Il “Patto di Corso Venezia”: come il pranzo tra Marina e Zaia sta ridisegnando la destra

Luca Zaia e Marina Berlusconi

Luca Zaia e Marina Berlusconi

Mentre i palazzi della politica romana erano impegnati nel solito rito di dichiarazioni e voti di fiducia, a Milano, lo scorso 22 aprile, il silenzio di un appartamento in Corso Venezia copriva il rumore di un terremoto politico in gestazione. Non è stata una convocazione ufficiale, né un vertice di partito: è stato un pranzo privato tra Marina Berlusconi e Luca Zaia che, a distanza di un mese, sta agendo come un reagente chimico sugli equilibri del centrodestra.

Dimenticate per un attimo le versioni ufficiali. Certo, si sarà parlato del nuovo libro del Governatore e del suo podcast, Il Fienile, ma in politica la forma è sostanza: il fatto che né Matteo Salvini né Antonio Tajani fossero stati avvertiti trasforma quel caffè in un messaggio cifrato inviato direttamente ai naviganti della coalizione.

Il “Partito del PIL”

Cosa sta succedendo davvero? Marina Berlusconi sembra aver smesso i panni della sola custode dell’impero di famiglia per indossare quelli della regista politica. La sua strategia appare chiara: individuare in Luca Zaia l’interprete ideale per una Forza Italia (o una sua futura evoluzione) che non vuole più essere un semplice “partito di accompagnamento” di Fratelli d’Italia. È la ricerca di quello che molti chiamano il “Partito del PIL”, ovvero quel mondo produttivo del Nord che non si riconosce più nelle sparate sovraniste e cerca un approdo pragmatico, liberale e, soprattutto, efficiente.

Zaia, dal canto suo, sta scrivendo il suo futuro fuori dal recinto leghista. Il fatto che abbia declinato il ruolo di vicesegretario della Lega poco prima di sedersi a tavola con Marina suggerisce un disimpegno consapevole dal progetto di Salvini. Il “Doge” sta costruendo una via d’uscita che guarda a Milano e all’area moderata, posizionandosi come il perno di un’area autonomista che preferisce il dialogo con i ceti urbani e produttivi rispetto alle battaglie ideologiche romane.

Ma c’è un terzo elemento, forse il più dirompente: la sintonia sui diritti. Marina e Zaia si sono scoperti alleati su temi come il fine vita e i diritti civili, portando avanti una linea molto più laica e moderna rispetto alla prudenza conservatrice del Governo. È un cortocircuito interessante: una parte del centrodestra sta provando a diventare più “avanti” della sua stessa base storica, cercando di intercettare i giovani e le nuove sensibilità liberali.

In fondo, questo incontro ci dice che la partita nel centrodestra è appena iniziata. Marina Berlusconi sta agendo da arbitro di ultima istanza, scommettendo su Zaia per riportare al centro della scena un’agenda liberale che metta insieme l’eccellenza del Nord e una visione del mondo post-ideologica. Più che un pranzo editoriale, è sembrato il primo capitolo di una nuova storia politica.