Teheran riapre lo Stretto di Hormuz per tutta la durata della tregua di dieci giorni concordata tra Israele e Libano. L’annuncio arriva dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che conferma il via libera al traffico commerciale fino alla fine del cessate il fuoco. Una misura che alleggerisce, almeno temporaneamente, la pressione su uno dei principali snodi energetici globali.
La decisione iraniana si inserisce in un quadro di equilibrio precario. Teheran chiarisce che il blocco navale da e per i propri porti resta in vigore fino a un accordo complessivo. Fonti vicine al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale avvertono che eventuali violazioni della tregua comporterebbero una nuova interruzione del transito nello stretto.
Da Washington, Donald Trump accoglie con favore la riapertura, rivendicando un impegno iraniano a non utilizzare più Hormuz come leva strategica. Una versione smentita da Teheran, che respinge ogni ipotesi di rinuncia permanente a uno strumento considerato essenziale per la propria sicurezza.
Nodo nucleare e negoziati
Il confronto si estende al dossier nucleare. Trump sostiene che l’Iran avrebbe accettato di consegnare il proprio uranio arricchito agli Stati Uniti. Dichiarazione immediatamente contestata dal portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, che definisce “inaccettabile” qualsiasi trasferimento all’estero del materiale.
Nonostante le divergenze, i contatti proseguono. Secondo la Casa Bianca, negoziatori americani e iraniani potrebbero incontrarsi nel fine settimana con l’obiettivo di raggiungere un’intesa in pochi giorni. Una finestra diplomatica stretta, condizionata dalla tenuta della tregua.
Sul piano politico, Trump riapre il fronte con l’Italia. Accusa Roma di non aver sostenuto gli Stati Uniti, citando il rifiuto dell’uso di basi siciliane per operazioni militari. “L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per lei”, scrive sul proprio social.
La replica indiretta arriva dalla premier Giorgia Meloni, che ribadisce la disponibilità italiana a partecipare a missioni navali internazionali, nel rispetto dell’autorizzazione parlamentare e delle regole costituzionali.
Missione europea sullo stretto
A Parigi, intanto, si riunisce la coalizione dei “volenterosi” convocata da Emmanuel Macron e Keir Starmer. Londra e Parigi si candidano a guidare una missione internazionale per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. L’iniziativa si inserisce nel solco delle operazioni europee già attive, come Aspides e Atalanta, e punta a stabilizzare un’area cruciale per i flussi energetici globali.
Nel frattempo, il conflitto entra anche nel dibattito morale. Leone XIV, in visita in Camerun, richiama alla responsabilità politica. La pace, afferma, non si costruisce con “le minacce”, ma attraverso dialogo e mediazione. Un messaggio che si colloca in contrasto con l’escalation verbale tra le parti. La tregua resta fragile. La riapertura di Hormuz è un segnale tecnico, non politico. Il confronto strategico resta aperto, sospeso tra diplomazia e deterrenza.