La guerra preventiva di Fratelli d’Italia contro Conte: Covid, superbonus e l’incontro con l’emissario di Trump

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Giuseppe Conte

Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, prende le mosse da una rivelazione del quotidiano Libero: un pranzo in un ristorante romano tra l’ex presidente del Consiglio e Paolo Zampolli, descritto come emissario di Donald Trump. L’occasione è ghiotta e Bignami non la spreca.

“Cosa faceva ieri a pranzo con l’emissario di Trump a Roma, chiuso come al suo solito in una stanza, a parlare di vicende esattamente opposte rispetto a quelle che poi quando va in piazza con i propal, con gli antagonisti, con chi prende a martellate questo e quell’altro?” La domanda è retorica. L’obiettivo è politico: costruire l’immagine di un Conte a doppia velocità, pacifista nelle piazze e accomodante con l’amministrazione americana nei ristoranti riservati.

La replica dell’ex premier è gelida e chirurgica. Prima l’affondo personale su Bignami — “uno che si diverte, quando c’è festa, a indossare la divisa nazista” — poi la difesa nel merito: all’incontro con Zampolli ha ribadito le stesse posizioni che sostiene pubblicamente. “Le azioni di Trump in Venezuela e Iran sono illegali, l’Italia non dovrebbe concedere le basi ai militari statunitensi nemmeno per il supporto logistico alla guerra”. E, con una punta di autoironia che strappa qualche sorriso tra i banchi stellati, riferisce di aver detto a Zampolli: “Se lui è per Maga, Make America Great Again, io sono per Miga, Make Italy Great Again”.

Il dossier Covid non si chiude

Non è solo la questione Zampolli. Da settimane Fratelli d’Italia riapre con cadenza quasi quotidiana il dossier Covid, puntando sull’ex premier nella sua veste di capo del governo durante la pandemia. Conte risponde ricorrendo alle archiviazioni giudiziarie: “Ancora ieri la magistratura ha archiviato anche una residua inchiesta che c’era, a parte la posizione di Arcuri che è stata chiarita, ma anche di un suo collaboratore che ancora rimaneva indagato ed è stata chiarita”.

Quindi la controaccusa: “Diventa assolutamente ridicolo che loro continuino a propalare queste falsità quando invece dovrebbero occuparsi delle truffe reali Covid della Santanchè, eppure l’hanno tenuta tre anni al suo posto”. Il riferimento alla ex ministra del Turismo, dimessasi dopo le vicende giudiziarie che la riguardano, è un colpo basso calcolato: ricorda alla maggioranza che il suo governo ha protetto a lungo una figura già nel mirino della magistratura.

La coincidenza che il M5S non ignora

Negli ambienti del Movimento più vicini a Conte nessuno finge di non aver notato la sequenza degli eventi. L’intensificarsi degli attacchi coincide con due fatti precisi: l’apertura dell’ex premier alla possibilità di primarie di coalizione con il centrosinistra e la circolazione di sondaggi che lo vedrebbero vincente nella sfida con la segretaria del Pd Elly Schlein.

A complicare il quadro c’è anche l’endorsement — parziale, obliquo, ma non insignificante — del commentatore Paolo Mieli, che ha speso parole di apprezzamento per la maggiore cautela “atlantista” mostrata da Conte rispetto alla leadership dem. Un elogio che nel palazzo è stato letto più come una punzecchiatura nei confronti di Schlein che come una promozione convinta dell’ex premier, ma che in ogni caso ha alimentato il dibattito sul chi-guiderà-il-centrosinistra.

In aula è Riccardo Ricciardi, presidente dei deputati stellati, a sintetizzare la posizione del gruppo con la brutalità propria della comunicazione parlamentare diretta: “Disperazione del governo”. E aggiunge la comparazione scomoda per la maggioranza: “Conte è andato in un ristorante pubblico, invece Delmastro va in ristoranti in cui si sospetta si riciclino i soldi della camorra”.

Il riferimento al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro — anch’egli travolto da vicende giudiziarie e poi dimessosi — è un secondo colpo alla stessa costola. Sarcastico il deputato Enrico Cappelletti: “Conte non ha ancora vinto le primarie, quindi è inutile che vi scaldiate”. Una battuta che contiene però una valutazione politica: se FdI si “scalda”, evidentemente ha qualcosa da temere.