Papa riceve per prima volta in storia vetero-cattolici di Utrecht

Papa riceve per prima volta in storia vetero-cattolici di Utrecht
30 ottobre 2014

“E ora anno Domini 2014, 48 anni dopo il memorabile anno 1966, tutti i vescovi vetero-cattolici dell’Unione di Utrecht sono qui, con lei, Santo Padre, per la prima volta nella storia”. Con tono solenne il presidente della Conferenza Internazionale dei vescovi veterocattolici, Joris Vercammen, si rivolto stamane (in inglese) a Papa Francesco, richiamando tanto la visita – avvenuta appunto nel 1966 – compiuta dall’allora arcivescovo di Utrecth, card. Bernard Alfrink all’arcivescovo veter-cattolico della stessa citta’ olandese, Andreas Rinkel, quanto la drammatica rottura, avvenuta nel 1889, tra questa “Chiesa separata” da Roma. La vicenda affonda le radici nella storia, ma ha ripercussioni nel presente. Il Concilio vaticano I, il 18 luglio del 1870, proclamo’ i dogmi del primato pontificio e dell’infallibilita’ papale. Alla vigilia, 55 vescovi si allontanarono in disaccordo. Uno di essi, in particolare, Ignaz von Doellinger, contesto’ i dogmi sottolineando che nella storia i Pontefici si erano dimostrati tutt’altro che infallibili.

Sulla scia di questi vescovi, poi per lo piu’ rientrati in comunione con Roma, nacque la Chiesa vetero-cattolica, con sede a Utrecht ma presente in vari paesi mittel-europei (Polonia, Beglio, Olanda, Svizzera, Germania, oltre che una diaspora negli Stati Uniti). Una piccola Chiesa che – secondo i propri dati – annovera 600mila fedeli. E che, per la prima volta nella storia, viene ricevuta da un Ponefice romano che, peraltro, nel corso del suo pontificato (ma non oggi) ha parlato di riforma del papato. “Se, da una parte, ci rallegriamo ogni volta che possiamo compiere ulteriori passi verso una piu’ salda comunione di fede e di vita, dall’altra ci rattristiamo nel prendere coscienza dei nuovi disaccordi che sono emersi tra noi nel corso degli anni”, ha detto il Papa nel discorso pronunciato oggi.

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“Le questioni ecclesiologiche e teologiche che hanno accompagnato la nostra separazione – ha detto ancora il Papa ai vetero-cattolici – sono ora piu’ difficili da superare a causa della nostra crescente distanza su temi attinenti al ministero ed al discernimento etico. La sfida che cattolici e veterocattolici devono affrontare e’ dunque quella di perseverare in un sostanziale dialogo teologico e di continuare a camminare insieme, a pregare insieme e a lavorare insieme in un piu’ profondo spirito di conversione a tutto cio’ che Cristo vuole per la sua Chiesa. Nella nostra separazione vi sono stati, da entrambe le parti, gravi peccati e mancanze umane. In uno spirito di reciproco perdono e di umile pentimento, abbiamo bisogno adesso di rafforzare il nostro desiderio di riconciliazione e di pace. Il cammino verso l’unita’ inizia con una trasformazione del cuore, con una conversione interiore. E’ un viaggio spirituale dall’incontro all’amicizia, dall’amicizia alla fratellanza, dalla fratellanza alla comunione. Lungo il percorso, il cambiamento e’ inevitabile. Dobbiamo essere sempre disposti ad ascoltare e a seguire i suggerimenti dello Spirito che ci guida alla verita’ tutta intera”, ha detto ancora Bergoglio. “Nel frattempo, nel cuore dell’Europa, cosi’ confusa sulla propria identita’ e sulla propria vocazione, vi sono molte aree in cui cattolici e veterocattolici possono collaborare, tentando di rispondere alla profonda crisi spirituale che colpisce individui e societa’”, ha poi detto il Papa. “C’e’ sete di Dio. C’e’ un profondo desiderio di riscoprire il senso della vita. E c’e’ un urgente bisogno di una testimonianza credibile delle verita’ e dei valori del Vangelo”.

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L’arcivescovo di Utrecht e presidente della Conferenza Internazionale dei vescovi veterocattolici dell’Unione, Joris Vercammen, ha sottolineato, da parte sua, come siano migliorati i rapporti con la Chiesa cattolica nonostante le importanti questioni che ancora dividono: “Nella Dichiarazione di Utrecht, firmata 125 anni fa, continuiamo a riconoscere la posizione unica del Vescovo di Roma, il Papa, all’interno di tutta la Chiesa. Nella ecclesiologia veteroccattolica da allora, si e’ cercato di esplorare come questo ufficio possa svolgere il primato per le Chiese di tutto il mondo, come segno personale dell’unita’ che le Chiese locali condividono. Nella nostra ecclesiologia sottolineiamo il fatto che l’ufficio del Vescovo di Roma non ha una giurisdizione universale. Al contrario, riteniamo che il Vescovo di Roma, come primus inter pares, possa avere un’autorita’ morale piu’ alta se inserita all’interno della sinodalita’ dei vescovi, che rappresentano le Chiese cattoliche locali”.

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