Un reportage dallo slum di Nairobi: ecco “Lamiere”

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6 febbraio 2019

“Vi do un quadro della situazione: la società civile in Kenya è attiva, ma di fatto i diritti sono sospesi e i conflitti tribali continuano”. Possiamo partire da questo sintetico quadro tracciato da frate Ettore Marangi, uno dei protagonisti della storia a fumetti raccontata da Danilo Deninotti, Giorgio Fontana e Lucio Ruvidotti, per entrare dentro “Lamiere”, brillante esempio di graphic journalism dedicato allo slum Deep Sea a Nairobi. Abbiamo incontrato i tre autori alla Fondazione Feltrinelli a Milano.

“L’entrata a Deep Sea – ci ha raccontato Giorgio, uno degli sceneggiatori del reportage – ha subito demolito l’astrattezza del concetto di slum, di bidonville. Noi leggendo e informandoci sappiamo in che condizioni vivono le persone, ma soltanto mettendoci piede senti innanzitutto gli odori, vedi come la gente vive fisicamente nelle baracche di lamiera e ti trovi in un certo senso in mezzo a un campo magnetico di forze”. Pagina dopo pagina, disegno dopo disegno, il libro mette in luce i mille contrasti e le mille storie che si intrecciano in un groviglio di drammi, ma anche di umanità. Che la tecnica del fumetto contribuisce a restituire con anche maggiore pienezza. Lucio Ruvidotti è il disegnatore del gruppo.

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“Fare un reportage a fumetti – ci ha spiegato – è un lavoro lungo, quindi ti allontana un po’ da quella situazione nella quale tu vai, registri il fatto di cronaca, fai la foto o il video, e nell’arco di poche ore o poche settimane hai un reportage pronto. L’intento fin da subito è stato quello di raccontare una storia, anche perché da un certo punto di vista se avessimo voluto solo trasmettere delle informazioni ci sarebbero stati altri mezzi: con due pagine scritte si poteva forse raccontare di più”. Ma il progetto dei tre giornalisti era diverso, così come diversi si sono ritrovati loro alla fine del viaggio in Kenya, una volta tornati in Italia.

“Non ti nascondo – ci ha confidato Danilo Deninotti, anche lui sceneggiatore del libro – che quello che ci siamo portati a casa fin da subito, riaprendo la valigia, era una montagna di rabbia, molto fumante, ma rilfettendo e lavorando sul libro e su quello che abbiamo incontrato, sulle persone che abbiamo visto all’opera – i frati che ci hanno ospitato, i medici che dedicano le loro vacanze a fare qualcosa per gli abitanti di uno slum, quello che ci siamo portati a casa è stata anche una consapevolezza, soprattutto per quanto riguarda i temi della solidarietà, la delega non può più essere sufficiente, ci si può nel proprio piccolo sporcare le mani ogni giorno”. Edito da Feltrinelli, “Lamiere” è un esempio molto contemporaneo di come può cambiare, ogni tanto per fortuna in meglio, il mondo dell’informazione anche in Italia.

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