Abodi rilancia il calcio italiano tra stadi, giovani e il nodo della guida federale

Il ministro dello Sport interviene su tutti i fronti: da Conte ct al futuro della FIGC, dallo stadio della Roma ai talenti da liberare

Andrea Abodi

Andrea Abodi

Il ministro Andrea Abodi ha messo in fila, in un’unica giornata, tutti i cantieri aperti del calcio italiano: il rebus della panchina azzurra con il nome di Antonio Conte che continua a circolare, le riforme strutturali sui giovani invocate dal ct Spalletti, il dossier stadio della Roma avviato verso la fase commissariale, e il futuro della Federcalcio in attesa di una guida capace di fare ciò che finora non è stato fatto.

Conte e la panchina azzurra

Sul nome più caldo del momento, Abodi ha scelto la via della non-risposta autorevole. “Sta facendo uno straordinario lavoro a Napoli”, ha detto del tecnico leccese, aggiungendo che “saranno lui, il presidente De Laurentiis e la Federazione a valutare le possibilità”. Poi la chiusa: “È una grande persona, un grande allenatore come ce ne sono anche altri. Ogni giudizio sarebbe superfluo”. Un elogio calibrato al millimetro, che non apre né chiude nessuna porta, ma certifica che il governo non intende intestarsi la partita. La palla resta a Napoli e alla FIGC.

Il nodo FIGC e il rischio commissariamento

Sul fronte federale, il ministro ha mostrato la stessa sobrietà istituzionale. “Non mi interessa chi sarà il prossimo presidente, ma che sia in grado di fare ciò che non è stato fatto”, ha dichiarato, in una frase che suona insieme come distanza e monito.

Abodi ha ribadito che “le decisioni spettano alle componenti”, nel rispetto dell’autonomia del sistema, ma ha anche lasciato intendere che l’eventualità del commissariamento — “dipende dal Coni” — non è formalmente esclusa. Con Giovanni Malagò i rapporti restano stretti: “ci si sente continuamente”, ha confermato, ricordando la comune regia sulla Fondazione Milano-Cortina. Sul possibile ripescaggio dell’Italia ai Mondiali, la posizione è stata senza ambiguità: “Mi sembra veramente difficile e non me lo auguro”.

Lo stadio della Roma e il commissario

Sul versante infrastrutturale, il ministro ha annunciato che “per lo stadio della Roma si va verso il conferimento al commissario dell’intera procedura amministrativa, in raccordo con il Comune e il sindaco Roberto Gualtieri”.

Il commissario, già “operativo da qualche mese”, dovrà “accelerare i progetti avviati, semplificando i processi amministrativi”. L’obiettivo dichiarato è “chiudere rapidamente la fase amministrativa e arrivare all’apertura dei cantieri nel 2027”. Una scadenza politicamente significativa, che il governo si mette in tasca come traguardo spendibile a ridosso del Giubileo e dei grandi eventi sportivi internazionali.

Giovani e il modello Spalletti

Sulla proposta del ct Luciano Spalletti di aumentare lo spazio ai giovani, Abodi ha espresso un sostegno prudente: “ogni ipotesi che consente di favorire il completamento del percorso in campo è positiva, purché compatibile con il quadro europeo e con la volontà dei club”. Ma è sul piano culturale che il ministro ha alzato il tono: “dobbiamo uscire dalla logica dell’allenamento agli schermi e liberare la fantasia dei ragazzi”.

Una lettura che collega il declino tecnico del calcio italiano a un problema educativo più profondo. “Il talento c’è”, ha ribadito Abodi, ma “in questi anni è stato mortificato”. Anche l’Uefa, tramite il presidente Aleksander Ceferin, ha ricordato all’Italia la necessità di “fare passi avanti”: il ministro ha accolto il richiamo come un’occasione, non come una critica.

Al Quirinale, nel pomeriggio, Abodi ha partecipato alla cerimonia di riconsegna del tricolore dopo le Olimpiadi invernali. Rivolgendosi agli atleti, ha detto: “Con la consegna delle bandiere il presidente Mattarella ha affidato a voi i sentimenti degli italiani”. E ha chiesto che quei risultati “possano diventare uno strumento di emancipazione culturale, in un contesto di cronaca devastante”. Un appello che trascende lo sport e tocca qualcosa di più largo: l’immagine di un Paese che fatica a trovare, fuori dai palazzetti e dai campi di gara, il filo di una narrazione positiva.