Svelato l’arcano, gli stipendi dell’Ars zavorrano lo sviluppo dell’Isola

28 giugno 2014

Non c’è tregua sugli stipendi dei dipendenti Ars e Regione. C’è chi, come il governatore Crocetta, continua puntualmente a sostenere che proprio quelli del parlamento siciliano devono subire tagli perché “sono i più alti d’Italia”. C’è chi, invece – ed è il caso del presidente dell’Ars Ardizzone – ritiene archiviata la questione grazie alla relativa delibera del consiglio di presidenza che ha fissato il tetto massimo delle retribuzioni dei dirigenti del parlamento a 240mila euro. Una querelle trasversale. Più o meno tutti i politici – big e non- fanno parte del coro. Se ne sono sentite di tutti i colori. Una questione che da settimane anima il dibattitto politico come se le retribuzioni dei dipendenti (Regione e Ars) siano l’unico problema che affligge la Sicilia. La prossima settimana siamo a luglio e la manovra ter non è stata ancora varata. Se ne parla da mesi. Solo chiacchiere. Siamo a luglio e della riforma delle Province non si sa più nulla. Non si sa nulla neanche dei consorzi di comuni (istituiti?). Come non si sa più nulla della riforma della burocrazia sempre strillata dalla politica. Per non parlare degli stipendi di oltre trenta mila dipendenti di società partecipate che se non verranno rimpinguate le casse regionali, questi lavoratori si ritroveranno fra qualche mese ancora una volta senza stipendi. E potremmo andare avanti. Di sviluppo, poi, neanche a pensarci. L’annosa questione della crescita e del lavoro non sembra neanche essere nell’agenda politica, stando alle amare cifre che la cronaca puntualmente riporta. Quindi, continuiamo ad occuparci delle retribuzioni dei dipendenti Ars e Regione in attesa di andare in vacanza.

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