Iran, Teheran tratta con Washington mentre Islamabad prova a blindare il cessate il fuoco

Nella capitale iraniana sono in corso incontri tra vertici militari, delegazioni diplomatiche e mediatori regionali dopo settimane di tensione, con l’obiettivo di scongiurare la riapertura delle ostilità e stabilizzare le rotte energetiche del Medio Oriente.

Il capo dell’esercito pachistano Asim Munir

Il capo dell’esercito pachistano Asim Munir

L’asse negoziale passa dal Pakistan. Il capo dell’esercito pachistano Asim Munir è arrivato a Teheran mentre si moltiplicano i segnali di un possibile accordo tra Iran e Stati Uniti destinato a congelare il confronto militare e riaprire il dossier sulla sicurezza del Golfo Persico. Sul tavolo c’è una bozza in nove punti che prevede cessate il fuoco, tutela della navigazione commerciale e avvio di nuovi colloqui entro una settimana.

La mediazione di Islamabad

La visita del generale Munir in Iran arriva in parallelo alla presenza a Teheran del ministro dell’Interno pachistano Mohsin Naqvi, nella capitale iraniana da tre giorni. Secondo fonti diplomatiche citate dall’agenzia Irna, Islamabad sta intensificando gli sforzi di mediazione tra Washington e la Repubblica islamica, trasmettendo alle autorità iraniane l’ultima proposta americana.

L’emittente saudita al Arabiya sostiene che le parti abbiano già raggiunto una bozza condivisa. Il testo comprenderebbe nove punti: cessate il fuoco immediato e incondizionato; stop agli attacchi contro infrastrutture civili, economiche e militari; fine delle operazioni belliche e della guerra mediatica; rispetto della sovranità territoriale; libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Mar di Oman; creazione di un meccanismo congiunto di monitoraggio; apertura di nuovi negoziati entro sette giorni; graduale alleggerimento delle sanzioni americane; riaffermazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.

Secondo la stessa emittente, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare nelle prossime ore. Le fonti coinvolte nei colloqui parlano tuttavia di “cauto ottimismo”, evitando di dare per conclusa l’intesa.

Le richieste di Teheran

La Repubblica islamica mantiene una posizione rigida su alcuni dossier considerati strategici. Teheran chiede lo sblocco dei beni iraniani congelati all’estero e la fine delle restrizioni americane sui porti del Paese. Il nodo principale resta però quello dell’uranio altamente arricchito, indicato da più fonti diplomatiche come il maggiore punto di stallo del negoziato.

Donald Trump, intervenendo durante la cerimonia di giuramento del nuovo presidente della Federal Reserve, ha sostenuto che l’Iran “muore dalla voglia di fare un accordo”. Il presidente americano ha aggiunto che Washington non avrebbe avuto alternative nelle recenti operazioni militari, ribadendo che Teheran “non può avere un’arma nucleare”.

Nelle ultime settimane Trump aveva più volte minacciato di interrompere il cessate il fuoco raggiunto a metà aprile qualora l’Iran non avesse accettato un’intesa. Pochi giorni fa aveva inoltre dichiarato di avere sospeso un attacco contro obiettivi iraniani perché erano in corso “negoziati seri”.

Il nodo dello Stretto

Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato progressi, pur definiti “modesti”. A margine della riunione dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, in Svezia, Rubio ha parlato di “un po’ di movimento” nei colloqui, precisando che il dialogo resta aperto ma senza garanzie sul risultato finale.

Il capo della diplomazia americana ha poi richiamato il tema dello Stretto di Hormuz, considerato centrale per la stabilità energetica globale. Rubio ha evocato la necessità di un “piano B” nel caso in cui l’Iran decidesse di non riaprire completamente il passaggio marittimo.

Parallelamente, a Teheran è arrivata anche una delegazione del Qatar, impegnata nel coordinamento con Washington per facilitare il confronto tra le parti e accelerare una soluzione politica.

Sul fronte europeo, la Francia sta preparando una proposta di risoluzione da sottoporre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Il testo prevede l’istituzione di una missione internazionale incaricata di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi energetici più sensibili del pianeta.