Il Danubio in secca restituisce ossa di mammut e fossili di 65 milioni di anni

Danubio

Il livello del Danubio è sceso a un minimo record nei pressi del villaggio di Ryahovo, nel nord della Bulgaria, e ha esposto un giacimento di ossa di mammut e conchiglie fossili risalenti al Cretaceo inferiore, scoperto a fine luglio dal museo storico regionale di Ruse.Una ventina di volontari cammina sul letto asciutto del fiume alla ricerca di fossili e reperti, in una spedizione organizzata dal museo dopo il ritrovamento delle ossa di mammut. La zona indagata si trova nei pressi di Ryahovo, dove il ritiro delle acque ha reso accessibile un tratto di fondale rimasto sommerso per decenni.

Un fenomeno legato al clima

La siccità che colpisce l’Europa sta riducendo la portata dei grandi fiumi, con ripercussioni su trasporti fluviali e impianti industriali che dipendono dai livelli idrici. Lungo il Danubio, però, lo stesso fenomeno riporta alla luce resti preistorici, relitti e tracce della Seconda guerra mondiale rimasti finora sotto la superficie.

Krasimir Kirov, curatore del museo storico regionale di Ruse, ha dichiarato che potrebbero verificarsi altri episodi di acque basse in futuro, legati sia al cambiamento climatico sia alle trasformazioni imposte dall’uomo al bacino del fiume. Kirov ha indicato nella scomparsa delle paludi e dei laghi che esistevano fino alla fine degli anni Cinquanta una delle possibili cause della riduzione della portata.

Il curatore ha definito l’area un cimitero per molti animali, in particolare per i resti di mammut ritrovati nel sito, e ha precisato che nessun altro punto lungo il Danubio ha restituito finora un numero comparabile di reperti.

Un ritrovamento di 65 milioni di anni

Tra i reperti censiti durante la spedizione figura quello che Kirov ha indicato come il ritrovamento più antico della giornata: un gruppo di ostriche fossili del Cretaceo inferiore, con un’età stimata tra 60 e 65 milioni di anni. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulla datazione precisa né sull’estensione complessiva del giacimento individuato nell’area.

Ekaterina Yordanova, psicologa tra i volontari della spedizione, ha raccontato l’emozione di partecipare a un ritrovamento di questo tipo, definendo raro poter prendere parte diretta a scoperte che riportano alla luce un frammento di storia.

L’iniziativa del museo di Ruse si inserisce in un contesto più ampio di siccità che negli ultimi mesi ha abbassato il livello di diversi corsi d’acqua europei, moltiplicando le segnalazioni di ritrovamenti storici e bellici lungo gli argini e i letti dei fiumi.