Trump torna ad attaccare il Papa. Leone XIV: se qualcuno vuole criticarmi lo faccia con la verità
Donald Trump e Papa Leone XIV
Lo scontro frontale tra la Casa Bianca e il Palazzo Apostolico si arricchisce di un capitolo inedito per durezza e implicazioni geopolitiche. A ridosso della visita ufficiale del Segretario di Stato Marco Rubio in Vaticano, Donald Trump ha rotto gli indugi, accusando Papa Leone XIV di mettere in pericolo la comunità cattolica globale.
Il fulcro della polemica risiede nella presunta accondiscendenza del Pontefice verso le ambizioni nucleari di Teheran. Le dichiarazioni, rilasciate durante una trasmissione sul Salem News Channel, non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche. Trump ha infatti asserito che per il Papa “andrebbe benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare”.
Le critiche sulla questione cinese
L’attacco presidenziale ha preso le mosse da una sollecitazione sulla mancata difesa di Jimmy Lai, l’attivista cattolico detenuto a Hong Kong. Secondo il leader statunitense, Leone XIV preferirebbe concentrarsi sulla legittimazione del potere iraniano piuttosto che intervenire contro le violazioni dei diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese.
È un’offensiva che mira a minare l’autorità morale della Santa Sede presso l’elettorato conservatore americano. Trump ha ribadito che la posizione papale non rappresenta un valore positivo, definendola una minaccia diretta alla sicurezza dei fedeli e alla stabilità internazionale.
La mediazione di Marco Rubio
In questo scenario di alta tensione, la missione di Marco Rubio assume i contorni di un’operazione di contenimento. L’ambasciatore Brian Burch ha tentato di smussare gli angoli, parlando alla Reuters di una “conversazione franca” finalizzata al superamento dei disaccordi attraverso la fratellanza. Rubio, cattolico praticante, si trova nell’ambigua posizione di dover conciliare l’aggressività della propria amministrazione con la necessità di un dialogo istituzionale.
Antonio Spadaro, dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione, ha inquadrato il viaggio come un tentativo di riportare il confronto su binari più pacati, evitando lo strappo definitivo con un’autorità morale ancora centrale.
La replica della Santa Sede
La risposta del Vaticano è stata affidata al Cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin, che ha richiamato la missione evangelica della Chiesa. Parolin ha confermato che la linea della Santa Sede rimane immutata, orientata alla predicazione della pace e del disarmo universale. Ma da Castelgandolfo, lo stesso Leone XIV ha risposto alle critiche sottolineando come il magistero ecclesiale si sia espresso da anni contro ogni tipo di arma nucleare.
“La missione della chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace – ha detto il Papa – se qualcuno vuole criticarmi per annunciare il Vangelo che lo faccia con la verità, la Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, quindi lì non c’è nessun dubbio e quindi spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”.
Il Pontefice, in sostanza, ha rivendicato il diritto di annunciare il Vangelo della pace, invitando i critici a confrontarsi con la verità storica delle posizioni cattoliche, scevre da ogni interesse di parte o calcolo politico.
Il nodo degli aiuti umanitari
Oltre al dossier iraniano, Rubio intende porre sul tavolo la questione della libertà religiosa in Africa e la crisi umanitaria a Cuba. Il Segretario di Stato ha dichiarato la disponibilità di Washington a inviare ulteriori aiuti all’Avana, a condizione che la distribuzione avvenga attraverso i canali della Chiesa cattolica, superando l’ostruzionismo del regime cubano.
Sul fronte interno italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso solidarietà al Pontefice, definendo gli attacchi di Trump né condivisibili né utili alla causa della pace. La diplomazia italiana si allinea così alla visione vaticana, ribadendo il valore della libertà e del dialogo per garantire stabilità globale
