Regno Unito vara piano di difesa da 300 miliardi per contrastare le minacce globali. Starmer: “Scelte necessarie”

Keir Starmer

Keir Starmer

Il premier Starmer annuncia investimenti record nelle forze armate e nell’industria bellica nazionale. La spesa salirà al 2,7% del Pil entro il 2029 con l’obiettivo di raggiungere il tre per cento.
 
Keir Starmer ha presentato al Parlamento il Defence Investment Plan, un pacchetto finanziario senza precedenti nella storia recente del Regno Unito destinato a ridefinire l’architettura di sicurezza britannica. Con un impegno totale che sfiora i 300 miliardi di sterline nei prossimi quattro anni, il governo laburista intende invertire decenni di declino delle capacità militari. Il primo ministro ha giustificato la manovra come una necessità imprescindibile: “il paradosso della pace è che, quando il mondo si arma e l’aggressione aumenta, il modo migliore per evitare la guerra è prepararsi alla guerra”.

Finanziamento attraverso riallocazioni di bilancio

La struttura finanziaria del piano si distingue per il metodo di copertura dei costi, evitando il ricorso all’indebitamento aggiuntivo che, secondo l’esecutivo, avrebbe effetti destabilizzanti sui tassi di interesse e sull’inflazione. Starmer ha respinto con fermezza le proposte di emissione di obbligazioni specifiche per la difesa, avanzate dai Liberal Democratici, definendole “debito con un altro nome”. In un momento in cui “una sterlina su dieci” è già destinata al pagamento degli interessi sul debito pregresso, il governo ha optato per una rigorosa revisione delle spese in conto capitale dei vari ministeri.
 
Questa operazione, descritta come un esame “riga per riga” dei bilanci, prevede una riallocazione pari a “un penny per ogni sterlina” spesa in investimenti pubblici non prioritari. Progetti infrastrutturali considerati importanti ma “non immediatamente vitali” per la sicurezza nazionale, inclusi alcuni interventi nel settore energetico e viario, subiranno rallentamenti o cancellazioni. L’obiettivo dichiarato è proteggere la spesa corrente per i servizi essenziali come sanità e istruzione, mantenendo al contempo la disciplina fiscale. “Si tratta di fare le scelte necessarie, le scelte giuste per proteggere la nostra nazione”, ha affermato Starmer, sottolineando come questa scelta rifletta una priorità strategica chiara.

Modernizzazione tecnologica e lezioni dall’Ucraina

Il cuore dottrinale del Defence Investment Plan risiede nell’adattamento alle lezioni emerse dal conflitto in Ucraina. Starmer ha evidenziato come la natura stessa dei conflitti stia cambiando “davanti ai nostri occhi”, con la guerra moderna che ha dimostrato che la massa tradizionale di mezzi corazzati e la potenza aerea convenzionale sono insufficienti se non integrate da innovazione rapida e produzione su larga scala. Le forze ucraine, pur disponendo di risorse limitate rispetto all’avversario russo, hanno ottenuto risultati strategici significativi: “hanno distrutto la Flotta del Mar Nero”, colpito in profondità il territorio russo e fermato l’avanzata di “uno dei più grandi eserciti del mondo”.
 
Lo hanno fatto, ha aggiunto il premier, “con il coraggio, certo”, ma anche “abbracciando la tecnologia”. Sulla base di queste evidenze, il piano britannico prevede un investimento di oltre 5 miliardi di sterline nella tecnologia dei droni, definito da Starmer “il più grande investimento mai fatto dal Regno Unito in questa tecnologia”. L’innovazione non si limita ai velivoli aerei, ma estende il concetto di “marina ibrida”. Le future operazioni navali vedranno fregate tradizionali operare in coordinamento con unità senza equipaggio, sia di superficie che sottomarine. Anche la Royal Air Force subirà una trasformazione radicale: i caccia Typhoon saranno affiancati da “wingmen” autonomi, capaci di renderli “invisibili” alla rilevazione nemica.

Rafforzamento industriale e impatto economico

Oltre alla componente operativa, il piano mira a rivitalizzare la base industriale e tecnologica della difesa britannica, promuovendo una politica “back British”. L’obiettivo è integrare le start-up innovative nella catena di fornitura militare, tradizionalmente dominata da grandi contractor consolidati. Questa apertura dovrebbe generare “quasi 60.000 posti di lavoro” altamente qualificati, distribuiti “in ogni regione e in ogni comunità” del Paese.
 
Per sostenere l’export del settore, è stata annunciata la creazione di una nuova facility finanziaria da 50 miliardi di sterline. Starmer ha descritto l’iniziativa come un impulso “che capita una volta in una generazione” per le imprese britanniche della difesa. “Il fatto è che i posti di lavoro nella difesa sono diversi”, ha affermato il premier. “Sono altamente qualificati, ben pagati. Offrono percorsi di carriera, formazione e un maggiore senso di significato”. La logica sottostante è che una industria della difesa robusta e innovativa non solo garantisce l’autonomia strategica, ma funge anche da volano per l’economia nazionale.

Cooperazione europea e deterrenza nucleare

Sul piano internazionale, il Defence Investment Plan si inserisce in una strategia di rafforzamento dell’Alleanza Atlantica con una maggiore enfasi sulla responsabilità europea. La Nato resta “più importante che mai”, ma per sostenere l’Alleanza i Paesi europei devono assumersi “una responsabilità più primaria per la propria difesa”. Starmer ha chiarito che l’obiettivo non è escludere gli Stati Uniti, ma “costruire una Nato più europea”, in cui i paesi del Vecchio Continente stiano “più saldamente sulle proprie gambe”.
 
Il Regno Unito sta già collaborando con la Germania nello sviluppo di armi di precisione e con la Norvegia nella costruzione di fregate anti-sottomarino, modelli di cooperazione che il nuovo piano intende espandere. “Dobbiamo fare ciò che serve per affrontare questo nuovo mondo, mantenere il nostro Paese al sicuro e cogliere le opportunità che derivano dall’investire nella nostra forza sovrana”, ha affermato Starmer.
 
Un pilastro fondamentale rimane il deterrente nucleare. Il governo ha confermato un investimento di 64 miliardi di sterline per il rinnovo della flotta di sottomarini a propulsione nucleare armati di missili Trident. Parallelamente, Londra prosegue nel programma Gcap insieme a Italia e Giappone, con un ulteriore stanziamento di 8,6 miliardi di sterline destinato a “mettere al sicuro i nostri cieli per i decenni a venire”.

Obiettivi di spesa e traiettoria futura

Le cifre definitive presentate da Starmer indicano un aumento sostenuto della spesa per la difesa, quello che il premier ha definito “il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dagli anni Ottanta”. Ai 270 miliardi di sterline già previsti dalla spending review precedente, si aggiungono 15 miliardi derivanti dal nuovo piano, portando il totale a “quasi 300 miliardi” nel quadriennio. La spesa annua passerà dagli attuali 54 miliardi a “quasi 80 miliardi” entro il 2029, con un incremento reale del 27%.
 
Questo sforzo finanziario porterà la spesa per la difesa al 2,7% del Prodotto Interno Lordo, avvicinandosi all’obiettivo del 3% che Starmer ha definito “la priorità numero uno” per la prossima revisione della spesa pubblica. Il premier ha però avvertito che in passato la spesa per la difesa è stata talvolta vista come “un pozzo senza fondo”. Questa volta, ha detto, dovrà essere diverso. “Non possiamo solo spendere di più. Dobbiamo spendere meglio”, ha affermato, citando riforme nel ministero della Difesa, maggiore valore dagli investimenti e accelerazione dell’innovazione.

Minacce ibride e sicurezza interna

La giustificazione politica del piano non si basa esclusivamente su scenari di conflitto convenzionale all’estero, ma anche sulla protezione diretta del territorio nazionale da minacce ibride. Starmer ha citato episodi di violenza urbana e vandalismo orchestrati da attori stranieri, nonché campagne di disinformazione “dirette a seminare divisione e alimentare disordini, diffondere menzogne e indebolire la nostra democrazia”. Il premier ha affermato: “Vediamo Stati stranieri prendere di mira la nostra nazione”, citando “teppisti assoldati da potenze straniere” per compiere violenze e incendi nelle strade britanniche.
 
Starmer ha insistito sul fatto che il suo governo ha “finalmente invertito il corrosivo svuotamento delle nostre forze armate” e che il programma di difesa del Regno unito è stato per troppo tempo “sottofinanziato e inadatto” alle minacce da affrontare. Le minacce, ha aggiunto, “non sono remote”. Il piano, ha spiegato, “rappresenta il nostro miglior giudizio su ciò di cui il Paese ha bisogno per affrontare questo momento” ed è “una piattaforma” sulla quale il suo successore Andy Burnham saprà costruire.
 
Il premier ha concluso ribadendo che queste scelte sono dettate dalla necessità di preservare i “valori di giustizia” del Regno Unito e il “semplice impulso britannico” secondo cui “bulli e dittatori non possono essere autorizzati a maltrattare le persone”. “Vogliamo che il nostro popolo possa vivere in un mondo definito dalla pace, dalla stabilità e dallo stato di diritto”, ha affermato Starmer. “Ma il modo migliore per difendersi è dissuadere”, cioè “avere la forza per far sì che gli avversari ci pensino due volte prima di agire”.