Guaidò nel mirino del Tribunale che parla di “colpo di Stato”. Parolin, da S. Sede neutralità positiva

Guaidò nel mirino del Tribunale che parla di “colpo di Stato”. Parolin, da S. Sede neutralità positiva
Nicolas Maduro e Juan Guaidò
9 febbraio 2019

E’ sempre alta la tensione in Venezuela. E se dal fronte governativo, il presidente venezuelano Nicolas Maduro di tornare alle urne per le presidenziali non vuol sentirne parlare, dal fronte dell’opposizione, Juan Guaidò, autoproclamatosi presidente ad interim, non esclude un intervento militare Usa per estromettere Maduro e alleviare crisi umanitaria Caracas. Questa è l’aria che tira in un Paese, il Venezuela, devastato da tempo da una crisi politica ma soprattutto economica e dove la povertà cresce vertiginosamente.

Maduro ha sostenuto in queste ore di “non essere d’accordo con il contenuto del documento del Gruppo di contatto internazionale della Ue” presentato a Montevideo, sottolineando che “Federica Mogherini e’ destinata al fallimento se continua ad ascoltare la destra venezuelana”. Tuttavia, si dice pronto a ricevere “qualsiasi inviato del Gruppo che vorra’ incontrarmi”. Maduro e’ tornato a chiedere la mediazione di Papa Francesco alla crisi politica nel Paese. “Aspettiamo con pazienza la sua risposta”, ha detto, “sicuro” che il Papa voglia “aiutare il Venezuela” e ha aggiunto: “Chiediamo a Dio che la risposta sia molto illuminata”. Il presidente venezuelano ha anche garantito che impedirà lo “show” degli aiuti umanitari. Riferendosi al cibo e alle medicine che stanno cominciando ad arrivare nella confinante Colombia, Maduro ha detto: “il Venezuela non intende tollerare lo show del presunto aiuto umanitario, non siamo mendicanti”.

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E proprio dal Vaticano arrivani i primi segnali. “L’atteggiamento della Santa Sede e’ quello di una neutralita’ positiva, non e’ l’atteggiamento di chi si mette alla finestra a guardare che cosa succede quasi indifferente – ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin -. E’ l’atteggiamento di chi cerca di essere sopra le parti per superare la conflittualita’”. Quindi, “sono le parti che a questo punto devono muoversi, come del resto e’ successo quando la Santa Sede accetto’ di diventare parte del dialogo”, ha concluso Parolin. Dal fronte dell’opposizione, Guaidò alza il tiro. E come detto, non esclude intervento militare Usa per estromettere Maduro e alleviare crisi umanitaria Caracas. In un’intervista all’agenzia France Press, a Guaido’ e’ stato chiesto se usera’ i suoi poteri come presidente del Parlamento e presidente ad interim per autorizzare un eventuale intervento militare degli Stati Uniti che possa indurre il capo dello Stato, Nicolas Maduro, a lasciare il potere e mettere fine alla crisi umanitaria nel Paese. “Faremo tutto cio’ che e’ necessario”, ha risposto Guaido’. “Ovviamente e’ un tema molto controverso, ma facendo uso della nostra sovranita’, dell’esercizio delle nostre prerogative, faremo il necessario”.

Ma Guaidò è anche nel mirino del Tribunale supremo di Giustizia venezuelano, organo giudiziario fedele al presidente Maduro. Infatti, il Tsj ha dichiarato che il presidente dell’Assemblea Nazionale ha commesso una “usurpazione”, per avere “preteso di esercitare funzioni inerenti alla Presidenza della Repubblica”. – Il presidente della Sala Costituzionale del Tsj, Juan Jose’ Mendoza, ha letto una sentenza dell’alta corte nella quale ha dichiarato “nullo e senza valore” lo “Statuto di Transizione” varato dal Parlamento di Caracas, in applicazione del programma politico di Guaido’. Questo Statuto, ha detto Mendoza, costituisce una “grottesca deformazione” dell’organizzazione dei poteri prevista dalla Costituzione, nonche’ un “atto di forza” da parte dell’Assemblea Nazionale, che il Tsj ha dichiarato “in oltraggio alla corte” dal gennaio del 2016, cioe’ dopo le elezioni di dicembre del 2015 in cui l’opposizione ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi del Parlamento unicamerale.

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In base a queste considerazioni, il Tsj considera che le iniziative del Parlamento costituiscono un “atto destabilizzante diretto”, e un “vero e proprio assalto” contro gli organi dello Stato, lanciato in base a “una grossolana ignoranza delle norme che reggono i poteri pubblici, incorrendo in una chiara usurpazione di funzioni”. Mendoza ha poi “esortato” la Procura Generale a “svolgere le inchieste pertinenti a questo caso”, in particolare per quanto riguarda l’assunzione delle funzioni dell’Esecutivo da parte di Guaido’, il che costituisce “un colpo di Stato come quello dell’aprile del 2002”, contro l’allora presidente Hugo Chavez, giacche’ consiste nel “cercare di provocare l’uscita del capo dello Stato attraverso meccanismi che sono fuori dalla Costituzione”.

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