La Spagna controlla arrivi dall’Italia: verificati 199 passeggeri extra Ue. A Ceuta resta aperta l’emergenza

Madrid applica fino al 7 settembre il ripristino delle verifiche nei collegamenti aerei e marittimi con il nostro Paese. Roma conferma la stretta sui cittadini di Paesi terzi per i timori legati alla pressione migratoria.

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I controlli spagnoli sui collegamenti dall’Italia sono iniziati sabato negli aeroporti e nei porti, dopo la decisione di Madrid di ripristinare temporaneamente le verifiche alle frontiere interne. Nel primo giorno la Polizia nazionale ha controllato i documenti di 199 cittadini di Paesi terzi arrivati con dodici voli, senza registrare ritardi significativi. La misura resterà in vigore, salvo revoca anticipata, fino al 7 settembre e si inserisce nello scontro aperto con Roma sulla gestione della pressione migratoria dopo la crisi di Ceuta.

A Madrid-Barajas sono stati controllati 83 cittadini di Paesi terzi a bordo di un volo proveniente da Roma. Altri 67 sono stati verificati all’aeroporto di Barcellona-El Prat e 33 a Valencia; controlli sono stati effettuati anche a Siviglia, Bilbao e Alicante. Le verifiche riguardano i collegamenti aerei il cui ultimo scalo sia stato in Italia e quelli marittimi, comprese navi e traghetti passeggeri partiti da porti italiani.

Le verifiche negli scali iberici

Il dispositivo distingue tra cittadini dell’Unione europea e viaggiatori provenienti da Paesi terzi. A questi ultimi, oltre al documento d’identità, viene chiesto il visto o il permesso di soggiorno necessario per l’ingresso in Spagna. Le prime informazioni indicano controlli a campione, che nella giornata di sabato hanno interessato una quota compresa tra il 5 e il 15 per cento dei passeggeri.

Autorità e viaggiatori ascoltati negli aeroporti hanno riferito di operazioni svolte senza disagi rilevanti. Il ministero italiano del Turismo ha escluso finora conseguenze sui flussi turistici in entrata e in uscita, sottolineando che nella pratica le verifiche sono rivolte ai cittadini extra Ue per accertarne la posizione regolare.

Il ministero dell’Interno spagnolo ha motivato il provvedimento con la necessità di “monitorare attentamente l’evolversi della pressione migratoria nel Mediterraneo, in particolare quella che interessa la Repubblica Italiana”. La misura, secondo Madrid, risponde inoltre alle carenze che il governo spagnolo attribuisce all’Italia nell’applicazione delle nuove norme europee sulla responsabilità in materia di asilo.

Roma rafforza l’assistenza consolare

La risposta di Madrid arriva dopo la decisione italiana di sospendere, dal primo agosto, l’applicazione dell’accordo di Schengen nei confronti dei cittadini di Paesi terzi provenienti dalla Spagna. Palazzo Chigi ha confermato il 7 agosto che Roma non intende rivedere il provvedimento almeno fino al 15 agosto e comunque fino a quando non saranno esclusi rischi per la sicurezza e il terrorismo.

La Farnesina ha rafforzato l’assistenza dei consolati e degli uffici diplomatici per gli italiani presenti in Spagna o in viaggio verso il Paese. Sul portale ViaggiareSicuri sono state aggiornate le indicazioni e sono stati ricordati i requisiti ordinari di ingresso: passaporto oppure carta d’identità valida per l’espatrio per l’intera durata del soggiorno.

Palazzo Chigi ha precisato che la decisione italiana non nasce da un atteggiamento pregiudiziale nei confronti della Spagna e che i cittadini spagnoli ed europei non sono interessati dal ripristino dei controlli italiani sui collegamenti aerei e marittimi. Il governo ha inoltre sostenuto che le autorità di frontiera garantiranno la massima agibilità ai viaggiatori dell’Unione.

Tajani difende la scelta italiana

Antonio Tajani ha ribadito che la sospensione di Schengen è stata adottata in risposta alla crisi di Ceuta. In un’intervista a La Stampa, il ministro degli Esteri ha sostenuto che Roma ha agito sulla base delle possibilità previste dai Trattati e ha contestato la reazione spagnola.

“Noi non abbiamo fatto nessun putiferio. Abbiamo sospeso Schengen, come prevedono i Trattati, perché a Ceuta è successo qualcosa di straordinario”, ha dichiarato Tajani, richiamando la presenza nell’enclave di migliaia di migranti, tra cui molti cittadini dell’Africa subsahariana. Secondo il ministro, una parte di queste persone non sarebbe facilmente rimpatriabile.

Il punto centrale per Roma è il rischio dei cosiddetti movimenti secondari, cioè lo spostamento verso altri Paesi europei di persone entrate o rimaste in Spagna. “Il rischio, come dice anche la stampa spagnola, sono i movimenti secondari dei non marocchini. Dove vanno dopo che sono arrivati in Spagna? L’Italia, come destinazione, è il Paese più esposto”, ha affermato Tajani.

Il ministro ha riferito che in Italia sono stati fermati una quindicina di irregolari, precisando però che non risultano provenienti da Ceuta. Ha quindi escluso che la misura italiana rappresenti una rottura con Madrid: “Noi non siamo contro la Spagna, ma abbiamo il dovere di proteggere i nostri confini”.

Bruxelles prova a contenere il confronto

La Commissione europea ha invitato Roma e Madrid a mantenere un approccio coordinato. Il commissario Ue agli Affari interni e alla Migrazione, Magnus Brunner, ha riferito di avere avuto contatti con i ministri dell’Interno dei due Paesi e che entrambi hanno confermato la natura temporanea dei controlli alle frontiere interne.

Brunner ha richiamato i progressi compiuti nella lotta all’immigrazione clandestina e ha indicato nella fiducia tra gli Stati membri una delle risorse essenziali dell’Unione. Il richiamo assume un peso particolare perché la sospensione temporanea dei controlli interni allo spazio Schengen resta un’eccezione rispetto al principio della libera circolazione.

Il 4 agosto i ministri dell’Interno dell’Ue avevano discusso proprio degli sviluppi a Ceuta, esprimendo solidarietà alla Spagna e apprezzando la risposta delle sue autorità. Gli Stati membri avevano indicato come priorità la protezione delle frontiere esterne, il contrasto alle reti dei trafficanti, l’aumento dei rimpatri, il rafforzamento della cooperazione con i Paesi terzi e una maggiore capacità di previsione delle crisi migratorie.

A Ceuta resta aperta l’emergenza

La decisione di Roma è legata a una situazione che, a Ceuta, non è ancora tornata alla normalità. Il sindaco Juan Jesús Vivas Lara ha definito la condizione della città “insostenibile” e ha chiesto al governo nazionale una risposta immediata. Per il primo cittadino, le persone rimaste nell’enclave dovrebbero essere riportate in Marocco attraverso il valico di Tarajal.

Le stime sulla presenza di migranti ancora a Ceuta divergono. Secondo Madrid sarebbero tra 8 mila e 10 mila le persone ancora da rimpatriare; l’Associazione marocchina per i diritti umani ne indica circa 3.500, nascoste tra quartieri e aree boschive attorno all’exclave.

Anche il bilancio delle vittime resta in aggiornamento. La Guardia Civil ha recuperato nelle acque di Ceuta un altro corpo, portando a 83 i cadaveri recuperati sul versante spagnolo dopo l’ingresso di massa del 30 luglio. Secondo l’Associazione marocchina per i diritti umani, altri 59 corpi sono stati recuperati nei giorni precedenti sul versante marocchino della costa di Ceuta e Melilla, per un bilancio complessivo indicato dall’organizzazione in 142 vittime. Il Marocco ha inoltre riferito di avere recuperato nelle proprie acque 14 vittime.

Il nodo europeo resta irrisolto

La crisi ha riaperto una questione che supera il confronto bilaterale: la capacità dell’Unione europea di gestire in modo comune le pressioni alle frontiere esterne senza trasformare le emergenze migratorie in una sequenza di misure nazionali. Il Patto sulla migrazione e l’asilo, approvato nel 2024 ed entrato in vigore il 12 giugno 2026, costituisce il nuovo quadro europeo destinato a coordinare frontiere, procedure d’asilo, rimpatri e integrazione.

La vicenda di Ceuta mette però in evidenza il divario tra il principio di una gestione comune e le reazioni immediate dei singoli governi. Italia e Spagna hanno scelto, almeno per ora, strumenti nazionali e temporanei. Madrid ha fissato al 7 settembre la scadenza dei propri controlli, mentre Roma ha indicato nel 15 agosto il primo termine per una verifica della propria decisione.

Il calendario potrebbe essere condizionato dalla nuova pressione migratoria attesa a Ceuta il 15 agosto. Palazzo Chigi ha legato infatti la permanenza della misura italiana all’esclusione di rischi per la sicurezza e il terrorismo. La Spagna, dal canto suo, ha precisato che i propri controlli saranno sottoposti a valutazione continua e potranno essere revocati prima della scadenza quando verranno meno le minacce che ne hanno determinato l’adozione.

Per ora il traffico tra i due Paesi continua senza conseguenze rilevanti per i viaggiatori. Le piattaforme di vendita dei biglietti hanno avvisato i passeggeri diretti in Spagna della necessità di avere con sé i documenti richiesti e, per i cittadini extra Ue, i visti o i permessi di soggiorno. La partita diplomatica resta invece aperta, mentre Bruxelles cerca di evitare che una crisi nata sulla frontiera con il Marocco produca nuove fratture all’interno dello spazio Schengen.