“Se non si vota, poi è difficile lamentarsi”: Meloni chiama a raccolta gli elettori del centrodestra

A meno di venti giorni dall’appuntamento referendario del 22-23 marzo sulla riforma della magistratura, la presidente del Consiglio lancia dal microfono di Rtl 102.5 un appello diretto ai cittadini favorevoli al cambiamento, mentre l’escalation militare in Iran e il rialzo dei prezzi energetici tengono le menti degli italiani altrove. Tajani, nel frattempo, evoca il rischio di brogli.

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Giorgia Meloni

A poco più di due settimane dal voto, la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici — cuore del disegno di legge voluto dall’esecutivo Meloni — rischia di sparire dall’agenda degli italiani. L’escalation militare americana e israeliana contro l’Iran ha infiammato i mercati, fatto schizzare il prezzo del greggio e trascinato verso l’alto bollette e beni di prima necessità. In questo scenario, il referendum del 22-23 marzo diventa, per molti elettori, un tema distante, quasi astratto.

La maggioranza in allarme sul voto

È Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, a fotografare con maggiore nettezza l’inquietudine interna alla coalizione. Oggi ha convocato i quadri del partito chiedendo una “mobilitazione straordinaria”: ogni parlamentare, ogni consigliere comunale, ogni sindaco deve attivarsi “casa per casa”. Le parole sono state esplicite: “Se non facciamo così rischiamo di perdere”. Tajani ha anche evocato il rischio di irregolarità durante le operazioni di voto, invitando la coalizione a vigilare affinché “la partita si giochi in modo corretto”.

Sulla stessa linea il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha delineato un quadro privo di eufemismi: “Con questi venti di guerra e con i rincari della benzina, il referendum è un tema politico sempre più lontano dalla preoccupazione della gente. È difficile per chiunque convincerli ad andare a votare, soprattutto il nostro elettorato.” Una diagnosi che non lascia spazio a ottimismi di facciata.

Nordio sicuro, Meloni in campo via radio

Di segno opposto la postura del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, titolare della riforma. Nordio si è detto “preoccupato per la guerra in quanto tale” — prendendo le distanze da letture strumentali del conflitto — ma “sicurissimo di vincere” la consultazione referendaria. Una fiducia che suona quasi solitaria rispetto al tono degli alleati.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto questa mattina la radio per parlare agli italiani. Intervenuta su Rtl 102.5, ha ricordato che la riforma della magistratura è un impegno assunto con i cittadini prima delle elezioni politiche del 2022. “Sono anni, decenni, che sentiamo dire che la giustizia in Italia non funziona adeguatamente”, ha detto, invitando chi condivide questa valutazione a non sprecare “cinque minuti” il 22 e 23 marzo. La chiusura è stata un monito secco: “Se non si è disposti a fare questo poi è difficile lamentarsi di quello che non funziona in Italia.”

Resta aperta la questione della presenza fisica della premier nelle piazze. Possibile, ma non ancora confermata, la sua partecipazione a un’iniziativa di Fratelli d’Italia il 12 marzo a Milano, dedicata al tema della giustizia. Il partito di governo valuta se il coinvolgimento diretto della leader possa spostare l’ago dell’affluenza in un momento in cui i sondaggi indicano una rimonta consistente dei “No”.