Pulp Podcast, Beppe Grillo esclude di fondare un partito ma lascia aperta la strada in politica
Nell’intervista di oltre ottanta minuti con Fedez e Mr Marra, l’ex garante del M5S afferma di non avere “il potere” di organizzare una lista, ma ricorda che nella polvere restano “semi di qualcosa”.
Beppe Grillo
Beppe Grillo ha escluso di poter fondare un nuovo partito, senza chiudere del tutto il proprio percorso politico, nel corso di un’intervista di oltre ottanta minuti a Pulp Podcast, il format di Fedez e Mr Marra su YouTube.
Grillo si è chiesto come potrebbe fondare un partito e organizzarlo, e si è risposto da solo: “Non ho il potere di farlo, non ho le facoltà”, ha dichiarato, aggiungendo di poter offrire al massimo input a idee su singoli temi. L’esclusione riguarda anche una lista alle Politiche.
“Mi hanno detto che sono stato polverizzato ma nella polvere ci sono anche i semi di qualcosa”, ha ribadito l’ex garante, lasciando aperta una prospettiva. Non ha indicato quali iniziative potrebbero derivarne né con quali tempi.
Sull’ipotesi di una candidatura personale ha scherzato, richiamando i suoi spettacoli teatrali con gli ologrammi, che a suo dire sarebbero stati utili anche al premier indiano Narendra Modi e al leader della sinistra francese Jean-Luc Mélenchon per i risultati elettorali. “Io ero già lì anni prima”, ha rivendicato. Sul programma ha osservato che nessuno lo legge: in una candidatura ipotetica, ha detto, si limiterebbe a chiedere fiducia agli elettori.
La contesa sul contrassegno elettorale
Il conflitto con il M5S guidato da Giuseppe Conte è il tema su cui i conduttori hanno insistito. Grillo ha difeso la scelta di promuovere un’azione legale per riprendersi il simbolo del Movimento, che a suo giudizio dovrebbe chiamarsi in modo diverso perché, ha spiegato, “è un’altra cosa”.
Conte compare nell’intervista con il soprannome di “reverendo Jones”, “l’uomo che sussurrava ai cavilli”, già anticipato da Grillo nei giorni scorsi. Sulla causa l’ex garante ha precisato: “Io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, lui dovrebbe avere il suo simbolo, con il suo stemma”.
Non sono ancora stati resi noti i dettagli sul procedimento: nelle parti dell’intervista riportate Grillo non indica sede, stato e tempi dell’azione.
Sull’estromissione dal Movimento non ha recriminato: “Sono stato estromesso, però non ho rimpianti”, ha dichiarato. Ha descritto il M5S di oggi come un partito ordinario, composto da persone nuove rispetto a quelle delle origini.
Agli ex seguaci riconosce qualità personali: “Io non ce l’ho con il movimento, sono anche persone in gamba, qua parliamo di uno spirito che non c’è più”, ha spiegato. Non vede una rinascita del M5S sui valori delle origini, che considera passati, ma ritiene che alcuni elementi siano “compostabili”, cioè ancora presenti.
Le origini accanto a Casaleggio
Grillo ha ricostruito la nascita del Movimento il 4 ottobre 2009, giorno di San Francesco, insieme a Gianroberto Casaleggio. Con lui, ha ricordato, non si è mai candidato né ha mai pensato di farlo. Il principio di “uno vale uno”, ha precisato, non implica che tutti siano uguali: a tutti va data “la stessa possibilità di partenza”.
Casaleggio, ha raccontato, “aveva la sintesi, il grado di organizzazione, era il manager”. Dopo la sua morte, nel 2016, Grillo si è trovato privo di riferimenti; è arrivato Luigi Di Maio, giudicato bravissimo, e poi il ruolo di garante, che l’ex leader descrive come privo di peso reale.
L’obiettivo condiviso con Casaleggio, ha spiegato, era “immettere nella politica un sentimento”, quello di provare a cambiare la vita dei più disagiati.
Il passaggio obbligato sul processo
Il primo passaggio dell’intervista ha riguardato il figlio Ciro, condannato in primo grado per stupro. I conduttori non hanno posto domande: Grillo ha reso una dichiarazione spontanea, descrivendo il figlio come una persona che “sta attraversando un momento un po’ particolare, di enorme pesantezza”.
Ciro, ha riferito il padre, si è laureato con 110 e lode, ha formato una famiglia, con una figlia e una moglie, e studia per diventare avvocato penalista. Il fine, ha precisato Grillo, è “gridare al mondo un po’ la sua innocenza”, anche difendendosi da solo.
Nelle parti riportate dell’intervista non compaiono riferimenti al dispositivo della sentenza né a un eventuale appello.
Le amarezze sulla memoria cancellata
Grillo ha ripercorso la giovinezza: da rappresentante di abbigliamento è diventato cabarettista, ha raccontato, quasi per caso. Il racconto ha toccato anche l’allontanamento dalla Rai.
Tra le amarezze personali ha indicato una cancellazione progressiva: “Stanno cancellando la mia memoria”, ha dichiarato. Ha citato un festival dedicato a Baudo al quale non è stato invitato, la rimozione dall’elenco dei vincitori del David e il taglio dell’intervista di Aldo Cazzullo a Gino Paoli, nella quale il cantautore parlava bene di lui.
Ha rivendicato poi il ruolo di innovatore e la passione per le tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale, pur confessando di prendere “appunti morbosamente a mano”.
Algoritmi che imparano, istituzioni ferme
Sulla politica del presente Grillo ha espresso posizioni critiche. Ha spiegato i successi della destra di AfD in Germania con “la paura” che i migranti suscitano nelle periferie, mentre, a suo dire, i benestanti dei centri cittadini ne traggono vantaggio grazie alla disponibilità di badanti e di altra manodopera che altrimenti manca.
Il nodo, ha osservato, è istituzionale: “L’intelligenza artificiale, l’algoritmo impara, la democrazia no. Siamo rimasti fermi con delle istituzioni del paleolitico”.
Da qui, ha sostenuto, la spinta verso fascismo, nazionalismo, bandiera e patria, che ha definito malattie infantili paragonabili agli orecchioni.
Su Roberto Vannacci, fondatore di Futuro nazionale, Grillo ha detto che a favorirlo sono i giornalisti che lo criticano: “Vannacci è come una decalcomania: più gli sputi sopra, più la inumidisci e più si appiccica”. Il suo futuro, ha aggiunto, sono le domande venate di astio, a cui risponde con un italiano corretto.
Il giudizio su Rai e Report
Sul caso Ranucci Grillo ha detto di avere poco interesse, ma ha rivolto una critica a Report, la trasmissione di Rai 3 che in passato si è occupata anche di lui: “Le indagini venivano fatte come se volessero arrivare a un punto prestabilito”, ha dichiarato. Nelle parti riportate non è indicato a quali inchieste si riferisca.
Sulla Rai ha espresso un giudizio negativo: “non è più niente, è una tv commerciale, gestita male, con 13mila dipendenti”, ha sostenuto. La cifra sul personale è quella citata da Grillo.
La sua proposta, ha ricordato, era vendere a privati la seconda e la terza rete e creare un canale sul modello di Arte, finanziato ma senza pubblicità. Non sono ancora stati resi noti i dettagli su modalità della cessione, fonti di finanziamento e destino del personale.
I margini d’azione dopo l’estromissione
L’intervista non contiene annunci organizzativi. Grillo ha dichiarato di non avere gli strumenti per fondare un partito e ha limitato il proprio ruolo a idee e input; l’unica iniziativa concreta citata è l’azione legale sul simbolo, il cui esito è affidato ai giudici.
Il M5S guidato da Conte ha superato nel 2024 la figura del garante che Grillo ricopriva, ed è a quella vicenda che l’ex fondatore si riferisce parlando di estromissione. Nel materiale disponibile non compaiono reazioni di Conte o dei vertici del Movimento alle parole di Grillo.
Un eventuale accoglimento della richiesta inciderebbe sull’uso del simbolo da parte del Movimento; un rigetto lascerebbe invariata la situazione attuale. Sulla base delle sue stesse parole, restano all’ex garante due terreni: il contenzioso e le apparizioni pubbliche come quella a Pulp Podcast, che gli ha offerto una platea con una forte componente di giovani e nativi digitali.
