Il Papa torna a casa: dopo dodici anni la Terza Loggia del Vaticano ha di nuovo un inquilino stabile

Leone XIV prende possesso dell’appartamento storico nel cuore del Palazzo Apostolico, che era rimasto vuoto dalla storica rinuncia di Ratzinger: Bergoglio aveva preferito Santa Marta per ragioni di sobrietà, ma il successore sceglie la continuità con la tradizione secolare.

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Dodici anni di silenzio si chiudono oggi. Leone XIV prende possesso dell’appartamento pontificio alla Terza Loggia del Palazzo Apostolico, rimasto senza un residente stabile dalla sera in cui Benedetto XVI lasciò il soglio. Una residenza carica di storia che Francesco aveva scelto di non abitare torna così alla sua vocazione originaria, segnando un cambio di stile tangibile nel nuovo pontificato.

La comunicazione è arrivata dalla Sala Stampa della Santa Sede con la sobrietà formale che caratterizza gli annunci istituzionali vaticani. Ma il fatto in sé ha un peso che va oltre l’ordinaria amministrazione: quella data — 28 febbraio 2013 — è rimasta impressa nella memoria della Chiesa come il momento in cui Joseph Ratzinger, con un gesto senza precedenti nell’era contemporanea, rinunciò al ministero petrino. Da allora, gli appartamenti furono sigillati secondo le procedure canoniche della sede vacante. Il suo successore, Jorge Mario Bergoglio, li lasciò chiusi.

La scelta di Francesco e la rottura con la tradizione

La decisione di Papa Francesco di non trasferirsi al Palazzo Apostolico fu, nel marzo 2013, una dichiarazione programmatica prima ancora che una scelta logistica. Bergoglio rimase alla Casa Santa Marta, la pensione vaticana destinata ad accogliere sacerdoti e visitatori di passaggio, rivendicando apertamente uno stile di vita comunitario e spoglio. Quella preferenza aveva una coerenza biografica indiscutibile. Sul piano istituzionale, tuttavia, produsse un’anomalia destinata a durare: per oltre dodici anni la residenza tradizionale dei papi rimase inabitata, mantenuta e custodita ma priva della sua funzione.

Nessuna norma canonica impone al pontefice di risiedere al Palazzo Apostolico. La tradizione, però, è antica e densa di significati. Quegli ambienti non sono soltanto un’abitazione privata: sono lo spazio in cui si intreccia la vita personale del papa con quella pubblica del suo ministero, il luogo da cui si governa, si studia, si riceve, si prega. Lasciarlo vuoto per oltre un decennio ha significato spostare altrove, in maniera informale e senza una sede deputata, quella funzione di centro simbolico e operativo che il Palazzo Apostolico esercita da secoli.

Gli ambienti, la finestra, il terrazzo

L’appartamento alla Terza Loggia è un insieme articolato di stanze. Vi si trovano lo studio privato, la biblioteca, la cappella personale, la camera da letto, la sala da pranzo e alcune camere destinate ai collaboratori più stretti. Da questi ambienti il papa accede allo studio che si affaccia su Piazza San Pietro: la finestra da cui, la domenica, viene recitato l’Angelus e da cui il pontefice si rivolge alla folla radunata sotto. Una finestra che, per dodici anni, è rimasta buia.

Con una scala interna si raggiunge un terrazzo praticabile e, sopra di esso, la mansarda ricavata nei sottotetti del palazzo. In passato quegli spazi hanno ospitato i segretari dei papi: tra di essi, monsignor Georg Gänswein, figura centrale negli anni di Benedetto XVI. Non è stato comunicato se Leone XIV sceglierà di utilizzare la mansarda come camera da letto, come avvenuto in passato, o se preferirà gli ambienti tradizionali del piano principale. Secondo indiscrezioni, nei locali sottostanti sarebbe stata allestita anche una piccola palestra.

Restano aperti, per ora, alcuni dettagli sulla composizione della casa pontificia. Con Giovanni Paolo II vivevano nel palazzo due sacerdoti segretari e alcune suore di Maria Bambina; Benedetto XVI era stato accompagnato da quattro consacrate Memores Domini. Per Leone XIV si ipotizza la presenza dei segretari personali e, forse, di alcuni religiosi agostiniani della sacrestia pontificia. Il numero esatto degli abitanti non è stato reso noto.

Il valore simbolico del rientro

Prima del trasferimento si sono resi necessari interventi di ristrutturazione impegnativi. Un appartamento rimasto inabitato per oltre un decennio — per quanto custodito — richiede un adeguamento profondo degli impianti e degli spazi. I lavori sono stati completati in tempo per consentire la presa di possesso a dieci mesi dall’elezione di Leone XIV, avvenuta nella primavera del 2024.

Il ritorno alla Terza Loggia non è soltanto una questione pratica. Da questa sera, chi si trova in Piazza San Pietro e alza lo sguardo potrà leggere nella luce di quelle finestre un segnale concreto: il papa è sveglio, lavora, prega. È un dettaglio minuto. Ma per secoli ha detto qualcosa di essenziale sulla presenza di chi guida la Chiesa cattolica nel mondo.