Guerra dei droni contro Wildberries: la Russia rischia di perdere la sua principale piattaforma d’acquisti online

La donna più ricca della Russia vince la battaglia legale contro l’ex marito e il leader ceceno Ramzan Kadyrov per il controllo dell’azienda, ma la guerra in Ucraina minaccia ora di smantellare il suo impero industriale.

Tatyana Kim

Tatyana Kim

I droni dell’esercito ucraino hanno distrutto nove grandi centri logistici di Wildberries in una campagna aerea mirata che ha causato nove vittime e 5,9 miliardi di dollari di danni al principale colosso del commercio elettronico russo. L’offensiva di Kiev colpisce il gruppo proprio mentre la fondatrice Tatyana Kim ha chiuso la violentissima faida familiare e societaria con l’ex marito, assumendo il controllo totale dell’azienda dopo una sparatoria mortale avvenuta a pochi metri dal Cremlino.

Dalla metà di luglio, l’aviazione leggera ucraina ha preso di mira almeno 23 strutture strategiche della società, provocando la morte di nove dipendenti e spingendo la società d’analisi Data Insight a stimare la perdita di un terzo della capacità complessiva dei magazzini. Gli strike aerei hanno generato incendi di vaste dimensioni, come quello registrato nella regione di Vladimir, dove oltre 200 vigili del fuoco sono intervenuti su un rogo esteso per 100.000 metri quadrati. La perdita materiale complessiva stimata ammonta a circa 480 miliardi di rubli.

La rete logistica sotto attacco

Le autorità di Kiev considerano l’infrastruttura di stoccaggio dell’azienda un obiettivo militare diretto, sostenendo che la piattaforma faciliti il rifornimento logistico delle truppe russe impegnate nel conflitto. Nonostante i regolamenti interni del sito vietino la vendita di armamenti, indagini di stampa hanno confermato la presenza sul catalogo digitale di droni Fpv, apparati di guida a fibra ottica e materiali ad uso duale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato la volontà di neutralizzare i nodi di smistamento coinvolti nella catena di montaggio e distribuzione delle tecnologie di trincea.

Tatyana Kim rigetta le accuse dell’intelligence di Kiev, qualificando le incursioni aeree come “attacchi terroristici” contro personale civile e difendendo la natura squisitamente commerciale dell’azienda. Per arginare la crisi operativa, la dirigenza di Wildberries ha avviato un piano di emergenza basato sulla decentralizzazione delle merci e sull’attivazione di garanzie assicurative straordinarie per i venditori terzi. La capillare presenza sul territorio, elemento centrale del successo dell’impresa, costituisce ora la principale vulnerabilità di fronte ai raid nemici.

Dalla gestione familiare alla scalata

La pressione militare coincide con la conclusione della feroce battaglia legale e societaria per il controllo del gruppo, fondato da Kim nel 2004 durante il congedo di maternità. Partita dalla rivendita di abbigliamento importato da cataloghi esteri nel proprio appartamento della regione moscovita, l’imprenditrice ha sviluppato in vent’anni una struttura capace di gestire milioni di ordini giornalieri, accumulando un patrimonio personale stimato da Forbes tra i 7 e gli 8 miliardi di dollari.

La crisi istituzionale del colosso si è innescata nel giugno 2024 con l’annuncio della fusione tra Wildberries e il gruppo pubblicitario Russ per la creazione della nuova entità RVB. L’operazione, strutturata con il 65% delle quote alla piattaforma di e-commerce e il 35% alla controparte, ha ricevuto l’approvazione del Cremlino sotto la supervisione di Maxim Oreshkin, vice capo dell’Amministrazione presidenziale. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato l’appoggio politico di Vladimir Putin all’integrazione dei due gruppi commerciali.

L’intervento del leader ceceno

L’operazione finanziaria è stata contestata dall’ex marito Vladislav Bakalchuk, titolare dell’1% delle azioni societarie contro il 99% detenuto da Kim, che ha denunciato l’integrazione come un’espropriazione indebita ideata dal gruppo Russ. Nel luglio 2024, Bakalchuk ha ottenuto il sostegno politico e militare del leader ceceno Ramzan Kadyrov, il quale si è impegnato pubblicamente a bloccare la fusione e a reintegrare il coniuge nella gestione operativa. La mossa ha spinto Kim ad annunciare l’immediato avvio delle pratiche di divorzio.

La tensione socio-economica è sfociata in scontro fisico il 18 settembre 2024, quando un commando armato guidato da Bakalchuk ha tentato di irrompere nella sede centrale di Wildberries, a poca distanza dal Cremlino. Lo scontro con le guardie giurate dell’edificio ha provocato la morte di due persone e il ferimento di sette agenti di polizia, portando al fermo di circa trenta persone. Bakalchuk è stato successivamente tratto in arresto con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. A seguito del gravissimo fatto di cronaca, Tatyana Kim ha dismesso il cognome da coniugata.

Il controllo totale societario

Il divorzio ufficiale della coppia è stato formalizzato dal tribunale nel febbraio 2025, con l’affidamento dei sette figli alla madre. Nel successivo mese di aprile, la corte Savelovsky di Mosca ha riassegnato a Kim l’1% di quota societaria contestato e la piena titolarità dell’istituto di credito Wildberries Bank, destinando a Bakalchuk beni immobiliari secondari e asset aziendali minori.

La chiusura definitiva dei contenziosi pendenti si è perfezionata nel novembre 2025 attraverso un accordo transattivo stragiudiziale sulla divisione dei beni. Nel mese di dicembre 2025, Bakalchuk ha completato la cessione formale di ogni pretesa sull’azienda, lasciando Kim unico azionista di riferimento al vertice del gruppo. L’imprenditrice si trova ora a dover proteggere l’integrità della propria rete infrastrutturale dall’offensiva aerea ucraina.