Sánchez a Roma e in Vaticano: il premier spagnolo cerca nel Papa un alleato su pace e migrazioni
Nei giorni 26 e 27 maggio il capo del governo di Madrid incontra a Roma Meloni e Schlein, poi Leone XIV; a giugno il Pontefice visiterà la Spagna con tappe simboliche alle Canarie.
Pedro Sanchez
Pedro Sánchez trasforma la trasferta romana in un’operazione diplomatica a tutto campo: colloqui con la destra italiana di governo, dialogo con il progressismo europeo, e soprattutto un asse privilegiato con la Santa Sede su pace, immigrazione e posizionamento internazionale. Il 26 e 27 maggio si preannunciano giornate dense nella capitale italiana.
Il premier spagnolo è atteso da Giorgia Meloni a Palazzo Chigi – incontro confermato da fonti governative spagnole citate da ABC – e, in parallelo, non si esclude un colloquio con Elly Schlein, nel solco delle interlocuzioni con l’area progressista continentale già consolidate alla Global Progressive Mobilisation di Barcellona. Il giorno successivo, l’agenda si sposta in Vaticano: Sánchez incontrerà Papa Leone XIV e il segretario di Stato Pietro Parolin.
Un canale vaticano su pace e immigrazione
Il fulcro della missione romana è il rafforzamento del rapporto con la Santa Sede. I temi su cui Madrid punta a costruire convergenza sono due: la pace – in un quadro geopolitico segnato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz – e le migrazioni, dossier che divide l’Europa e che il governo spagnolo intende presidiare con una narrazione di apertura e accoglienza.
Il dialogo con il Vaticano viene letto a Madrid anche come canale di legittimazione su temi valoriali sensibili, capace di produrre effetti di consenso in un contesto politico interno che resta complicato. Nonostante la sua immagine pubblica di leader generalmente distante dalle sensibilità religiose, Sánchez ha lasciato emergere nelle ultime settimane segnali di un possibile riavvicinamento al cattolicesimo.
Leone XIV in Spagna: Madrid, Barcellona, Canarie
Il vero snodo del rapporto Madrid-Vaticano sarà però giugno. Leone XIV visiterà la Spagna a partire dall’8, con un itinerario articolato in tre tappe. A Madrid, il primo appuntamento si svolgerà alla Nunziatura Apostolica; seguirà una sessione solenne al Congresso dei Deputati, con l’intervento del Pontefice davanti ai parlamentari e ai rappresentanti delle istituzioni nazionali e regionali – un evento inedito per le Cortes spagnole.
A Barcellona, Sánchez parteciperà alla Messa alla Sagrada Familia: sarebbe il suo primo atto liturgico pubblico da primo ministro. La terza tappa, alle Isole Canarie, è quella dal significato più esplicito: gran Canaria, Tenerife e, in particolare, il porto di Arguineguín – enclave simbolica per gli sbarchi – rappresentano la materializzazione dell’agenda migratoria che Madrid vuole condividere con il Vaticano.
La Moncloa calcola il vantaggio politico
La Moncloa non nasconde la dimensione strumentale dell’operazione. La visita papale arriva in un momento di tensione giudiziaria: a soli quattro giorni dalla comparizione dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero davanti al giudice José Luis Calama, chiamato a esaminare le operazioni finanziarie legate al caso della compagnia aerea Plus Ultra.
In questo contesto, l’evento papale funziona come una tregua temporanea dalle controversie, capace di spostare l’attenzione e offrire al governo una cornice di dignità istituzionale. Il governo non si attende un endorsement esplicito di Leone XIV a misure concrete come la regolarizzazione dei migranti, ma ritiene che l’itinerario stesso del viaggio – con le sue tappe simboliche – rifletta la sintonia tra la visione del Papa e quella della Moncloa sul tema.
Il posizionamento internazionale nel gioco delle potenze
La strategia vaticana si inserisce in un disegno più ampio. Madrid punta a consolidare la propria leadership nel fronte progressista europeo in contrapposizione alla destra reazionaria promossa dall’amministrazione Trump.
In questo quadro si colloca anche la partecipazione di Sánchez alla Settimana dell’Alimentazione, con un intervento su sicurezza alimentare e impatto del conflitto mediorientale – un segnale di attivismo su più tavoli simultanei. Il Vaticano, con la sua capacità di interlocuzione trasversale, diventa così per Madrid non solo un interlocutore morale, ma uno strumento concreto di proiezione internazionale.
