Migranti, Comitato remigrazione deposita 150mila firme alla Camera per proposta di legge

Migranti, Comitato remigrazione deposita 150mila firme alla Camera per proposta di legge

A Montecitorio si è consumato un passaggio politico carico di tensioni simboliche: il comitato promotore della proposta di legge di iniziativa popolare sulla “remigrazione”, sostenuto da sigle dell’estrema destra extraparlamentare, ha formalizzato il deposito di 150mila firme presso il servizio testi normativi della Camera.

L’iniziativa arriva dopo settimane di scontro istituzionale culminate nell’occupazione di una sala della Camera da parte di deputati di opposizione, che avevano impedito lo svolgimento di una conferenza stampa promossa da un parlamentare vicino al generale Roberto Vannacci. Tra i protagonisti del deposito, l’esponente di CasaPound Luca Marsella ha rivendicato la “sconfitta dell’antifascismo”, mentre i vertici del comitato hanno chiesto esplicitamente a Vannacci di tradurre in atti concreti il proprio sostegno alla causa.

Le sigle promotrici dell’iniziativa

Il comitato “Remigrazione e Riconquista” riunisce realtà storicamente collocate ai margini della destra parlamentare: CasaPound Italia, la Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads e il gruppo bresciano Brescia ai Bresciani.

Si tratta di sigle che negli ultimi anni hanno cercato visibilità politica attraverso iniziative di raccolta firme e mobilitazioni territoriali, pur restando escluse dalla rappresentanza istituzionale. La scelta dello strumento della legge di iniziativa popolare, che richiede la raccolta di almeno 50mila sottoscrizioni per essere depositata in Parlamento, consente a queste formazioni di forzare un dibattito legislativo che altrimenti non avrebbero i numeri per innescare attraverso i canali ordinari.

Le 150mila firme, ben oltre la soglia minima richiesta dalla legge, sono state consegnate al servizio testi normativi della Camera. “Le firme sono state consegnate. Ora tocca alla politica, a quelli che parlano di remigrazione”, ha dichiarato Luca Marsella, esponente di CasaPound, sottolineando la natura “radicale” della proposta e l’incertezza sulla sua effettiva presa in carico da parte delle forze parlamentari.

Marsella ha rivolto un’osservazione polemica all’assenza, tra i presenti, di figure istituzionali attese, in particolare Domenico Furgiuele, ex parlamentare leghista oggi vicino a Vannacci, che nei giorni precedenti aveva tentato di ospitare a Montecitorio una conferenza stampa del comitato.

L’occupazione della sala

Quella conferenza stampa non si era potuta tenere: una sala della Camera era stata occupata da deputati di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, che ne avevano di fatto impedito lo svolgimento.

Marsella ha colto l’occasione del deposito odierno per rovesciare la narrazione di quell’episodio, sostenendo che, questa volta, nessuno degli esponenti di opposizione citati — né del Pd, né Nicola Fratoianni, né Matteo Orfini, né rappresentanti del Movimento 5 Stelle — si sarebbe presentato a contrastare l’iniziativa. “Si sono arresi. Oggi decretiamo la sconfitta dell’antifascismo, siamo entrati in Parlamento”, ha dichiarato, rivendicando il deposito delle firme come un punto di svolta simbolico oltre che procedurale.

Il nodo politico più rilevante riguarda il rapporto tra il comitato e il generale Roberto Vannacci, ex parà della Folgore e oggi leader di Futuro Nazionale, formazione che condivide soltanto in parte i contenuti della proposta di legge popolare.

A chiarire la posizione del comitato è intervenuto Salvatore Ferrara, vicepresidente di “Remigrazione e Riconquista” e capitano della Rete dei Patrioti: “Appena sarà confermato che le firme son buone, noi ci auguriamo che Vannacci faccia seguire alle parole i fatti. Prenda la nostra Pdl, la discuta e la faccia approvare”. La richiesta pone il generale di fronte a una scelta esplicita tra adesione formale al testo e mantenimento di una posizione più sfumata.

I contenuti della proposta legislativa

Sul piano dei contenuti, il comitato ha precisato la distanza tra la propria proposta e le posizioni ufficiali del governo. Ivan Sogari, vicepresidente del comitato, ha ricordato che la premier Giorgia Meloni ha più volte definito la remigrazione come l’insieme dei rimpatri volontari assistiti, una lettura che secondo Sogari rappresenta “una piccola parte di quello che è la remigrazione”.

La proposta depositata risulta più ampia e prevede, tra l’altro, l’abolizione del decreto flussi, lo strumento che regola gli ingressi regolari di lavoratori stranieri in Italia. “Speriamo che da domani la Meloni e il governo lavorino per superare il decreto flussi”, ha aggiunto Sogari, segnalando le ambizioni programmatiche del comitato oltre la sola materia dei rimpatri.

Sogari ha inoltre chiarito che, al momento, non risultano contatti tra il comitato e l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, la cui esperienza politica con il movimento “Indipendenza” è confluita recentemente in Futuro Nazionale, la formazione guidata da Vannacci. La precisazione delinea un perimetro di relazioni politiche ancora in fase di definizione tra le diverse anime della destra extraparlamentare e movimentista, da un lato, e il progetto politico del generale, dall’altro.

La linea intransigente del comitato

Sul fronte dei rapporti con le istituzioni, Marsella ha rivendicato l’assenza di interlocuzioni dirette sia con l’esecutivo sia con i partiti di maggioranza: “Noi non abbiamo sentito Vannacci, non abbiamo un’interlocuzione con questo governo, né con nessun partito. Chiaramente portiamo la nostra proposta di legge, hanno il nostro numero di telefono. Chi vorrà interloquire con noi ci può chiamare”.

Marsella ha escluso qualsiasi disponibilità a modificare il testo: “Non faremo passi indietro né faremo ammorbidire questa proposta di legge”, una posizione che lascia intendere margini di trattativa ridotti rispetto a un’eventuale discussione parlamentare del provvedimento.

Il parallelo con le parole di Vannacci

La rigidità rivendicata dal comitato trova un’eco nelle parole pronunciate nei giorni scorsi dallo stesso Vannacci a proposito dei rapporti con il centrodestra e con la premier. “Giorgia Meloni sicuramente ha il mio numero di telefono; se non lo ha, sa come recuperarlo, è una persona capace. Io sono sempre disponibile”, aveva dichiarato il generale, in un passaggio che il comitato ha ripreso come segnale di apertura sul piano del metodo, pur in assenza di un’intesa sui contenuti specifici della proposta.

Il deposito delle firme apre ora una fase tecnica di verifica dell’autenticità delle sottoscrizioni da parte degli uffici della Camera, passaggio necessario prima dell’eventuale assegnazione del testo alle commissioni competenti. Le leggi di iniziativa popolare, pur ammesse alla discussione parlamentare, non godono di corsie privilegiate e il loro iter dipende in larga misura dalla volontà politica dei gruppi di maggioranza di calendarizzarne l’esame.

La distanza tra la posizione ufficiale del governo sui rimpatri volontari e le richieste più radicali del comitato, unita all’assenza di un’sponda parlamentare diretta, rende al momento incerto il destino legislativo della proposta, mentre il pressing sul generale Vannacci segnala l’intenzione del comitato di cercare comunque un canale di rappresentanza istituzionale attraverso Futuro Nazionale.