Letta in pressing su Draghi. Alleanza Pd-M5s, tanti interrogativi

Letta in pressing su Draghi. Alleanza Pd-M5s, tanti interrogativi
Il segretario del Pd, Enrico Letta
14 maggio 2021

Enrico Letta va in pressing su Mario Draghi, mentre – dopo lo stop a Nicola Zingaretti a Roma – nel Pd riprende la discussione sull’alleanza con i 5 stelle. La tregua sulla quale ha fin qui potuto contare il neo-segretario regge, ma l’unanimità lascia il posto a più di un distinguo, sia pure con toni assolutamente felpati, sul tema del rapporto con M5s. Stavolta, però, non è solo Base riformista e l’area di Matteo Orfini a farsi sentire, persino da Gianni Cuperlo arriva un invito a riflettere sul rapporto con il Movimento di Giuseppe Conte.

Sulla direzione del partito, peraltro, pesa il malumore di una parte della base Pd per la scelta di Letta di manifestare a favore di Israele, mercoledì scorso. In tanti non hanno apprezzato e a placare i mugugni non basta nemmeno lo stop a Israele che il segretario pronuncia all’apertura della direzione: “Esprimo preoccupazione, un’escalation sarebbe benzina sul fuoco. Israele si fermi alla legittima difesa”. Letta poi insiste soprattutto su tre punti: chiede di rafforzare l’identità del Pd, punzecchia Matteo Salvini sulle riaperture e incalza Draghi, chiedendo una “nuova missione per la maggioranza”. Il segretario ribadisce più volte che il Pd sostiene convintamente Draghi, ma poi quasi sempre sottolinea: “Con le nostre idee”. Il copione è ormai rodato, Letta non intende lasciare a Salvini il palcoscenico, relegando il Pd ad un ruolo di portatore d’acqua.

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Ecco allora la puntualizzazione: “Si riapre non perché Salvini ha chiesto di riaprire, ma si riapre nonostante l’irresponsabilità di chi voleva sbracare subito. Si riapre perché c’è stata responsabilità fino ad oggi”. E di sicuro, aggiunge, “questa maggioranza – ha aggiunto Letta – non può limitarsi a stare insieme per il Pnrr e per la chiusura della fase vaccinale. Chiediamo al presidente Draghi di dare una nuova chiara missione a questa maggioranza nei prossimi mesi”. Ma il dibattito, appunto, ruota molto intorno al rapporto con M5s. Lo stop a Zingaretti a Roma ha lasciato il segno e se Letta dice di continuare a “credere che si possa fare un pezzo di strada insieme ai 5 stelle”, Alessandro Alfieri, di Base riformista, avverte: “Non c’è un M5s, ci sono più movimenti, dobbiamo prenderne atto, è così. Non va bene questa idea di calare dall’alto in maniera illuministica un’alleanza uguale per tutti con gli stessi schemi”.

Ma anche Cuperlo spinge ad un cambio di passo nei rapporti con i 5 stelle. “Anche io penso che il Movimento di Grillo e Casaleggio non esiste più, quel movimento è imploso. Oggi la leadership di Conte è obbligata ad un’operazione di verità, che spero possa condurre un pezzo di quella esperienza – un pezzo, non tutto – a saldarsi con le forze alternative alla destra”. Ma, avverte, questo a patto che il Pd lavori sulla “propria identità”. Il tema viene toccato anche da Anna Ascani: “Penso che Conte miri legittimamente al nostro stesso elettorato. Questo è un tema che ci pone in competizione con quel partito. Bisogna vedere come si completerà questa evoluzione dei 5 stelle. ma non possiamo assolutamente farci dettare scelte da chi legittimamente punta a occupare uno spazio che è il nostro spazio”.

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Per Francesco Verducci, area Orfini, bisogna evitare “uno schema ideologico di alleanze a tutti i costi con M5s” perché ci sarebbe un “rischio di subalternità”. E pure Andrea Romano afferma che “l’alleanza con M5s non può essere di carattere strategico”. Letta su questo glissa, nella replica. Il leader Pd è convinto che il punto non sia dire sì o no a M5s, si è avviato un percorso e il tema adesso capire come gestirlo. Per il segretario la ricetta è una: rafforzare l’identità del Pd e andare a costruire il dialogo dossier per dossier, città per città, ma partendo dal rafforzamento del centrosinistra di cui il Pd deve essere “il baricentro”. askanews

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