Riformisti sul piano di guerra, ancora tensione Pd-M5s su Ucraina
I gruppi parlamentari chiedono al governo di sostenere una riforma dei Trattati per superare l’unanimità nelle decisioni strategiche dell’Unione e rafforzarne la capacità di intervento. Sul sostegno militare a Kyiv, invece, restano le distanze tra democratici e Movimento.
I gruppi parlamentari di Pd, M5S e Avs alla Camera hanno depositato il 15 settembre una mozione unitaria per chiedere al governo di sostenere il superamento del voto all’unanimità e del conseguente potere di veto in alcuni settori strategici dell’Unione europea. Il documento propone una riforma dei Trattati per rendere più rapida l’azione europea, dalla politica estera alla difesa, dalla fiscalità al mercato interno.
La convergenza sulla riforma dell’Unione
La mozione è stata promossa dai capigruppo in commissione Affari europei Piero De Luca per il Pd, Filippo Scerra per il M5S e Marco Grimaldi per Avs. Il testo individua nella regola dell’unanimità uno dei limiti alla capacità decisionale dell’Unione, perché attribuisce a ciascuno Stato membro un potere di veto in settori considerati strategici.
Secondo i tre gruppi, il meccanismo può impedire decisioni sostenute dalla maggioranza degli altri Paesi o costringere a compromessi che rallentano la capacità dell’Unione di agire. Nel documento viene richiamato anche il caso dell’Ungheria, utilizzato come esempio delle difficoltà incontrate negli ultimi anni dal processo decisionale europeo.
L’obiettivo indicato nella mozione non riguarda soltanto la politica estera. Il superamento dell’unanimità viene collegato alla difesa comune e alla sicurezza, all’armonizzazione fiscale e alla regolazione del mercato interno. Il testo richiama inoltre autonomia strategica, sicurezza energetica, transizione ecologica e competitività europea.
La proposta comprende anche il ricorso a iniziative comuni, risorse adeguate, debito comune e investimenti in beni pubblici europei, con l’obiettivo dichiarato di sostenere la coesione e il modello sociale dell’Unione.
L’Ucraina resta il punto di divisione
La convergenza sulla riforma europea non cancella le differenze sulla guerra in Ucraina. Giuseppe Conte ha ribadito nei giorni scorsi che il Movimento 5 Stelle non intende sottoscrivere un programma di coalizione che prosegua sulla linea del governo Meloni per quanto riguarda la politica estera e il sostegno militare a Kyiv.
Alla festa del Fatto Quotidiano, Conte aveva sostenuto che un’eventuale vittoria di Elly Schlein alle primarie non dovrebbe tradursi nella prosecuzione degli invii di armi all’Ucraina. Il leader del M5S ha collegato questa scelta al rischio di un’ulteriore escalation internazionale.
La posizione ha provocato la reazione dell’area riformista del Pd. Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, ha chiesto di affrontare apertamente le divergenze e ha ribadito la propria adesione alla linea espressa da Schlein: prosecuzione del sostegno a Kyiv, iniziativa europea per favorire il negoziato e garanzie di sicurezza per il futuro.
Guerini ha quindi indicato una distinzione netta tra la prosecuzione dell’aiuto all’Ucraina e l’obiettivo di arrivare a un negoziato. La sua posizione coincide con quella espressa nelle ultime ore da altri esponenti riformisti del Pd, mentre sul tema resta una differenza politica con il M5S.
Sensi e Calenda attaccano Conte
Sul confronto è intervenuto anche il senatore dem Filippo Sensi, che ha associato la posizione del Movimento a quelle di esponenti della destra sul dossier ucraino. Nel suo intervento ha richiamato gli attacchi russi e le conseguenze del conflitto, contestando la linea espressa dal leader pentastellato.
Carlo Calenda ha invece sostenuto che le dichiarazioni di Conte rappresentino un cambiamento di rilievo nel confronto interno al centrosinistra. Il leader di Azione ha collegato la posizione del M5S anche alla competizione per le primarie e alla definizione della futura linea politica della coalizione.
La distanza sul dossier ucraino era già emersa nelle reazioni dei riformisti democratici alle precedenti dichiarazioni di Conte. Nei giorni scorsi Filippo Sensi, Lorenzo Guerini e Lia Quartapelle hanno ribadito che il Pd non intende rinunciare al sostegno a Kyiv.
Il confronto passa dal programma
Il prossimo passaggio indicato nel calendario politico è “Nova”, l’iniziativa del M5S prevista a Milano nel fine settimana per discutere il programma al termine della campagna di ascolto organizzata dal Movimento. Dal confronto dovrebbe partire una fase successiva di discussione all’interno della coalizione.
Il doppio binario emerso nelle ultime ore è quindi definito: Pd, M5S e Avs trovano una convergenza parlamentare sulla necessità di rafforzare il processo decisionale europeo, mentre sulla politica estera e, in particolare, sul sostegno militare all’Ucraina rimangono posizioni differenti. La mozione sull’Europa rappresenta un punto di lavoro comune; la definizione del programma di coalizione dovrà invece affrontare le questioni sulle quali l’intesa non è ancora maturata.
