Flotilla, italiani in catene ad Ashdod. Mattarella contro il governo di Tel Aviv: “Trattamento infimo e illegale”

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Attivisti ammanettati, bendati e costretti a inginocchiarsi. La pubblicazione del video che ritrae il trattamento riservato ai membri della Freedom Flotilla, diffuso dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben Gvir, ha scatenato un vero e proprio terremoto diplomatico internazionale. Il filmato ha costretto i vertici della politica italiana a rompere gli indugi, provocando al contempo una dura reazione coordinata da parte delle cancellerie di mezzo mondo.

In Italia, il caso ha rotto un prolungato e imbarazzato silenzio politico, sollevando una condanna unanime e trasversale dalle massime cariche dello Stato. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarell, ha usato parole di durissima condanna, parlando apertamente di un “livello infimo” raggiunto da un esponente dell’esecutivo israeliano. Il premier, Giorgia Meloni,  ha interrotto il riserbo degli ultimi giorni, definendo le immagini trasmesse nel video come “totalmente inaccettabili”. Mentre Antonio Tajani, ministro degli Esteri ha tracciato un confine netto, dichiarando chcon questo atto è stata “superata  rossa” nei rapporti diplomatici e nel rispetto dei diritti umani.

Oltre i confini italiani, l’indignazione ha assunto rapidamente una portata globale. Nelle stesse ore in cui il video rimbalzava sui media, si sono moltiplicate a catena le convocazioni ufficiali degli ambasciatori israeliani in diverse capitali mondiali. La mossa provocatoria di Ben Gvir ha di fatto isolato ulteriormente Tel Aviv, stringendo il premier Benjamin Netanyahu in una morsa di pressing internazionale senza precedenti.

Post choc di Ben Gvir

Nelle giornate del 18 e 19 maggio, le forze israeliane hanno intercettato in acque internazionali – tra le 250 e le 100 miglia nautiche dalla costa di Gaza – le sette imbarcazioni della Global Sumud Flotilla battenti bandiera italiana. L’operazione ha previsto speronamenti e spari prima dell’abbordaggio forzato. Circa 450 partecipanti sono stati prelevati con la forza e ammanettati, tra cui 30 cittadini italiani, 4 residenti in Italia e 51 persone di altre nazionalità. Trasferiti contro la loro volontà nel porto di Ashdod, sono stati quindi condotti in un centro di detenzione sotto il controllo delle autorità israeliane.

Fin qui, un episodio grave ma gestibile sul piano diplomatico. Poi è arrivato il video. Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza Nazionale israeliano, ha postato sui propri canali social le riprese degli attivisti ammanettati, bendati e costretti in ginocchio, commentando con soddisfazione: “ottimo lavoro”, “non fatevi distrarre dalle loro urla”, “benvenuti in Israele. Sono arrivati con tanto orgoglio, guardate come sono ridotti ora”. La dichiarazione finale – “chiederò a Netanyahu: consegnameli per molto tempo nelle prigioni dei terroristi” – ha tolto ogni ambiguità sull’intento. Non un atto di sicurezza. Un’esibizione.

Le immagini hanno fatto il giro del mondo in poche ore. La risposta delle cancellerie occidentali è stata rapida: Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Canada e Spagna hanno convocato i rispettivi ambasciatori israeliani o i responsabili delle rappresentanze diplomatiche.

Roma esce dall’imbarazzo a rilento

Per ore, Palazzo Chigi è rimasto in silenzio. L’imbarazzo era comprensibile: il governo Meloni ha costruito negli ultimi anni un rapporto privilegiato con Tel Aviv, e la Flotilla era stata già oggetto di critiche da parte di esponenti del centrodestra, alcuni dei quali avevano evocato rischi di “contaminazione di Hamas” e pericoli per la sicurezza nazionale. La nota congiunta di Meloni e Tajani è arrivata alle 13.49, con il mirino puntato su Ben Gvir e non sulle politiche del governo Netanyahu.

Il comunicato definiva le immagini “inaccettabili” e il trattamento dei manifestanti “lesivo della dignità della persona”. Annunciava la convocazione dell’ambasciatore israeliano per “chiarimenti formali” e pretendeva “scuse” per il “totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano”. Nel pomeriggio, Tajani ha precisato ai giornalisti a Montecitorio che Israele aveva superato una “linea rossa”. Il ministro della Difesa Crosetto ha twittato che “con atteggiamenti di questo tipo” non si fa “il bene di Israele”.

Una posizione che ha sbloccato le dichiarazioni del centrodestra: Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, ha definito le immagini “inaccettabili e gravissime” pur ribadendo la propria “distanza enorme” dalla Flotilla, che ha liquidato come “propaganda”. Maurizio Lupi ha specificato che Ben Gvir “non è certo l’Israele che conosciamo”.

Le opposizioni: “Silenzio complice”

Non abbastanza, per le opposizioni. Elly Schlein ha chiesto all’Italia di ritirare il proprio veto alla “sospensione dell’accordo Ue-Israele, per manifesta violazione dei più basilari diritti umani”. Giuseppe Conte ha accusato il governo di produrre “chiacchiere” di fronte a un “genocidio” e a una “lista enorme di atti illegali”, chiedendo di “stracciare ogni accordo con il governo criminale di Netanyahu”. I capigruppo di Pd, M5S e Avs al Senato hanno invocato il giudizio della Corte Penale Internazionale su Netanyahu, Ben Gvir e Israel Katz.

In mattinata, M5S, Avs, Pd e +Europa avevano già chiesto un’informativa urgente in Parlamento, denunciando “l’indecente silenzio complice”. Fuori da Montecitorio, si erano radunati cittadini a sostegno della Flotilla, con cori di “complici” e “assassini”.

Il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi aveva ricordato che tra i fermati figurava anche il deputato pentastellato Dario Carotenuto, atteso in Italia in serata insieme al giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani. Su posizioni analoghe Renzi e Calenda: il primo ha definito Ben Gvir “un delinquente politico” che “produce danni incalcolabili persino alla causa di Israele”; il secondo ha parlato di “farabutti criminali” e ha chiesto “sanzioni durissime” dopo la convocazione dell’ambasciatore.

Netanyahu scarica il ministro, ma non l’operazione

La reazione più attesa era quella di Gerusalemme. Il ministro degli Esteri Sa’ar è intervenuto per primo, accusando Ben Gvir di aver “consapevolmente arrecato danno allo Stato” e scrivendo su X: “Tu non sei il volto di Israele”. Netanyahu ha seguito a ruota, sottolineando che il comportamento del ministro “non è in linea con i valori e le norme dello Stato di Israele”. Ma ha contestualmente difeso l’operazione nel merito: “Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza”.

Ben Gvir ha risposto senza cedere un centimetro: “C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà colpito e non porgeremo l’altra guancia”.

La frattura interna al gabinetto israeliano è visibile. Ma la sostanza non cambia: l’abbordaggio in acque internazionali è stato rivendicato, i fermati restano detenuti, e il video di Ben Gvir – per quanto sconfessato nei toni – continua a circolare come documento di ciò che è accaduto nel porto di Ashdod.