Hantavirus, il virus che uccise la moglie di Hackman ora miete vittime su una nave da crociera

Gene Hackman

Gene Hackman

Tre morti e otto casi segnalati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità a bordo della MV Hondius riaprono l’allarme sull’hantavirus, già balzato alle cronache mondiali nel febbraio 2025 con il decesso di Betsy Arakawa nella villa del premio Oscar americano Gene Hackman. Era rimasto nell’ombra per decenni, poi la morte di Betsy Arakawa, moglie di Gene Hackman trovata senza vita nella loro proprietà di Santa Fe, lo aveva trascinato fuori dall’anonimato delle riviste specializzate.

Ora un focolaio su una nave da crociera, con tre vittime e una possibile trasmissione interumana, impone di affrontare sul serio una minaccia che il grande pubblico aveva appena cominciato a conoscere. Nel febbraio 2025 i corpi di Hackman e di sua moglie Arakawa furono trovati nella loro villa di Santa Fe, nel New Mexico.

L’attore aveva 95 anni; la moglie 65. Le indagini medico-legali stabilirono che Arakawa era deceduta l’11 febbraio a causa di una sindrome polmonare da hantavirus, un’infezione respiratoria grave provocata da un virus trasmesso da roditori infetti. Per Hackman, invece, la causa del decesso fu individuata in un’insufficienza cardiaca aggravata dall’Alzheimer in stadio avanzato.

Roditori nella tenuta Hackman

La scoperta dei corpi, avvenuta diversi giorni dopo i decessi, scosse profondamente l’opinione pubblica. Le immagini delle bodycam della polizia mostrarono ambienti in disordine, stanze isolate, condizioni di degrado diffuso all’interno della proprietà. Uno degli elementi più significativi emersi dalle indagini fu la presenza massiccia di roditori nella tenuta. Le analisi ambientali rilevarono escrementi, nidi e tracce di topi in garage, dependance e capannoni.

Secondo gli esperti sanitari, quell’ambiente aveva favorito la diffusione dell’hantavirus. Il contagio avviene tipicamente attraverso il contatto con urina, saliva o feci di animali infetti; in alcuni casi è sufficiente respirare particelle contaminate sospese nell’aria, in particolare in spazi chiusi e scarsamente ventilati. L’isolamento in cui viveva la coppia – un dato che emergeva con forza dalle ricostruzioni successive – aveva reso più difficile accorgersi dell’infezione e intervenire prima che fosse troppo tardi.

Il focolaio sulla MV Hondius

A oltre un anno da quella vicenda, l’hantavirus è tornato al centro dell’attenzione internazionale con il focolaio individuato a bordo della nave da crociera MV Hondius, impegnata in una traversata nell’Oceano Atlantico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato otto casi collegati all’imbarcazione: cinque confermati, tre sospetti.

Tre persone che avevano viaggiato a bordo sono morte dopo aver contratto il virus. Le autorità sanitarie e gli esperti dell’Oms stanno lavorando per ricostruire con precisione le modalità di trasmissione del contagio all’interno della nave. Il dato che preoccupa maggiormente gli specialisti riguarda proprio i meccanismi di diffusione. Gli hantavirus infettano naturalmente alcune specie di roditori e il passaggio all’uomo avviene normalmente attraverso il contatto con materiali contaminati dagli animali.

La trasmissione da persona a persona è storicamente considerata molto rara. Tuttavia, nel caso del focolaio sulla MV Hondius, l’Oms non esclude che possa esserci stata una diffusione interumana. Se confermato, si tratterebbe di un elemento di notevole rilevanza epidemiologica, capace di modificare sensibilmente la valutazione del rischio associato a questo agente patogeno.

Sintomi, diagnosi e mortalità

I sintomi iniziali dell’infezione da hantavirus possono ingannare: febbre, dolori muscolari, stanchezza, difficoltà respiratorie. Un quadro clinico che nelle prime fasi ricorda quello di una comune influenza. Nei casi più gravi si sviluppa rapidamente una sindrome polmonare severa, con progressione che può risultare fatale nel giro di pochi giorni.

La difficoltà diagnostica nelle fasi iniziali è uno degli elementi che rendono questo virus particolarmente pericoloso: quando la sintomatologia grave si manifesta, il margine di intervento si è già notevolmente ristretto. Nonostante i casi restino numericamente limitati rispetto ad altre patologie infettive, l’hantavirus preoccupa gli esperti per l’elevata pericolosità e per l’assenza di terapie specifiche largamente validate.

La morte di Betsy Arakawa nel 2025 e il nuovo focolaio sulla MV Hondius hanno riportato l’attenzione su un’infezione che fino a poco tempo fa era pressoché sconosciuta al grande pubblico. Mentre le indagini sui contagi registrati a bordo proseguono, la comunità scientifica si trova a fare i conti con un virus che continua a presentarsi in contesti inattesi – una villa isolata del New Mexico, una nave in mezzo all’Atlantico – e che non ha ancora smesso di sorprendere.