25 aprile, Mattarella e Meloni uniti nel nome della Resistenza per superare le storiche fratture nazionali
Il Quirinale riafferma il motto di Calamandrei mentre Palazzo Chigi riconosce nella fine dell’occupazione nazista il momento decisivo per la nascita di una nazione autorevole. Le due massime cariche dello Stato scelgono la via della concordia istituzionale per ribadire che l’amore per la libertà costituisce l’unico vero antidoto contro ogni autoritarismo.
La sintonia istituzionale tra il Quirinale e Palazzo Chigi segna l’ottantunesimo anniversario della Liberazione, trasformando la ricorrenza in un manifesto di unità nazionale.
Sergio Mattarella, dal teatro Feronia di San Severino Marche, e Giorgia Meloni, attraverso una nota ufficiale, convergono sull’eredità della Resistenza come radice comune della Repubblica. Il Capo dello Stato rivendica l’attualità del motto “ora e sempre Resistenza”, chiarendo che la celebrazione non è un ossequio alla retorica, ma un atto di amor di Patria rivolto a tutti gli italiani che amano la libertà e rifiutano l’indifferenza.
Le radici comuni della Repubblica
Il richiamo al 1945 non è un esercizio di archeologia politica, ma la ricerca di una sintesi nazionale. Mattarella sottolinea come la Costituzione, definita “cara agli italiani”, trovi linfa vitale in quegli eventi che videro partigiani di diverse nazioni combattere per un ideale comune.
Su questa linea si attesta anche la Presidenza del Consiglio. Giorgia Meloni dichiara di ritrovarsi nelle parole del Quirinale, auspicando che la ricorrenza diventi un momento di coesione e riflessione collettiva. La concordia, nel messaggio della Premier, è lo strumento per trarre quel vigore necessario a una nazione che intende essere protagonista nello scenario internazionale.
Difesa delle istituzioni e pace
La riflessione presidenziale si allarga al contesto geopolitico contemporaneo, segnato da conflitti che minacciano gli equilibri globali. Mattarella mette in guardia contro le “antistoriche velleità” di indebolire i percorsi che hanno condotto alla nascita dell’Onu e dell’Unione Europea.
Reagire alla guerra significa, oggi come allora, dare fiducia a istituzioni comuni che siano garanti di giustizia e pace. La libertà non ammette confini; l’indifferenza verso i popoli oggi oppressi rappresenterebbe un tradimento dello spirito della Resistenza, intesa come opposizione netta a ogni forma di violenza dell’uomo sull’uomo.
Il sacrificio del territorio marchigiano
Nel conferire la medaglia d’oro al valor civile a San Severino Marche, il Presidente ripercorre le tappe di una lotta che ha coinvolto l’intera società civile. Ricorda i sacerdoti trucidati, le violenze su donne e bambini, il sacrificio dei carabinieri e il ruolo di figure centrali come Carlo Alberto Dalla Chiesa, Enrico Mattei e Sandro Pertini. Questa geografia della memoria serve a ribadire che il passato non è un capitolo chiuso. Citando William Faulkner, Mattarella ammonisce che ciò che è accaduto continua a vivere nelle sue conseguenze, rendendo l’impegno per la democrazia un dovere permanente per la Repubblica.
