Congo, una piccola Cape Canaveral lancia topi nello spazio

Congo, una piccola Cape Canaveral lancia topi nello spazio
13 dicembre 2015

congo spazioIn mezzo alla foresta la notte e’ tempestata di stelle. Milioni di luci splendono come diamanti, e Jean-Patrice Keta (foto), 45 anni, osserva il cielo con lo sguardo rapito. Nella Repubblica democratica del Congo e’ diventato una sorta di eroe nazionale, l’uomo che punta piu’ in alto di tutti. “Sono sempre stato affascinato dai segreti dell’universo”, spiega. Da piccolo divorava film e libri di fantascienza, cercava nel cielo satelliti e Ufo. Divenuto adulto, ha preso in mano i primi volumi di fisica e di astronomia e si e’ messo in testa di costruire una piccola Cape Canaveral nel cuore della selva congolese, nel villaggio natale di Menkao, a un paio di chilometri di strada sterrata dalla capitale Kinshasa. La televisione ha trasmesso in diretta i lanci dei suoi razzi destinati alla conquista dello spazio. Per costruire i suoi missili, Keta ha assemblato decine di barattoli di Ovomaltina, la miscela liofilizzata di orzo e latte che piace tanto ai suoi connazionali. “Per farli decollare ho utilizzato polvere da sparo recuperata da vecchie munizioni- racconta- Per controllarne la traiettoria ho sfruttato un navigatore satellitare Gps”. Keta ha calcolato il tragitto e la gittata dopo avere studiato i rudimenti della balistica sui testi dell’universita’. Era convinto di aver progettato tutto nei minimi particolari. Ma qualcosa e’ andato storto: i primi quattro missili si sono schiantati al suolo o sono esplosi a pochi secondi dal lancio.

L’ultimo vettore spedito in aria nel 2009, 1.576 chili di tecnologia fai da te, e’ andato in frantumi quando mancava poco all’ambito traguardo dei 20 chilometri di altezza, la’ dove finisce la troposfera, lo strato piu’ basso dell’atmosfera terrestre. A bordo c’era un topo, sacrificato in nome del progresso scientifico. “E’ morto senza soffrire- dice Keta senza scomporsi- Non sono il tipo che si scoraggia di fronte a qualche insuccesso. Anche Albert Einstein ha fallito degli esperimenti. Ho una missione da portare a termine nella mia vita: raggiungere lo spazio. Ci sono andato vicino tante volte, ora sono certo di potercela fare”, promette invitando a visitare il Centre de Recherche Aerospatiale che ha costruito inchiodando assi di legno e vecchie lamiere. Non e’ certo un laboratorio della Nasa. La luce tremolante di un neon illumina una stanza che pare uscita dal set di Guerre stellari. Schermi di vecchi computer attaccati alle pareti, strani congegni accatastati in un angolo, una mappa della volta celeste dispiegata su un tavolo dove giace un razzo. E’ l’ultimo prototipo ideato dallo ‘scienziato’ congolese. “L’ho battezzato Troposfera VI e sara’ pronto entro un anno- assicura Jean- non appena saro’ riuscito a racimolare i cinquantamila dollari necessari a portare a termine la missione”. topo astronautaPer finanziare i precedenti lanci, Keta ha investito i risparmi accumulati in anni di lavoro come rappresentante farmaceutico ed ex commerciante di rame. Ora ha prosciugato il conto in banca. Spera di recuperare risorse tramite l’agenzia spaziale che ha fondato, la Developpement Tous Azimuts. Il governo di Kinshasa, pur lodando i suoi sforzi, gli ha negato finanziamenti pubblici. Non gli e’ andata meglio quando ha bussato alle porte di ong e filantropi stranieri: “In Occidente pensano che l’Africa abbia bisogno solo di medicine”, commenta contrariato.

Amici e fan lo incoraggiano a non mollare. Un gruppo di giovani congolesi, neolaureati in ingegneria, gli sta dando una mano per mettere a punto gli ultimi ritocchi del suo ambizioso programma. Il ‘Wall Street Journal’ ha pubblicato di recente una sua intervista, consentendogli di farsi conoscere all’estero. “Mi hanno gia’ contattato alcuni privati e imprenditori interessati a finanziare il prossimo lancio”, ha detto Keta. A bordo del razzo questa volta vuole mettere tre passeggeri: un lombrico, una mosca e un altro grosso ratto. “Servono per studi scientifici- accenna senza approfondire- Faro’ di tutto per farli tornare vivi sulla Terra. Voglio che diventino famosi come la cagnolina Laika, il primo essere vivente lanciato nello spazio dall’uomo”. Era il 1957, il cucciolo fini’ in orbita con la capsula spaziale sovietica Sputnik 2. Sessant’anni dopo toccherà a un ratto di Kinshasa entrare nella storia? (DIRE-MISNA)

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