Washington tenta di contenere Israele mentre torna alta la tensione con Teheran. Trump: “Ho lasciato istruzioni” nel caso mi uccidano

La Casa Bianca non vuole un nuovo conflitto regionale e cerca di evitare il coinvolgimento diretto israeliano. Il governo Netanyahu rivendica però il diritto di riprendere le operazioni contro l’Iran.

Donald Trump, Mojtaba Khamenei e Benjamin Netanyahu

Donald Trump, Mojtaba Khamenei e Benjamin Netanyahu

Donald Trump ha dichiarato concluso il cessate il fuoco con l’Iran dopo la ripresa degli scontri tra Washington e Teheran, accusando il governo iraniano di aver violato gli impegni dell’intesa raggiunta con la mediazione di Pakistan e Qatar. L’annuncio del presidente americano, pubblicato su Truth Social, riapre una crisi che solo pochi giorni prima sembrava avviata verso una fase di stabilizzazione.

“Teheran ci ha chiesto di continuare i colloqui. Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno comunicato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è terminato”, ha scritto Trump.

La rottura arriva dopo un accordo che prevedeva una sospensione delle ostilità per 60 giorni e che aveva l’obiettivo di fermare gli attacchi reciproci. Secondo Washington, però, l’Iran avrebbe violato gli impegni continuando azioni militari nella regione.

Dalla tregua alle accuse reciproche

Il cessate il fuoco era stato raggiunto attraverso un canale diplomatico sostenuto da Pakistan e Qatar, con l’obiettivo di interrompere una fase di forte escalation tra Stati Uniti e Iran. L’intesa aveva ridotto temporaneamente gli scontri, ma non aveva risolto le questioni alla base del confronto: il programma militare iraniano, la presenza americana nella regione e il ruolo di Israele nelle operazioni contro Teheran.

La crisi è tornata ad aggravarsi dopo nuovi episodi attribuiti all’Iran dagli Stati Uniti e dagli alleati occidentali. Washington ha sostenuto che Teheran non avrebbe rispettato gli obblighi previsti dall’accordo, mentre il governo iraniano ha respinto le accuse e ha annunciato la propria disponibilità a reagire a eventuali nuovi attacchi.

Il punto centrale dello scontro riguarda ora la possibilità di trasformare una crisi diplomatica in un nuovo confronto militare diretto.

Teheran minaccia Israele

L’Iran ha risposto all’annuncio americano con una dura presa di posizione. Mohammad Bagher Zolghadr, capo del massimo organo di sicurezza nazionale iraniano, ha avvertito che ogni attacco contro infrastrutture del Paese provocherà una rappresaglia.

“Qualsiasi attacco alle infrastrutture avrà una risposta e il regime sionista criminale responsabile di queste atrocità non sarà al sicuro dalla risposta dei nostri combattenti”, ha dichiarato in un messaggio trasmesso dalla televisione di Stato.

La leadership iraniana ha indicato Israele come principale obiettivo della possibile risposta, confermando il rischio che un nuovo scontro possa allargarsi oltre il confronto diretto tra Washington e Teheran.

Israele prepara un nuovo scenario militare

Israele considera ancora aperta la possibilità di una ripresa delle operazioni contro l’Iran. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che le forze armate israeliane sono pronte ad agire anche senza un intervento diretto americano.

“Le Idf sono in stato di massima allerta e pronte a riprendere la campagna, riconquistare la superiorità aerea e condurre un attacco israeliano indipendente contro l’Iran per eliminare le minacce”, ha affermato Katz.

Secondo fonti israeliane citate dalla Cnn, tuttavia, l’amministrazione Trump avrebbe scelto una linea più prudente e non vorrebbe che Israele partecipasse alla nuova fase militare. Washington teme che un coinvolgimento diretto di Netanyahu possa rendere più difficile controllare l’evoluzione del conflitto.

Una delle fonti ha spiegato che la valutazione prevalente in Israele è che Trump non voglia tornare a una guerra regionale su vasta scala e preferisca mantenere strumenti di pressione limitati, come eventuali misure contro i porti iraniani.

Gli Stati Uniti lasciano aperto il canale diplomatico

Nonostante la dichiarazione sulla fine della tregua, Washington non considera chiusa ogni possibilità negoziale. La vice rappresentante americana all’Onu, Tammy Bruce, ha ribadito che la diplomazia resta possibile, ma soltanto se Teheran rispetterà gli impegni internazionali.

“Il dialogo resta possibile, ma gli Stati Uniti non possono negoziare mentre l’Iran non rispetta obblighi semplici, come non sparare contro obiettivi civili”, ha dichiarato durante una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Bruce ha aggiunto che gli Stati Uniti risponderanno a eventuali attacchi contro navi o obiettivi civili, confermando la linea di pressione mantenuta dall’amministrazione Trump.

Secondo quanto riferito da Axios, un nuovo ciclo di negoziati tra Washington e Teheran potrebbe comunque svolgersi la prossima settimana, con la possibile ospitalità della Svizzera. L’eventuale incontro non è stato ancora confermato ufficialmente dalle parti.

Il fronte internazionale e il nodo dello Stretto di Hormuz

La crisi è arrivata anche al Consiglio di sicurezza dell’Onu, dove la Francia ha accusato l’Iran di aver violato il memorandum d’intesa mediato da Pakistan e Qatar.

Il rappresentante permanente francese Jérôme Bonnafont ha attribuito a Teheran la responsabilità dell’ultima escalation, citando gli attacchi contro Bahrein, Qatar, Giordania e le tensioni sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

La partita resta quindi aperta su due livelli: quello militare, con Israele e Iran pronti a nuove mosse, e quello diplomatico, dove Stati Uniti e partner internazionali cercano di evitare che la crisi si trasformi in un conflitto regionale prolungato.

La prossima fase dipenderà dalla capacità di Washington e Teheran di riaprire un canale negoziale e, soprattutto, dalla possibilità di contenere le iniziative militari degli attori coinvolti.

Trump: “Ho lasciato istruzioni” nel caso mi uccidano

Donald Trump ha rivelato di aver impartito ai vertici militari statunitensi disposizioni precise per il caso in cui l’Iran riuscisse ad assassinarlo: bombardare il Paese “con un’intensità mai vista prima”. Lo ha dichiarato al New York Post, mentre a Washington circolano informazioni di intelligence su un nuovo complotto iraniano ai suoi danni.

“Sono nella loro lista da molto tempo. È questo il problema”, ha affermato Trump. “Ho dato istruzioni: se dovesse succedere qualcosa, bombardateli letteralmente con una intensità mai vista prima”.

Israele trasmette l’allarme a Washington

Il Wall Street Journal, citando fonti a conoscenza della vicenda, ha riferito che Israele ha condiviso con gli Stati Uniti informazioni su un piano aggiornato dei Guardiani della Rivoluzione islamica per eliminare Trump. La CNN ha confermato la notizia, precisando che l’avviso israeliano è giunto questa settimana e riguarda un complotto specifico, distinto dal flusso di segnalazioni generiche raccolto negli ultimi mesi. Due fonti citate dall’emittente precisano che Washington non ha ancora verificato autonomamente l’attendibilità delle informazioni.

Alcuni funzionari americani ritengono che la mossa israeliana risponda anche a un obiettivo politico: orientare le decisioni di Trump mentre valuta se intensificare l’azione militare contro Teheran. Funzionari statunitensi sentiti da Channel 12 offrono una lettura più cauta: l’informazione condivisa da Israele riguarderebbe un dialogo generico tra funzionari iraniani, non un piano operativo definito.

Interrogato sul complotto segnalato da Israele, Trump ha respinto l’idea di una minaccia inedita: “No, no. Israele non ha fatto nulla. No, no”, ha dichiarato, sostenendo che l’Iran lo vuole morto “da anni”. “Sono il numero uno nella lista nera dell’Iran da molto tempo, e la vita è così”, ha aggiunto. “Spero che vi mancherò”.

Al vertice NATO di Ankara aveva già dichiarato di trovarsi “in ognuna delle loro liste” e di considerarsi “piuttosto fortunato”, pur ammettendo che “forse questa fortuna non durerà ancora a lungo”.

Le radici della minaccia risalgono al 2020

L’Iran ha reso pubblica la minaccia dal gennaio 2020, quando un attacco statunitense uccise il generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds. Gli appelli alla morte di Trump si sono moltiplicati durante le commemorazioni per la Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso nella fase iniziale dell’attuale conflitto. A Mashhad i cortei funebri hanno esposto striscioni con la scritta “Uccideremo Trump” e intonato cori contro il presidente e il vicepresidente JD Vance. Non è chiaro quando le informazioni israeliane siano state trasmesse né attraverso quale canale.

Trump è già stato bersaglio di più tentativi di attentato, incluso quello del luglio 2024 in Pennsylvania, in cui un proiettile gli sfiorò un orecchio. Nel novembre 2024 il Dipartimento di Giustizia aveva reso pubblica un’incriminazione per un piano di omicidio su commissione orchestrato dai Guardiani della Rivoluzione islamica.

Il cessate il fuoco di sessanta giorni raggiunto dopo gli scontri nello Stretto di Hormuz appare compromesso: nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno condotto nuovi raid su obiettivi iraniani in risposta ad attacchi contro naviglio commerciale. Resta l’obiettivo di un’intesa sul nucleare entro metà agosto. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, critico verso la linea diplomatica di Trump sull’Iran, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente giovedì e dovrebbe recarsi a Washington nelle prossime settimane.