Scuola, stop al burqa e corsi di lingua per le famiglie straniere: pronto l’emendamento Valditara

La misura si accompagna alla convocazione di una grande assise sull’integrazione studentesca prevista per novembre.

Giuseppe Valditara (1)

Giuseppe Valditara

Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara presenterà un emendamento al ddl Sicurezza per vietare il burqa nelle scuole e introdurre corsi di italiano per i genitori stranieri. La misura si accompagna alla convocazione di un’assise nazionale sull’integrazione studentesca prevista per novembre, con la partecipazione di esponenti politici, sindacati, docenti, esperti e consulte degli studenti.

I due pilastri dell’emendamento

Il provvedimento si articola su due fronti. Il primo vieta l’accesso agli istituti scolari con il velo integrale, ritenuto dal ministro incompatibile con i principi costituzionali. Il secondo impone percorsi linguistici per i genitori di alunni stranieri, con l’obiettivo dichiarato di evitare “che uno studente disimpari a casa quanto appreso in classe”. Valditara ha precisato che il divieto del burqa è “un principio applicato in molti paesi europei e in alcuni stati a maggioranza musulmana”.
 
Il titolare dell’Istruzione ha tracciato una netta linea concettuale tra due termini spesso usati come sinonimi nel dibattito pubblico. “Faccio un esempio: se permettiamo che una ragazza venga a scuola con il burqa, la includiamo accettando principi in contrasto con la Costituzione, come la discriminazione uomo-donna, ma non la integriamo”, ha dichiarato Valditara. Secondo il ministro, l’inclusione “è accettare chiunque a prescindere da come vive”, mentre l’integrazione “vuole dire inserire la persona in un sistema di regole condivise, che rispecchiano la Costituzione”.

La questione della dignità femminile

L’emendamento viene motivato con la necessità di “riaffermare i valori di dignità della donna e di eguaglianza fra uomo e donna”. Valditara ha sostenuto che accettare il burqa significherebbe “accettare che sia una non-persona” e “impedirle di socializzare”. Il tema, ha aggiunto, riguarda “la condivisione dei nostri valori anche per chi viene da culture distanti”.
 
La conferenza nazionale convocata per novembre dovrà definire i contorni della nuova politica scolastica sull’integrazione. Al tavolo saranno chiamati rappresentanti delle forze politiche, organizzazioni sindacali, corpo docente, esperti del settore e le consulte degli studenti. Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulla composizione esatta dei tavoli di lavoro né sul calendario degli incontri preparatori.

Il quadro normativo europeo

Il divieto del velo integrale negli spazi pubblici e scolastici è già in vigore in diversi Paesi dell’Unione europea. La Francia ha approvato nel 2010 una legge che vieta la dissimulazione del volto nei luoghi aperti al pubblico, misura estesa poi agli accompagnatori nelle uscite scolastiche. Il Belgio ha introdotto norme analoghe nel 2011. Anche alcuni Stati a maggioranza musulmana, come il Tunisia di Bourguiba prima e il Kosovo più recentemente, hanno adottato restrizioni sul velo negli istituti scolari e negli uffici pubblici.

Le implicazioni costituzionali

L’emendamento solleverà probabilmente un confronto sul bilanciamento tra libertà religiosa, sancita dall’articolo 19 della Costituzione, e i principi di eguaglianza formale e sostanziale degli articoli 2 e 3. La giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo ha finora riconosciuto margini di discrezionalità agli Stati membri nella regolamentazione dei simboli religiosi negli spazi pubblici, purché le restrizioni siano proporzionate e perseguano obiettivi legittimi di ordine pubblico o di tutela dei diritti altrui.
 
La misura è destinata a dividere la maggioranza e l’opposizione. Le forze di centrodestra dovrebbero sostenere il provvedimento, mentre le associazioni per i diritti civili e alcune componenti del centrosinistra potrebbero sollevare obiezioni sulla libertà di culto. Il mondo islamico italiano, attraverso le proprie rappresentanze, potrebbe chiedere un confronto preventivo prima dell’approvazione definitiva del testo.