Il grande ritorno: Reid Wiseman guida l’equipaggio più diversificato della storia verso la Luna

Alle 18.35 ora della costa est, il razzo Sls ha lasciato la rampa della Florida con tre americani e un canadese a bordo, avviando la missione di avvicinamento al satellite che la Nasa considera il banco di prova decisivo per il programma di allunaggio previsto tra due anni.

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Alle 18.35 della costa est americana — mezzanotte e trentacinque in Italia — il razzo del Sistema di Lancio Spaziale della Nasa ha lasciato la rampa 39B del Kennedy Space Center di Cape Canaveral. Alto quanto un edificio di trentadue piani, ha squarciato il cielo della Florida portando con sé la capsula Orion e quattro astronauti. Si chiude così, almeno simbolicamente, un vuoto durato più di mezzo secolo: dall’ultima missione Apollo nel 1972, nessun essere umano si era mai più avventurato verso la Luna.

L’equipaggio più diversificato della storia

A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, Christina Koch e il canadese Jeremy Hansen. I quattro compongono un equipaggio senza precedenti nella storia dell’esplorazione spaziale: Koch è la prima donna a partecipare a una missione con destinazione lunare, Glover è il primo astronauta di colore a raggiungere quella traiettoria, Hansen è il primo cittadino non statunitense. La Nasa ha costruito attorno a questa composizione una narrazione precisa — quella di un programma che non appartiene solo all’America, ma a una coalizione di partner internazionali — in risposta diretta alle ambizioni spaziali della Cina, che punta a sua volta a portare esseri umani sulla Luna entro il 2030.

Subito dopo il decollo, il comandante Wiseman ha trasmesso dalla capsula una prima impressione: “Abbiamo una bellissima alba lunare, ci stiamo dirigendo dritti verso di essa”. Poche parole, calibrate. Il genere di comunicazione che si addice a chi sa di scrivere storia.

Dieci giorni tra la Terra e lo spazio profondo

La missione durerà quasi dieci giorni. Nelle prime venticinque ore, l’equipaggio rimarrà in orbita terrestre per verificare i sistemi della capsula Orion: è una fase critica, l’eredità amara di Columbia insegna che i problemi non si manifestano sempre al lancio. Superato questo controllo, il motore principale accenderà la spinta che proietterà i quattro astronauti verso il satellite. Non si tratterà di un’orbita lunare: la traiettoria prevede che la capsula oltrepassi la Luna, si spinga per altri 6.400 chilometri nello spazio profondo, poi inverta la rotta e torni verso la Terra con un ammaraggio nell’Oceano Pacifico.

Artemis II è, in altri termini, una missione di ricognizione e collaudo. Non è Apollo 11. Ma senza di essa, l’Apollo 11 del XXI secolo non sarebbe possibile.

I problemi tecnici e la tensione prima del lancio

Le ore precedenti il decollo non sono state prive di tensione. Il programma Artemis ha già alle spalle una storia difficile: ritardi accumulati per anni, perdite di idrogeno che avevano costretto a rimandare i lanci, un budget che ha superato ogni previsione iniziale. Mercoledì sera, a ridosso della finestra di lancio, due inconvenienti di natura tecnica — sensori difettosi sulle batterie e un’anomalia nelle comunicazioni con il sistema di interruzione del volo — hanno tenuto in sospeso il team a terra. Entrambi sono stati risolti in tempi rapidi, e il conto alla rovescia ha proseguito senza ulteriori interruzioni. Nel razzo erano stati caricati più di 2,6 milioni di litri di carburante.

“Con questa missione storica, portate con voi il cuore di questo team Artemis, lo spirito audace del popolo americano e dei nostri partner in tutto il mondo, e le speranze e i sogni di una nuova generazione”, aveva detto il direttore del lancio Charlie Blackwell-Thompson all’equipaggio prima del decollo. “Buona fortuna, che Dio vi accompagni, Artemis II”.

Sulle strade e sulle spiagge attorno al Kennedy Space Center, decine di migliaia di persone hanno assistito al lancio. L’atmosfera, hanno scritto i corrispondenti americani, ricordava quella delle missioni Apollo. È un paragone che la Nasa coltiva con cura, consapevole del valore simbolico del gesto. Se Artemis III atterrerà davvero sul suolo lunare entro il 2027 — la data indicata dall’agenzia spaziale, ma già slittata più volte — quella atmosfera avrà avuto un senso. Per ora, la Luna è di nuovo un orizzonte raggiungibile.