Paranoia a Mosca tra complotti e controlli digitale, il Cremlino teme il colpo di Stato
Vladimir Putin
Vladimir Putin ha blindato la propria sicurezza personale e quella dei suoi collaboratori a causa del timore di un colpo di Stato. Il rapporto di un’agenzia di intelligence europea, ottenuto dalla CNN, descrive un clima di paranoia al Cremlino, alimentato da una serie di assassinii di ufficiali russi e dalla possibile ascesa di una fronda interna guidata dall’ex ministro Sergei Shoigu.
Sospetti e crepe nell’élite russa
Il documento evidenzia come il Cremlino sia ossessionato dalla fuga di informazioni sensibili e dal rischio di attentati perpetrati con droni. L’attenzione dei servizi russi si è concentrata su Sergei Shoigu, attuale segretario del Consiglio di Sicurezza. Sebbene sia stato per anni un pilastro del sistema putiniano, l’ex ministro della Difesa è oggi associato al rischio di un golpe per via della sua influenza sull’alto comando militare.
L’arresto del suo ex vice, Ruslan Tsalikov, avvenuto il 5 marzo con accuse di corruzione e riciclaggio, viene interpretato dagli analisti come un segnale di rottura dei patti di protezione tra le élite. Questa mossa indebolisce la posizione di Shoigu, rendendolo potenzialmente vulnerabile a indagini dirette. Tuttavia, il rapporto sottolinea che non esistono prove certe a supporto di un suo coinvolgimento attivo in una congiura.
Misure drastiche per lo staff
La risposta dell’apparato di sicurezza è stata immediata e capillare. Cuochi, fotografi e guardie del corpo del presidente sono ora soggetti a restrizioni senza precedenti. È stato loro imposto il divieto di utilizzare i mezzi pubblici, mentre l’accesso a internet tramite dispositivi mobili è stato rimosso per chiunque operi a stretto contatto con il leader.
Ogni visitatore del Cremlino è sottoposto a un doppio controllo sistematico. Queste contromisure riflettono un malcontento che non riguarda solo la sfera militare, ma si estende al tessuto economico e sociale della Russia. Le battute d’arresto nel conflitto ucraino e la pressione delle sanzioni hanno logorato la stabilità interna, spingendo la sicurezza presidenziale a installare sistemi di sorveglianza fin dentro le abitazioni private dei collaboratori più stretti del capo dello Stato.
Il rifugio nei bunker potenziati
La paranoia istituzionale ha modificato anche l’agenda pubblica del presidente. Le intelligence occidentali riferiscono che il numero di luoghi visitati abitualmente da Putin è stato ridotto drasticamente. Nel 2025 non risulta ancora alcuna visita a strutture militari, nonostante i programmi ufficiali. Per mantenere l’immagine di una presenza costante, il Cremlino ricorrerebbe con frequenza a immagini preregistrate.
In realtà, dall’inizio del conflitto, Putin trascorrerebbe lunghi periodi in bunker potenziati, in particolare nella regione di Krasnodar, lontano dai centri nevralgici del potere moscovita. Questo isolamento fisico, unito alla diffusione strategica del dossier da parte dei servizi europei, suggerisce un tentativo deliberato dell’Occidente di esacerbare i sospetti interni al cerchio magico del leader, rendendo la sua protezione una prigione dorata.
