Meloni porta il divieto del burqa in Cdm e sfida Lega e Vannacci. E’ gara sulla linea più dura

Il governo prepara per giovedì 24 settembre un disegno di legge sulla scuola che dovrebbe vietare il velo integrale negli istituti e fissare anche un limite agli studenti stranieri per classe. La premier ha annunciato le misure domenica alla festa Fenix di Gioventù nazionale.

consiglioministrimeloniok

Giorgia Meloni porta al Consiglio dei ministri di giovedì 24 settembre il divieto di burqa e niqab nelle scuole, insieme a un limite al numero degli studenti stranieri per classe e all’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di alunni stranieri con gravi difficoltà di inserimento. La premier ha annunciato il pacchetto domenica, alla festa Fenix di Gioventù nazionale, trasformando una serie di proposte parlamentari già depositate in un intervento del governo.

Il veicolo normativo, secondo quanto emerso oggi, dovrebbe essere un disegno di legge di iniziativa governativa, con misure sulla scuola predisposte dal ministero dell’Istruzione. L’ordine del giorno del Cdm non è ancora formalizzato, ma la riunione è prevista per giovedì alle 16.30.

Meloni ha motivato il divieto sostenendo che “a scuola si va a viso scoperto” e che “la parità tra uomo e donna non è negoziabile”. Sul tema della composizione delle classi ha aggiunto: “Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza”.

Una norma già pronta in Parlamento

L’accelerazione di Palazzo Chigi si innesta su un testo che Fratelli d’Italia aveva presentato alla Camera nell’ottobre 2025 contro quello che il partito definisce “separatismo islamico”. La proposta, firmata dalla deputata Sara Kelany insieme a Galeazzo Bignami e Francesco Filini e presentata con il sottosegretario Andrea Delmastro, prevede il divieto di indumenti che coprano il volto nei luoghi pubblici, nelle scuole e università, negli esercizi commerciali e negli uffici. La sanzione prevista dal testo arriva a 3 mila euro.

Quel progetto non si limita al velo integrale. Prevede anche la tracciabilità dei finanziamenti destinati ai luoghi di culto, pene più severe per alcune forme di costrizione al matrimonio, nuove fattispecie relative agli esami e ai certificati di verginità e un intervento sulla propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio religioso.

Kelany aveva spiegato che la proposta nasce dall’esigenza di contrastare la formazione di “contro-società” nelle quali, secondo la formulazione politica di FdI, potrebbero prevalere norme estranee all’ordinamento italiano. La parte sul velo integrale è dunque soltanto uno degli elementi di un provvedimento più ampio, attualmente all’esame parlamentare.

Il responsabile del programma di FdI Francesco Filini ha collegato il nuovo intervento alla proposta già all’esame della Camera. “Valditara sta lavorando a questo provvedimento da un po’ di tempo”, ha precisato, spiegando che il testo potrebbe essere accorpato ad altri disegni di legge, compreso quello del partito sul divieto del burqa nei luoghi pubblici.

La Lega rivendica la priorità

La materia è da tempo terreno di iniziativa della Lega. Il partito di Matteo Salvini aveva depositato proprie proposte sul velo integrale e sulla costrizione all’occultamento del volto, oltre ad avere presentato emendamenti sul tema all’interno di diversi provvedimenti sulla sicurezza e sull’immigrazione.

Quando FdI presentò il proprio testo nell’ottobre 2025, la Lega reagì rivendicando la primogenitura politica della proposta. L’asse tra i due partiti di governo si è così costruito anche attraverso iniziative parallele su immigrazione, sicurezza, radicalismo religioso e regolamentazione dei luoghi di culto.

Il confronto interno alla maggioranza riemerge ora con l’iniziativa di Meloni. Roberto Vannacci ha pubblicato su X un video intitolato “Meloni e il centrodestra inseguono Vannacci”, accompagnandolo con la battuta sull’ombrellino: “Così non vi perdete”. Anche il deputato Rossano Sasso, esponente dell’area vannacciana, ha rivendicato il risultato politico: “Più Vannacci cresce, più il centrodestra moderato ci insegue e recupera la trebisonda. Bene. Ora barra dritta e subito la legge anti-islamizzazione voluta dal generale Vannacci”.

Sasso aveva presentato a giugno una risoluzione in commissione Cultura sull’islamizzazione delle scuole, poi approvata, impegnando il governo a intervenire sul tema. La nuova iniziativa dell’esecutivo si colloca quindi in una sequenza parlamentare già avviata, nella quale Lega, FdI e area vannacciana hanno avanzato proposte in parte sovrapposte.

Il nodo della scuola e del limite

Il governo deve ora definire il perimetro esatto della norma. Una delle ipotesi è concentrare il divieto del velo integrale sulla scuola, collegandolo al provvedimento sul limite degli studenti stranieri per classe. Un’altra possibilità, coerente con il testo di FdI già depositato, è mantenere una disciplina più ampia, estesa ai luoghi pubblici.

La proposta di FdI del 2025 prevede infatti un divieto generale per gli indumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona, non limitato alle aule. Il testo include esplicitamente scuole, università, uffici ed esercizi commerciali.

Il responsabile del programma Filini ha indicato come possibile riferimento proprio questa impostazione, spiegando che il testo potrebbe essere accorpato ad altre iniziative parlamentari. Silvia Sardone, vicesegretaria della Lega e candidata del partito alla guida di Milano, sostiene invece che il divieto dovrebbe valere ovunque.

Parallelamente, il governo lavora sul tetto degli studenti stranieri. La misura annunciata da Meloni dovrebbe introdurre per legge un numero massimo per classe e prevedere corsi di italiano per i genitori di studenti stranieri che presentino gravi problemi di inserimento scolastico. Il provvedimento è stato presentato dalla premier come parte di una politica di integrazione scolastica.

La legge del 1975 e il vuoto normativo

L’Italia non dispone oggi di una legge specifica che vieti il burqa o il niqab per motivi religiosi. Il riferimento generale è la disciplina sulla pubblica sicurezza, in particolare l’articolo 5 della legge 152 del 1975, che vieta, senza giustificato motivo, l’uso di caschi o di altri mezzi che rendano difficoltoso il riconoscimento della persona in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Il punto controverso è stato negli anni proprio il “giustificato motivo”. La questione ha prodotto interpretazioni diverse sulla possibilità di ricondurre alla libertà religiosa o culturale la copertura integrale del volto. Il progetto di FdI mira a intervenire direttamente su questo terreno, trasformando la disciplina generale in un divieto esplicito per determinate categorie di luoghi.

La differenza rispetto alla normativa vigente sarebbe quindi nella specificità del divieto. Non si tratterebbe soltanto di verificare caso per caso se esista un motivo legittimo per coprire il volto, ma di stabilire per legge dove tale condotta non sarebbe consentita.

Poche alunne, grande rilievo politico

Il dato quantitativo ridimensiona la diffusione del fenomeno nelle scuole. Secondo le stime riportate dalla “Tecnica della Scuola” e richiamate oggi anche dalle agenzie di stampa, il numero delle alunne che indossano il burqa sarebbe molto contenuto rispetto alla popolazione scolastica. ANSA stima nell’ordine di 500-600 le studentesse straniere che potrebbero portare il velo integrale; la “Tecnica della Scuola” aveva indicato un rapporto di circa una studentessa con burqa ogni 660 classi.

Il dato rende evidente che la questione normativa non riguarda soltanto la frequenza del fenomeno. Il governo la inserisce nel tema più generale dell’integrazione, della conoscenza della lingua italiana e del rapporto tra libertà religiosa, riconoscibilità della persona e regole comuni.

È anche su questo punto che si concentra la contestazione delle opposizioni. I partiti contrari alla misura accusano Meloni di utilizzare il tema del velo per spostare il confronto politico sulla sicurezza e sull’immigrazione e di distogliere l’attenzione dai problemi strutturali della scuola. Si tratta di una valutazione politica delle opposizioni, contrapposta alla motivazione indicata dal governo, che presenta il provvedimento come una misura di integrazione e di tutela della parità tra uomini e donne.

Il passaggio decisivo sarà in Parlamento

La partita ora si sposta dal piano degli annunci a quello della scrittura normativa. Il governo deve stabilire se il divieto riguarderà esclusivamente burqa e niqab oppure una categoria più ampia di indumenti che impediscono il riconoscimento; deve inoltre definire sanzioni, eccezioni e ambito di applicazione.

Lo stesso problema riguarda il tetto agli studenti stranieri. La percentuale, la definizione di “studente straniero”, le modalità di deroga e i criteri per redistribuire gli alunni saranno elementi decisivi del testo. Al momento, il governo ha annunciato il principio della limitazione senza aver ancora reso noto in via definitiva il quadro completo delle regole.

Il calendario indicato dalla maggioranza porta il provvedimento al Consiglio dei ministri di giovedì. Da quel passaggio dipenderà la forma definitiva dell’iniziativa e il suo successivo esame parlamentare. Nel frattempo, la misura ha già riaperto all’interno del centrodestra la competizione sulle politiche relative all’Islam, all’immigrazione e all’integrazione, mentre il governo tenta di ricondurre proposte parlamentari separate dentro un unico intervento sulla scuola.