Gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i sostenitori del CHP: la mossa di Erdogan per decapitare l’opposizione

Partito Popolare Repubblicano

Domenica il quartier generale del Partito Popolare Repubblicano (CHP) ad Ankara è stato investito da una carica della polizia antisommossa. Gli agenti hanno lanciato gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla di sostenitori e funzionari che bloccavano i cancelli dalla mattina.

Il motivo del blocco: impedire che il capo dell’opposizione, Özgür Özel, cedesse le redini del partito, come ordinato giovedì da una corte d’appello. La sentenza ha annullato il congresso del novembre 2023 che aveva eletto Özel al posto dell’allora leader Kemal Kiliçdaroglu.

Il tribunale ha invalidato per irregolarità l’elezione, sospeso Özel e il comitato esecutivo, e disposto il ritorno di Kiliçdaroglu e dei vecchi dirigenti. Nel corso della giornata, sostenitori di Kiliçdaroglu avevano tentato di forzare l’ingresso dell’edificio, prima che le autorità ordinassero l’intervento.

La sentenza contesa

La decisione giudiziaria arriva dopo mesi di escalation giudiziaria contro il CHP, il più vecchio partito della Turchia (fondato da Atatürk). Uscito vittorioso a larga maggioranza dalle elezioni locali del 2024, il movimento socialdemocratico è da allora sommerso da inchieste e arresti.

Kiliçdaroglu, 77 anni, aveva lasciato la carica dopo tredici anni di leadership senza alcuna vittoria nazionale. Özel, al contrario, nella sua prima elezione ha inflitto un colpo decisivo al partito Giustizia e Sviluppo (AKP) del presidente Recep Tayyip Erdogan proprio nei comuni dello scorso anno.

L’opposizione definisce la sentenza politicamente motivata: un tentativo di indebolire un partito già in difficoltà per i procedimenti legali contro i suoi membri e funzionari eletti.

La risposta del leader deposto

Lasciato l’edificio sotto costrizione, Özel ha cambiato registro. “Il Partito Popolare Repubblicano sarà d’ora in poi nelle strade o nelle piazze”, ha dichiarato. “Marceremo verso il potere”, ha promesso prima di incamminarsi a piedi verso il Parlamento, circondato dai suoi sostenitori.

La sua uscita pubblica trasforma una sconfitta giudiziaria in una mobilitazione permanente. Il leader uscente intende trasformare l’assedio alla sede in un simbolo di resistenza contro quello che definisce un colpo di Stato strisciante della magistratura filogovernativa.

Il peso internazionale

L’organizzazione non governativa Human Rights Watch ha definito le manovre contro il CHP “abusi del governo Erdogan per neutralizzare l’opposizione”. In una nota diffusa sabato, l’ONG ha sottolineato che la destituzione della direzione “infligge un ultimo colpo profondamente dannoso allo Stato di diritto, alla democrazia e ai diritti umani in Turchia”.

L’allarme arriva mentre il principale antagonista di Erdogan, il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu (esponente di spicco del CHP), è in carcere dal marzo scorso con l’accusa di corruzione. Imamoglu era stato arrestato il giorno stesso della sua designazione come candidato alla presidenza per le elezioni previste nel 2028.

Uno scenario di crisi

La data del voto nazionale non è però fissa. Erdogan può convocare elezioni anticipate in qualsiasi momento, e la detenzione di Imamoglu – l’unico sfidante in grado di competere realmente con lui – toglie al CHP il suo candidato più popolare.

L’assalto alla sede e la rimozione di Özel completano così un quadro: l’esecutivo controlla le leve giudiziarie per smantellare l’opposizione prima ancora che inizi ufficialmente la campagna elettorale. Lo stallo al CHP non è solo una vertenza interna. È il segnale che la democrazia turca, almeno nella sua forma competitiva, entra in una fase di gestione autoritaria.