Salvini incassa anche su Tav. Conte: “Bloccare l’opera costerebbe più che completarla”

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23 luglio 2019

E’ uno dei segnali che la Lega attendeva. Ovvero il si’ del governo all’Alta velocita’ Torino-Lione. Il partito di via Bellerio conosceva l’orientamento del presidente del Consiglio gia’ da venerdi’ ma il video in cui il premier Giuseppe Conte da’ di fatto il via libera alla realizzazione del Tav e’ considerato un messaggio importante. “Oggi bloccare la Tav costerebbe piu’ che completarla”. In una breve diretta, studiata a lungo e diffusa solo in serata, il premier Giuseppe Conte impone quella che, nel M5S, e’ una sorta di rivoluzione copernicana: il si’ alla Tav. Venerdi’, annuncia, l’Italia dira’ si’ ai fondi europei per un progetto che, il governo non puo’ fermare per un motivo semplice, scandito da Conte: un’alternativa al Tav non c’e’ e fermare la Torino-Lione non farebbe gli “interesse nazionali” perche’ costerebbe di piu’ agli italiani.

Conte ha precisanto anche che “la Francia si e’ espressa per la conferma della realizzazione di questa opera. Ne consegue che se volessimo bloccare l’opera e intraprendere un progetto alternativo non lo potremmo fare condividendolo con la Francia. Non potremmo confidare su un mutuo dissenso con gli altri protagonisti: Francia e Ue”. In altri termini, “a queste condizioni- spiega- solo il parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale viste anche le leggi di ratifica adottate dalle camere”. Luigi Di Maio incassa il colpo: “Non noi. Non il Movimento 5 Stelle. Per noi la Torino-Lione era e resta un’opera dannosa”. “Ora Conte annuncia che il governo è per sì alla Tav. Nella migliore delle ipotesi abbiamo perso più di un anno. Nella peggiore un altro giro di valzer che non porterà a nulla. Povera Italia”, ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti su twitter.

“Le parole che Giuseppe Conte ha pronunciato oggi sulla Tav sarebbero dovute arrivare un anno fa – ha detto Mara Carfagna, coordinatrice nazionale di Forza Italia -. Sembra di stare in una barzelletta, che la Tav fosse un’opera strategica per l’Italia lo sapevamo tutti, ma il governo, con il ministro Toninelli a guidare le truppe contrarie alle Torino-Lione, ha preferito tenere tutto fermo. Se avesse un minimo di coerenza – ha concluso la vicepresidente della Camera – Danilo Toninelli ora rassegnerebbe le sue dimissioni”.

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“La Tav – ha ribadito Salvini – si fara’, come giusto e come sempre chiesto dalla Lega. Peccato per il tempo perso, adesso di corsa a sbloccare tutti gli altri cantieri fermi”. Eppure anche questa mattina tra i ‘big’ della Lega serpeggiava nervosismo. Una settimana di tempo, tutto e’ ancora possibile: era stato lapidario il ‘messaggio’ che Salvini aveva consegnato ai suoi. Sia a Palazzo Chigi che in Parlamento non si avverte piu’ aria di crisi, o perlomeno la tensione rispetto a giovedi’ scorso – quando il vicepremier leghista da Helsinki sanci’ pubblicamente “la rottura dei rapporti personali” con Di Maio – si e’ abbassata. Il ricorso alla fiducia alla Camera sul dl sicurezza – decisione che era gia’ stata presa tempo fa – e’ la conferma che sul provvedimento in discussione a Montecitorio non ci sono piu’ fibrillazioni. Ma questo non vuol dire – sottolineavano in mattinata fonti parlamentari del Carroccio – che il clima si sia rasserenato.

Anzi Giorgetti ha spiegato a piu’ di un interlocutore che si portera’ a casa il dl sicurezza prima alla Camera e in seguito al Senato e poi si giochera’ la carta di far saltare tutto. Stando ai resoconti che girano nel partito di via Bellerio la deadline e’ quella della prima settimana di agosto. Salvini con i fedelissimi non si e’ sbilanciato. Ma la tesi dei suoi e’ sempre la stessa: o riusciamo ad esercitare il potere, portando avanti le cose da fare e le riforme, oppure dobbiamo trovare un’altra strada. “O c’e’ un tavolo sull’autonomia oppure non senso continuare”, il ‘refrain’ dei governatori. Salvini sta quindi valutando se ci sono le condizioni per andare avanti. Ma la crisi non e’ superata, il messaggio spedito ai colonnelli anche ieri sera. Pero’ la novita’ sulla Torino-Lione e’ destinata a cambiare le carte sul tavolo. Ci sono altre opere da sbloccare, c’e’ da trovare l’accordo sulla riforma fiscale (“Stiamo lavorando alla manovra, anche questa mattina c’e’ stata una riunione”, ha detto il vice ministro Garavaglia), sulla riforma della giustizia (non c’e’ ancora accordo tra M5s e Lega) ma il via libera alla Tav puo’ essere uno snodo importante per siglare la tregua. La posizione della Lega (‘tenetevi pronti a tutto’, aveva spiegato Salvini) dovrebbe quindi ammorbidirsi.

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Un altro passaggio importante ci sara’ domani quando il premier Conte riferira’ sulla vicenda ‘Savoini’: la Lega ritiene, spiega un ‘big’, che dietro il caso dei presunti finanziamenti russi al partito, ci possano essere i Servizi. “E la delega ce l’ha Conte. E’ tutta una trappola”, azzarda la stessa fonte. Ma il premier con il video sulla Tav ha sminato il terreno e la tempistica decisa non e’ un fattore da considerare secondario. Al di la’ dell”affaire Metropol’ ad accendere gli animi nella maggioranza e’ stato il vertice sull’autonomia della scorsa settimana. E non solo perche’ si e’ deciso di accantonare l’articolo 12. La rivendicazione della vittoria M5s e le parole di Conte sui governatori hanno alzato ancor piu’ la tensione, viene rimarcato. Il ministro degli Affari regionali, Stefani, ha lamentato oggi la mancata convocazione di un tavolo tecnico ma un esponente di governo della Lega sottolinea che con il Mef c’e’ l’accordo sulla questione della ripartizione delle risorse, “non ci deve essere alcun fondo di perequazione”, la tesi.

La base leghista insomma vorrebbe andare all’incasso, consapevole del dato dei sondaggi sui consensi. Ma la strada delle elezioni anticipate e’ lastricata da innumerevoli incognite: non solo c’e’ la possibilita’ di un altro governo (“Ma sarebbe perfetto per noi andare all’opposizione con un altro esecutivo”, la riflessione di un deputato che punta a strappare con i Cinque stelle) anche se la convinzione e’ che non sia possibile la formazione di un’altra maggioranza, ma anche il percorso individuato dal governo con la Ue per evitare la procedura di infrazione sarebbe in pericolo. Il segnale arrivato sulla Torino-Lione e’ pero’ considerato un passo avanti. In ogni caso Salvini aveva spiegato che la commissione di inchiesta sui fatti di Bibbiano vedra’ la luce ad inizio d’agosto. “Questo significa che non ci pensa a rompere”, osserva un deputato. Domani si cerchera’ di accelerare in Commissione Giustizia al Senato. E Pillon intende accelerare anche sul tema degli affidi, “altro che settembre, gia’ c’e’ pronto un testo unificato sul quale hanno lavorato anche i magistrati, non solo M5s”, osserva il senatore leghista. Domani si guarderanno i numeri della maggioranza sul dl sicurezza bis e poi quelli di palazzo Madama che sono piu’ ballerini. “Ma e’ chiaro – sottolinea un esponente della Lega – che il si’ alla Tav potrebbe cambiare le cose”.

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