“Agire immediatamente per salvare l’industria europea”: Roma e Parigi lanciano l’allarme e chiedono un’Europa più competitiva

Urso e Martin hanno presentato una posizione comune su dossier urgenti come il settore automobilistico, la siderurgia e la sicurezza degli approvvigionamenti, sollecitando Bruxelles a intervenire senza indugio.

Adolfo Urso w Sébastien Martin

Adolfo Urso e Sébastien Martin (foto mimit.gov.it)

Non più solo dichiarazioni di principio. Con la firma della dichiarazione congiunta al Forum italo-francese di Roma, i ministri Adolfo Urso e Sébastien Martin traducono il Trattato del Quirinale in un programma d’azione: tutela dell’automotive dalla concorrenza sleale, riforma degli strumenti di difesa commerciale, criteri preferenziali europei negli appalti pubblici, contrasto al dumping siderurgico. Il tutto con un orizzonte temporale preciso: il 2026 come anno della svolta. Sul tavolo c’è la sopravvivenza del modello manifatturiero europeo.

Il Forum del Quirinale, terza edizione

La cornice è quella del Trattato del Quirinale, l’intesa franco-italiana siglata nel 2021 che impegna i due paesi a coordinare le proprie posizioni nelle sedi europee. La terza edizione del Forum di cooperazione industriale si è svolta al Mimit, alla presenza di Urso e del suo omologo francese Martin. Il risultato è una dichiarazione congiunta che elenca priorità, strumenti e settori d’intervento con un grado di dettaglio insolito per i documenti diplomatici di questo tipo.

Il tono dei due ministri lascia poco spazio all’ambiguità. “Il 2026 deve segnare il passaggio decisivo nel processo di riforma dell’Europa”, ha detto Urso. “L’Italia e la Francia, paesi leader, hanno la responsabilità di tracciare insieme una linea chiara e di indicarla agli altri Stati membri, rafforzando ulteriormente la loro collaborazione, anche attraverso il pieno coinvolgimento della Germania. Non c’è più tempo da perdere: dobbiamo agire immediatamente per salvare l’industria europea.” Martin ha adottato un registro altrettanto netto: priorità assoluta alla competitività, semplificazione, difesa ferma del mercato, preferenza europea, sostegno finanziario massiccio ai settori strategici.

Automotive sotto pressione: la riforma del CBAM

Il settore automobilistico occupa la posizione centrale nella dichiarazione congiunta. Urso e Martin lo definiscono un pilastro del manifatturiero europeo soggetto a pressioni senza precedenti: concorrenza sleale, sovraccapacità sovvenzionate, politiche non di mercato che erodono competitività e resilienza delle filiere. In gioco, sostengono, c’è la sovranità tecnologica dell’Europa.

Gli operatori europei necessitano di condizioni di parità e di un quadro normativo che supporti la loro capacità di innovare. Su questo punto, la dichiarazione è esplicita: prezzi energetici competitivi, riduzione degli oneri amministrativi, accelerazione delle procedure autorizzative, rafforzamento degli investimenti strategici. La riforma del CBAM viene indicata come uno degli strumenti da calibrare per non scaricare costi impropri sulle industrie ad alta intensità energetica.

Siderurgia: salvaguardie e acciaio verde

Il fronte siderurgico è l’altro terreno di battaglia. Italia e Francia chiedono l’adozione rapida delle misure di salvaguardia proposte dall’Unione, affinché entrino in vigore prima della scadenza di quelle attuali. L’obiettivo è contrastare gli effetti negativi della sovraccapacità globale e proteggere la produzione europea.

Sul fronte delle materie prime secondarie, la dichiarazione sollecita la Commissione ad adottare misure concrete contro la carenza di rottami di acciaio, rame e alluminio. I due ministri sostengono incentivi per l’acciaio verde europeo tramite quote settoriali, si oppongono a un utilizzo dell’etichetta “Less” penalizzante per l’industria del continente e chiedono requisiti “Made in Eu” per i prodotti siderurgici nelle costruzioni, da applicare attraverso appalti pubblici e regimi di sostegno.

Materie prime critiche e revisione dei Chips Act

La dichiarazione affronta con sistematicità il tema delle catene del valore e della sicurezza degli approvvigionamenti. Semiconduttori, batterie, tecnologie digitali, sistema di difesa: quattro ambiti prioritari, tutti dipendenti da materie prime critiche soggette a rischi geopolitici crescenti. I due ministri propongono una revisione mirata dell’European Chips Act orientata a rafforzare le capacità produttive europee. Sul tavolo anche l’introduzione di criteri “Made in Europe” nell’Industrial Accelerator Act, da applicare in modo selettivo ai settori chiave.

Il commercio elettronico e il nodo dei piccoli pacchi

Uno dei passaggi più operativi della dichiarazione riguarda il commercio elettronico transfrontaliero. I dati della Commissione mostrano una crescita esponenziale dei pacchi di basso valore in ingresso nell’Unione, con rischi per le filiere, la sicurezza dei consumatori e la leale concorrenza. Italia e Francia si presentano come precursori: entrambi hanno già adottato norme ad hoc nei propri ordinamenti. La linea è stata poi recepita da Bruxelles: a partire da luglio, sarà introdotto un dazio doganale di tre euro sui piccoli pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi terzi.

Dallo spazio agli Ipcei: la cooperazione tecnologica

Al di là dei dossier settoriali, la dichiarazione ribadisce la centralità del futuro Fondo europeo per la competitività e del coordinamento sugli Ipcei come leve di sostegno alle nuove tecnologie e alle catene del valore strategiche per la doppia transizione energetica e digitale. Beneficiarie privilegiate: PMI, start-up e l’intero ecosistema dell’innovazione europea.

A margine del Forum, Urso e Martin si sono recati alla Smart Factory di Thales Alenia Space al Technopôle Roma Tiburtino. Davanti alle linee di produzione della joint venture partecipata da Leonardo, Airbus e Thales, la cooperazione industriale del Quirinale ha assunto la sua forma più concreta: non una formula diplomatica, ma sistemi spaziali d’eccellenza costruiti insieme.