i Paesi del formato E4, dopo un giro di contatti con i leader di Francia, Germania e Regno Unito. La presidente esprime il suo “forte apprezzamento”, parla di “occasione di pace che va colta” e ribadisce che “l’Italia, come già in passato, è pronta a sostenere il processo diplomatico verso un accordo complessivo”.

Nel comunicato, Roma specifica che il nostro Paese può “contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz”, priorità insieme a quella di una fine delle ostilità anche in Libano. “Siamo pronti, insieme agli altri partner”, sottolinea Meloni. Una postilla suona tuttavia come un freno: “Fermo restando la necessaria autorizzazione parlamentare”. Non basterà dunque una semplice informativa al Parlamento; il percorso già studiato dal governo prevede una comunicazione – che potrebbe essere fatta dalla stessa premier – seguita da voti su risoluzioni. La tempistica di questo passaggio dipenderà però da come si scioglieranno una serie di nodi: il tipo di ombrello internazionale che accompagnerà la missione, chi ne assumerà il comando, le modalità di coordinamento.

I dettagli militari e le incertezze di Trump

Il contributo dell’Italia dovrebbe poggiare principalmente su due cacciamine, la “Rimini” e la “Crotone”, già aggregati ad Aspides e schierati da settimane a Gibuti. Accanto a queste, si prospettano navi di supporto logistico. Un dossier elaborato dal Centro studi di Fratelli d’Italia accoglie “molto positivamente la notizia di un accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran”, ma sottolinea che “c’è ancora molta strada da fare”.

A pesare sullo sviluppo dei prossimi passi potrebbe rivelarsi ancora una volta la posizione di Trump. Il presidente americano, dopo aver accusato l’Europa di irrilevanza rispetto alla crisi mediorientale solo pochi giorni fa, ha ridimensionato pubblicamente l’offerta durante il suo colloquio ad Evian con Macron: “Non credo che avremo bisogno di molto aiuto, ma non credo sia una cattiva idea avere là una o due navi di alcuni Paesi”.

L’imprevedibilità del numero uno della Casa Bianca è di per sé una delle variabili determinanti di questo summit. Meloni lo ha rivisto dopo mesi di freddezza e di botta e risposta in pubblico. Secondo fonti diplomatiche, l’occasione è stata di reciproco disgelo. Tra i due si sono scambiate battute durante la cena di lavoro in cui tutti i leader si sono trovati da soli attorno al medesimo tavolo. Come riferito, la franchezza, pur nella ruvidità, consente di salvare l’amicizia. Nessun muro, nessuna ostilità, è il messaggio che rimbalza dai colloqui.

L’Ucraina nella messa a fuoco americana

Nel menu del vertice francese rientra anche il tema dell’altro conflitto, quello tra Russia e Ucraina. Domani mattina si terrà una sessione di lavoro appositamente dedicata, alla quale è atteso anche il presidente di Kiev. Trump ha affermato di aver avuto “un’ottima conversazione” sia con Zelensky che, riferendo, con Putin: “Vedo forse possiamo fare qualcosa lì, lo penso davvero. Penso che siano entrambi aperti a questo, quindi ora che questo è finito ci concentreremo su quello, vedremo se riusciamo a risolvere anche quella situazione”.

Il messaggio implica che Washington, una volta definita la tregua mediorientale, intende focalizzarsi sulla soluzione ucraina secondo una propria agenda. Gli europei, intanto, attendono di comprendere quale spazio resterà loro nei negoziati multilaterali che si prospettano.