Il Colle apre le porte ai cantanti e Sanremo. Mattarella: un settore chiave per l’economia italiana
Il presidente della Repubblica ha ricevuto questa a palazzo del Quirinale l’intero cast per ribadire l’importanza culturale dell’evento televisivo
L’incontro al Quirinale segna una cesura netta nella storia del Festival. Per la prima volta dal 1951 i protagonisti della kermesse canora varcano la soglia del palazzo presidenziale non come semplici invitati, ma come rappresentanti di un settore riconosciuto parte integrante del patrimonio culturale nazionale. Mattarella non si è limitato a un saluto di circostanza. Ha tratteggiato con precisione il ruolo della musica leggera: espressione artistica autentica, motore economico non trascurabile, collante sociale capace di attraversare generazioni.
“Rappresenta un ambito significativo di rilievo dell’economia del nostro Paese”, ha affermato il capo dello Stato, aggiungendo che “il Festival è un appuntamento la cui importanza travalica anche l’apparenza che lo circonda”. Le sue parole cancellano decenni di pregiudizi che relegavano la canzone d’autore o il pop alla sfera del futile. Il riferimento esplicito al contributo al prodotto interno lordo non è un dettaglio secondario. È una presa d’atto realista in un paese dove spesso si fatica a riconoscere dignità professionale a chi opera nello spettacolo. Quando gli artisti hanno intonato la prima strofa di “Azzurro”, il presidente ha scherzato con eleganza: “Ricordavo le parole, ma non mi sono associato perché dall’asilo mi hanno insegnato a cantare senza emettere suoni per non turbare il coro degli altri”.
Le voci degli artisti oltre l’emozione del momento
Carlo Conti ha parlato di emozione rara, lui che si definisce immune ai tremori: “È stato bellissimo, molto emozionante, io che non mi emoziono mai mi sono emozionato”. Ha aggiunto che il presidente “è stato meraviglioso e ha detto parole straordinarie sulla musica”, definendolo “un presidente molto pop”. Laura Pausini ha espresso con trasparenza il valore simbolico dell’incontro: “Sinceramente sono commossa, raramente in questi 33 anni di carriera ho visto esporsi così le autorità e in questo caso la massima autorità del Paese”. Poi, con una frase destinata a restare: “Noi facciamo musica, non facciamo guerra”.
Tommaso Paradiso ha colto la dolcezza del discorso presidenziale: “Ha fatto un bel discorso sulla cultura italiana, a cui noi contribuiamo, ci ha coccolati, è stato dolcissimo”. Elettra Lamborghini ha sottolineato la spontaneità dell’incontro: “A parte che è simpaticissimo… sono ancora emozionata, è stato un onore, veramente stupendo”. Fulminacci e Ditonellapiaga hanno apprezzato la personalità del capo dello Stato: “Il Presidente è stato stupendo”, “anche molto simpatico, ironico, gentile, ci è piaciuto come persona”.
Le Bambole di Pezza hanno colto il messaggio più sottile: “Bello essere ricevute in un’occasione così istituzionale e aver proprio colto la chiave del messaggio di Mattarella rivolto alla musica che è cultura e fa parte del patrimonio italiano”. Dietro queste reazioni si nasconde un bisogno profondo: la legittimazione. J-Ax ha espresso con chiarezza il nodo centrale quando ha ricordato: “Il Presidente ha riconosciuto anche che la musica è parte importante del Pil. È stato bello sentircelo dire in un Paese dove spesso il mestiere che facciamo, anche non solo noi musicisti ma chi lavora nell’intrattenimento e nello spettacolo, non è riconosciuto”.
l precedente storico della presenza all’Ariston
Mattarella aveva già tracciato questa rotta il 7 febbraio 2023. Fu il primo presidente della Repubblica a sedere in platea all’Ariston. La standing ovation per l’Inno di Mameli, guidata da Gianni Morandi, e il monologo di Roberto Benigni sui settantacinque anni della Costituzione crearono un momento di rara intensità civile. Quella sera il teatro non fu solo palcoscenico, ma piazza simbolica. L’invito di quest’anno al Quirinale completa il cerchio. Non si tratta di un capriccio o di una concessione estemporanea. È la coerente prosecuzione di un disegno che vede nella cultura popolare uno strumento di coesione nazionale.
Il presidente ha ricordato con nostalgia la genesi della manifestazione: “Pensavo alla prima edizione del Festival di Sanremo. È molto cambiato allora il festival. Allora avevo 10 anni, la ricordo bene, ricordo anche alcuni protagonisti di allora che non nomino per rimanere imparziale”. Ha evocato l’epoca radiofonica: “Ricordo la voce inconfondibile, trascinante del presentatore di allora, Nunzio Filogamo. La voce perché come sapete si diffondeva soltanto attraverso la radio”. Ha sottolineato la continuità del coinvolgimento popolare: “Coivolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai, che ha accompagnato anno per anno il festival, conducendolo nelle case degli italiani”. Questo sguardo storico non è nostalgia fine a se stessa. È la consapevolezza che la canzone italiana ha sempre raccontato il paese meglio di molti editoriali.
La dimensione economica oltre l’apparenza spettacolare
Il capo dello Stato ha usato parole misurate ma inequivocabili: il Festival rappresenta un ambito significativo dell’economia nazionale. Dietro le luci dell’Ariston, i vestiti sgargianti e le polemiche effimere si nasconde un comparto produttivo articolato. Tecnici, fonici, costumisti, registi, autori: migliaia di professionisti lavorano mesi per quei cinque giorni di diretta. Il valore aggiunto non è solo nei dati Auditel. È nella capacità di generare occupazione qualificata, di promuovere l’immagine del paese all’estero, di alimentare un indotto che va dalla discografia al turismo.
Mattarella ha scelto di guardare oltre la superficie. Ha visto il lavoro, la disciplina, i sacrifici che J-Ax ha ricordato con orgoglio: “Mi sembra quasi che la gente, certa gente, pensi che non lavoriamo. Invece ci vuole tanto impegno, disciplina… Come in tutte le cose, per riuscire bisogna fare dei sacrifici”. Questo sguardo disincantato è forse il lascito più prezioso dell’incontro. Il presidente ha concluso rivolgendo agli artisti “un in bocca al lupo collettivo, di assoluta imparzialità”, ribadendo con garbo il ruolo neutrale delle istituzioni. L’abbraccio tra il Colle e Sanremo non è una concessione estemporanea. È il riconoscimento che la cultura popolare, quando è autentica, diventa patrimonio comune. E che un paese sa raccontarsi anche attraverso le sue canzoni.
