Yerevan, Baku e il dossier Rubio: tre mosse di Meloni per riposizionare l’Italia sullo scacchiere globale

La presidente del Consiglio partecipa all’assemblea dei 47 capi di Stato europei in Armenia e poi incontra il leader azero Aliyev mentre a Palazzo Chigi non escludono un bilaterale con il segretario di Stato Usa nella prossima settimana a Roma.

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Una doppia missione compressa in ventiquattr’ore, con due obiettivi distinti ma convergenti. Giorgia Meloni partecipa oggi all’ottava riunione della Comunità politica europea a Yerevan, il format multilaterale lanciato nel 2022 da Emmanuel Macron che riunisce 47 nazioni — ben oltre i confini dell’Unione — attorno a un tavolo di dialogo informale tra capi di Stato e di governo. Poi volerà in Azerbaigian, a Baku, dove incontrerà il presidente Ilham Aliyev con un mandato preciso: rafforzare la sicurezza energetica dell’Italia in un momento in cui il blocco dello Stretto di Hormuz mette sotto pressione l’intero sistema di approvvigionamento nazionale.

Il titolo scelto per il summit armeno — “Costruire il futuro, unità e stabilità in Europa” — suona quasi come un programma d’intenti che l’agenda reale si incarica immediatamente di mettere alla prova. Al tavolo siederanno il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, quella del Parlamento Roberta Metsola. Ci sarà il leader ucraino Volodymyr Zelensky, il segretario generale della Nato Marc Rutte e, per la prima volta, il Canada di Mark Carney in qualità di ospite esterno. La presenza di Ottawa non è un dettaglio: segnala l’estensione verso Occidente di un formato nato per tenere insieme le periferie europee.

Il peso di Trump sulla discussione

L’ombra lunga di Donald Trump si proietta inevitabilmente sull’intera giornata. Le ultime sortite del presidente americano sul ritiro delle truppe statunitensi, accompagnate da attacchi espliciti verso Spagna, Germania e Italia, non potranno che condizionare i toni della discussione. Il premier polacco Donald Tusk ha già indicato la direzione: il vertice di Yerevan “dovrebbe lanciare un segnale chiaro” sulla responsabilità comune di difendere i legami transatlantici, perché “abbiamo bisogno gli uni degli altri più che mai”.

Meloni si muove su un crinale sottile. Ha sempre sostenuto la necessità di preservare il legame tra le due sponde dell’Atlantico, ha a lungo interpretato il ruolo di ponte tra Washington e Bruxelles, ma la freddezza delle ultime settimane con l’amministrazione Trump ha segnato una discontinuità che non può essere ignorata. La premier tiene conto tanto dei malumori crescenti nell’opinione pubblica italiana verso le decisioni di Trump quanto della necessità strategica di non recidere un rapporto storicamente fondante per la politica estera italiana.

Il faccia a faccia con Rubio che non è in agenda

È proprio in questa ottica di possibile disgelo che si inscrive il capitolo romano della prossima settimana. Marco Rubio, segretario di Stato americano, sarà a Roma e il suo programma prevede giovedì l’incontro in Vaticano con Papa Leone XIV e poi con il cardinale Pietro Parolin, e venerdì un pranzo di lavoro con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa Guido Crosetto. Non è formalmente in agenda, ma da Palazzo Chigi non viene escluso un faccia a faccia con la presidente del Consiglio: la finestra utile sarebbe venerdì mattina, prima che Meloni parta per Milano dove è attesa alle 17.30 alla Triennale per un’iniziativa di Confagricoltura. Spese per la difesa, conflitto iraniano, ruolo della Nato: i dossier sul tavolo non mancano.

A margine del vertice di Yerevan si svolgerà inoltre la seconda riunione della Coalizione europea contro le droghe (ECAD), co-presieduta da Meloni con Macron, con presentazione delle iniziative 2026 orientate a fornire risposte operative alle sfide del narcotraffico attraverso una cooperazione rafforzata tra Stati membri e Paesi extra-Ue.

Baku, il gas e la strategia post-Hormuz

Il volo verso Baku chiude la giornata con un obiettivo dichiarato e urgente. Fonti di Palazzo Chigi inquadrano la missione in Azerbaigian nella strategia complessiva che il governo sta portando avanti per “proteggere le famiglie e le imprese italiane da shock esterni, particolarmente nello scenario attuale, segnato dalla crisi iraniana e dal blocco dello Stretto di Hormuz”. Una strategia che nelle ultime settimane ha portato Meloni prima in Nord Africa — con tappa in Algeria — poi nei Paesi del Golfo, e ora a Baku.

Con Aliyev i colloqui riguarderanno il consolidamento dell’intera filiera del partenariato energetico bilaterale e le modalità per svilupparlo ulteriormente, anche attraverso l’organizzazione, nella seconda metà dell’anno, di un Business Forum a Baku orientato a far emergere nuove opportunità di investimento. Sul tavolo ci sarà anche il processo di normalizzazione dei rapporti tra Azerbaigian e Armenia — in una certa misura il filo conduttore delle due tappe della giornata — con attenzione ai prossimi passaggi e alle prospettive di stabilizzazione regionale, nonché lo stato del dialogo tra Baku e l’Unione Europea, cui l’Italia dichiara di voler fornire sostegno attivo.