Meloni riceve Zelensky a Palazzo Chigi: sostegno “necessità strategica”. E cresce lo scontro con Trump

Volodymyr Zelensky e Giorgia Meloni

Volodymyr Zelensky e Giorgia Meloni

La frase è la stessa già pronunciata in passato, ma il contesto ne amplifica il peso. Giorgia Meloni, ricevendo Volodymyr Zelensky a Palazzo Chigi, avverte che “un Occidente diviso e un’Europa spaccata sarebbero un regalo” a Mosca. Non è solo un riferimento al conflitto in Ucraina. È una chiave di lettura più ampia, che intercetta le tensioni emerse negli ultimi giorni sul piano transatlantico.

Il richiamo all’unità arriva mentre si consuma uno scontro a distanza con Donald Trump. Il presidente americano ha criticato la premier italiana per aver definito “inaccettabili” alcune sue dichiarazioni rivolte a Papa Leone, rilanciando poi il monito: chi non sostiene Washington sul dossier iraniano non potrà mantenere lo stesso livello di relazioni.

Linea prudente di Palazzo Chigi

Meloni sceglie di non replicare direttamente. La strategia resta quella della prudenza. Nessuna escalation verbale, ma un messaggio politico chiaro: la coesione occidentale non è opzionale.

A ribadire la linea intervengono i ministri. Antonio Tajani parla di “lealtà e rispetto” come architrave del rapporto con gli Stati Uniti, sottolineando che l’amicizia non esclude il dissenso. Francesco Lollobrigida insiste sull’interesse condiviso a difendere democrazie ed economie occidentali. È una posizione che mira a contenere la frizione senza compromettere il rapporto privilegiato costruito negli ultimi anni con Washington.

Consenso interno e realismo

A Palazzo Chigi si valuta anche l’impatto interno della vicenda. Il giudizio negativo crescente nei confronti di Trump nell’opinione pubblica rischia di riflettersi su chi, come Meloni, ha coltivato un canale diretto con la Casa Bianca.

Le recenti prese di distanza possono offrire un margine di recupero sul piano del consenso. Ma la linea resta pragmatica. La presidente del Consiglio lo sintetizza nelle dichiarazioni con Zelensky: “L’instabilità sta diventando pian piano la nostra nuova normalità” e proprio in questo contesto “l’amicizia fra popoli fratelli fa la differenza”.

Sostegno a Kiev e difesa comune

Il vertice conferma la continuità della posizione italiana sull’Ucraina. Il sostegno, ribadisce Meloni, non è “solamente un dovere morale” ma una “necessità strategica”. In gioco non c’è solo il destino di Kiev, ma la sicurezza europea nel suo complesso.

Sul piano politico, la premier rilancia anche il percorso di adesione all’Unione europea, precisando che dovrà avvenire “al pari delle altre nazioni europee”. Un passaggio che tiene conto delle resistenze interne, in particolare della Lega, contraria a un’accelerazione.

Nuova cooperazione militare

L’elemento più concreto riguarda però la cooperazione industriale. L’Italia guarda con interesse allo sviluppo di una produzione congiunta nel settore dei droni, ambito in cui l’Ucraina ha acquisito un ruolo di primo piano durante il conflitto.

È un segnale operativo. Non solo sostegno politico, ma integrazione crescente sul piano tecnologico e militare. Una scelta che rafforza l’asse Roma-Kiev, mentre sullo sfondo resta la necessità di mantenere saldo il legame con Washington.

In questo equilibrio si gioca la fase attuale della politica estera italiana: evitare fratture, gestire le tensioni e consolidare alleanze in un contesto sempre più instabile.