Meloni contro le opposizioni sul caso Pucci: la satira diventa terreno di scontro ideologico
La premier denuncia deriva illiberale della sinistra dopo rinuncia del comico a Sanremo. Centrosinistra replica: esecutivo usa Festival per distogliere attenzione da sanità, bollette e salari bassi degli italiani.
Andrea Pucci
Il primo vento che scuote la navigazione di Sanremo arriva venerdì scorso. Con un apparentemente innocuo annuncio del direttore artistico. Simulando una telefonata a tre dall’automobile, Carlo Conti comunica l’approdo sul palco dell’Ariston, come co-conduttori della terza serata, di Lillo e Andrea Pucci, all’anagrafe Andrea Baccan. Un invito colto senza troppa discrezione dal comico milanese che su Instagram pubblica una propria immagine in cui, nudo di schiena sopra una nave, scruta il mare caraibico. “Sanremo…sto arrivando”, la profezia già caduta tra le polemiche. L’immagine con la grafica viene rimossa dopo il dietrofront sull’Ariston.
A Conti la comunicazione della rinuncia arriva nella serata di sabato, costringendolo a rivedere un cast non ancora definito quando al Festival mancano appena due settimane. Nelle intenzioni del direttore artistico i giorni successivi avrebbero dovuto essere dedicati agli annunci di co-conduttrici – oltre a lui e Laura Pausini – e nuovi ospiti. Sulla serata del 26 febbraio si libera nuovamente una casella e non è escluso che il presentatore toscano possa decidere di lasciare le cose come stanno.
Le accuse e la replica del comico
Il ripensamento di Pucci è frutto delle polemiche politiche che accompagnano la notizia della sua co-conduzione. Esponenti delle opposizioni ricordano alcune battute politicamente scorrette del cabarettista durante i suoi spettacoli e sui canali sociali, accusandolo di volgarità e simpatie di destra. Nel messaggio in cui motiva il passo indietro, Pucci rivendica il mestiere di comico. “Il mio lavoro è quello di far ridere la gente, da trentacinque anni. Da sempre ho portato sul palco usi e costumi del mio paese, beffeggiando gli aspetti caratteriali dell’uomo e della donna. Attraverso il mio lavoro ho raggiunto obiettivi e traguardi con l’intenzione di regalare sorrisi e portare leggerezza a chi è sempre venuto a vedere i miei spettacoli”.
Gli insulti, le minacce, gli epiteti ricevuti da lui e dalla famiglia in questi giorni sono, a suo dire, incomprensibili e inaccettabili. “Quest’onda mediatica negativa che mi ha coinvolto altera il patto fondamentale che c’è tra me e il pubblico”. Poi respinge le accuse di omofobia arrivate dal centrosinistra, in particolare dai parlamentari del Partito Democratico, e da alcuni personaggi dello spettacolo come Selvaggia Lucarelli. “Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno”, rimarca il comico. “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più, esiste l’uomo di destra e l’uomo di sinistra che la pensano in modo differente ma che si confrontano in un ordinamento democratico che per fortuna governa il nostro amato Paese”.
Dall’Ariston a Palazzo Chigi: lo scontro politico
Dall’Ariston al Parlamento fino a Palazzo Chigi, il passo è breve. La vicenda si trasforma in un caso politico. Una contesa tra il centrodestra e i partiti che non sostengono l’esecutivo con, al centro, i confini, il ruolo della satira e il compito del servizio pubblico. “Stop alla censura e all’odio”, è il filo su cui corre la solidarietà al comico espressa da tutto il centrodestra, a partire dalla premier Giorgia Meloni che parla di una “spaventosa deriva illiberale della sinistra”.
La presidente del Consiglio sostiene che fa riflettere come nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il proprio lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio creatosi attorno a lui. “È inaccettabile che la pressione ideologica arrivi al punto da spingere qualcuno a rinunciare a salire su un palco”. Secondo Meloni la vicenda racconta il doppiopesismo della sinistra, che considera sacra la satira – insulti compresi – quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide.
Solidali anche i vicepremier. “Io sto con Andrea Pucci. Evviva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso”, il messaggio di Matteo Salvini, leader della Lega. “L’ultima vittima del politicamente corretto. Perché questo doppiopesismo culturale? Difendere la libertà significa anche difendere la libertà di espressione e di parola, artistica e culturale. Non è accettabile che qualcuno voglia imporre un pensiero unico, soprattutto sui mezzi di comunicazione pubblica”, la posizione dell’altro vicepremier, Antonio Tajani.
Pucci riceve pure la telefonata di Ignazio La Russa. “Capisco la sua decisione, presa da persona perbene qual è, ma il mio auspicio è che possa tornare sui suoi passi. Ho sempre sostenuto che la satira non possa e non debba essere censurata”, afferma il presidente del Senato.
La replica delle opposizioni: distrazione mediatica
Alla netta presa di posizione della premier rispondono i partiti delle opposizioni. “Il governo pensi alle emergenze del Paese”, attacca Stefano Graziano capogruppo del Partito Democratico in Vigilanza Rai. “Mentre in Sicilia si contano migliaia di sfollati e gli italiani stanno affrontando gravi emergenze sociali, Meloni e lo stato maggiore del governo sono preoccupati della scaletta del Festival di Sanremo”.
“Non so quanto faccia ridere Pucci, so però quanto fa ridere un governo in cui premier e vicepremier danno la solidarietà a un comico e non parlano di tasse e coltelli”, attacca il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Il Movimento Cinque Stelle sforna una dichiarazione dai toni sarcastici. “Panico a Palazzo Chigi”. Per i parlamentari pentastellati in Vigilanza Rai – Dario Carotenuto, Dolores Bevilacqua, Anna Laura Orrico e Gaetano Amato – Pucci “poteva restare, andarsene o presentare pure l’Eurovision: il problema non è che sia di destra. Il problema è che fa una comicità triste, stanca, incastrata in cliché che sembrano usciti da una videocassetta dimenticata nel 1997”. Poi chiosano: “gridare alla deriva illiberale fa veramente sghignazzare. Peccato che siano risate amare”.
Giuseppe Conte riassume la posizione del Movimento rivolgendosi direttamente ai cittadini: “Cari italiani dei vostri problemi con la sanità, le bollette, i bassi salari a questo governo interessa davvero poco o nulla. I loro problemi sono i comici che andranno a Sanremo”.
La Rai, dal canto suo, esprime grande rammarico per la decisione del comico e stigmatizza il clima di intolleranza e odio contro il cabarettista manifestando preoccupazione per questa forma di censura generata attraverso la diffusione di odio. L’azienda comprende la decisione maturata nell’ambito di una valutazione responsabile, volta alla tutela della propria integrità personale e di quella della famiglia, nonché della propria immagine professionale. “Questa forma di censura nei confronti di un artista attraverso la diffusione di odio e pregiudizio dovrebbe preoccupare chiunque lavori nel mondo dello spettacolo”, conclude la nota dell’emittente pubblica.
