Mojtaba Khamenei ricompone la sicurezza iraniana attorno alla vecchia élite militare

L’ex comandante dei Guardiani della rivoluzione assume un ruolo chiave nell’organismo che coordina sicurezza e politica estera. Con lui avanzano figure legate alla struttura militare e alla repressione interna.

Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei

Il nuovo leader supremo iraniano, ancora assente dalla scena pubblica, ha nominato Mohsen Rezaei alla guida del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e rinnovato i vertici militari. Le scelte indicano una stretta integrazione tra apparato di sicurezza, forze armate e controllo interno.

Mojtaba Khamenei sta costruendo il proprio potere attraverso le nomine. A oltre cinque mesi dalla morte del padre Ali Khamenei e dalla decapitazione di parte dei vertici militari e della sicurezza iraniani nei primi attacchi statunitensi e israeliani, il nuovo leader supremo ha concentrato negli organismi decisivi uomini di comprovata fedeltà ai Guardiani della rivoluzione. La scelta più significativa è Mohsen Rezaei, 71 anni, nominato segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e rappresentante personale di Khamenei nello stesso organismo.

La nuova catena della sicurezza

Rezaei sostituisce Mohammad Bagher Zolghadr e si affianca a Saeed Jalili, altro esponente della linea dura. Formalmente il Consiglio è presieduto dal presidente Masoud Pezeshkian, ma sulle questioni strategiche l’ultima parola resta alla Guida suprema. Nel Consiglio si incontrano presidenza, diplomazia, intelligence e vertici militari: il suo controllo rappresenta quindi uno dei passaggi centrali nella definizione della politica di sicurezza e di quella estera iraniana.

La nomina assume un peso ulteriore perché Rezaei è una figura storica dei Pasdaran. Entrato nei Guardiani della rivoluzione dopo il 1979, ne diventò comandante nel 1981, a 27 anni, e rimase alla guida del Corpo per sedici anni, attraversando quasi tutta la guerra Iran-Iraq. Dopo il comando ha continuato a occupare posizioni di rilievo nell’establishment, dal Consiglio per il discernimento alla vicepresidenza per gli Affari economici durante il governo di Ebrahim Raisi. A marzo Mojtaba Khamenei lo aveva già scelto come consigliere militare.

Negli ultimi mesi Rezaei ha assunto posizioni nette sul confronto con Washington. Ha espresso scetticismo verso i negoziati, si è opposto al prolungamento del cessate il fuoco e ha contestato le ambiguità del memorandum raggiunto a giugno. Sullo Stretto di Hormuz ha escluso che Teheran possa accettare un corridoio marittimo sottratto al proprio controllo. La sua promozione arriva dunque mentre la navigazione nello Stretto costituisce uno dei principali nodi del confronto con l’amministrazione Trump.

Sei nomine per ricostruire l’apparato

La scelta di Rezaei si inserisce in un riassetto più ampio. Lunedì Khamenei ha formalizzato sei nomine ai vertici militari. Ali Abdollahi è diventato capo di Stato maggiore delle Forze armate e Kioumars Heydari suo vice. Ahmad Vahidi è stato confermato al comando dei Guardiani della rivoluzione e promosso maggior generale, mentre Mostafa Izadi è diventato vicecomandante.

Ali Azmaei è stato posto alla guida della Marina dei Pasdaran e Hossein Taeb è tornato al comando dei Basij. Diversi ufficiali svolgevano già di fatto le rispettive funzioni dopo le perdite provocate dagli attacchi statunitensi e israeliani. I decreti del nuovo leader trasformano quindi una struttura nata dall’emergenza in una catena di comando formalmente investita dalla Guida suprema.

Tra queste nomine, quella di Taeb assume un significato particolare per la sicurezza interna. Ex capo dell’organizzazione di intelligence dei Guardiani, Taeb è stato alla guida dei Basij durante le proteste seguite alle contestate elezioni presidenziali del 2009. Il suo ritorno rafforza l’ipotesi che il nuovo vertice iraniano consideri la tenuta interna del regime una componente della stessa strategia con cui affrontare il confronto militare esterno.

Il legame con la rete di Mojtaba

Il riassetto mette infatti sullo stesso asse Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, Guardiani della rivoluzione, Marina dei Pasdaran e Basij. Sono apparati diversi, ma tutti riconducibili a quella rete politico-militare con cui Mojtaba Khamenei aveva costruito rapporti durante il lungo potere del padre.

La sua successione era stata sostenuta proprio dai Pasdaran, secondo quanto riferito da Reuters, che lo consideravano vicino alle loro posizioni. Ora uomini provenienti da quell’ambiente occupano i principali snodi della sicurezza iraniana. Il nuovo leader sembra così affidarsi a una classe dirigente militare e securitaria già collaudata, riducendo gli spazi per possibili divergenze tra governo, diplomazia e apparato armato.

Il dato politico è reso più significativo dall’assenza pubblica dello stesso Mojtaba. Secondo le ricostruzioni disponibili, il nuovo leader sarebbe rimasto gravemente ferito nell’attacco del 28 febbraio nel quale morì il padre. Da allora non è comparso pubblicamente. La stampa di Stato ha riferito di incontri con Pezeshkian, ma il presidente iraniano ha fornito nelle ultime settimane indicazioni non sempre coincidenti sulla facilità dei contatti con la Guida.

È attraverso le nomine, dunque, che la sua autorità diventa per ora più visibile.

Fermezza e spazio per trattare

Il nuovo assetto non implica necessariamente la chiusura di ogni canale negoziale con Washington. La figura di Rezaei consente una lettura meno lineare. Pur appartenendo all’establishment conservatore e avendo assunto posizioni dure, l’ex comandante dei Pasdaran ha mostrato in passato una capacità pragmatica e non coincide completamente con l’ala più intransigente rappresentata da Jalili.

Proprio la sua storia militare potrebbe permettergli di offrire una copertura politica a eventuali decisioni negoziali difficili. Una concessione sostenuta da un ex comandante dei Guardiani potrebbe infatti risultare più difendibile all’interno dell’apparato rispetto a un compromesso affidato a un esponente percepito come moderato.

Il messaggio immediato resta però quello della preparazione allo scontro. Prima di decidere come trattare con Washington, Mojtaba Khamenei sembra voler assicurarsi il controllo degli uomini chiamati ad applicare qualsiasi decisione. La nuova struttura tiene insieme il confronto con gli Stati Uniti e Israele, lo Stretto di Hormuz, la capacità missilistica e la sicurezza interna.

Per Teheran, la ricostruzione della catena di comando dopo le perdite subite nella guerra diventa così anche uno strumento di consolidamento del nuovo potere. La scelta di affidarsi ai veterani dei Pasdaran segnala che Mojtaba Khamenei, pur restando invisibile, sta definendo il proprio sistema di governo attraverso l’apparato che più di ogni altro garantisce continuità alla Repubblica islamica.